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Il fisco del Colorado sarà anche più ricco, ma gli incidenti stradali mortali per cannabis sono triplicati in 10 anni

febbraio 26, 2014 Redazione

Uno studio della Columbia University: su 24 mila incidenti mortali quelli legati alla marijuana sono passati dal 4 al 12 per cento. «E se si mischia con alcol rischi ancora più alti»

Usa, nelle settimane in cui si fanno i conti del guadagno che trarrà il fisco del Colorado dalla recente legalizzazione della cannabis (introiti fiscali per ben 99 milioni di dollari, ben di più dei soltanto 39,5 ipotizzati un anno fa), c’è un dato inquietante che getta ulteriori dubbi sulla scelta di rendere libera la vendita della marijuana. Riguarda gli effetti che il suo consumo ha su chi si siede alla guida, e parla di incidenti mortali triplicati in 10 anni tra le persone che si mettono al volante dopo aver fumato spinelli.

DAL 4 AL 12 PER CENTO. Uno studio della Mailman School of Pubblic Health della Columbia University ha preso in analisi più di 23 mila e 500 guidatori morti entro un’ora dall’incidente tra il 1999 e il 2010 sulle strade d’America. Se nel corso dei dieci anni i morti per abuso d’alcol sono rimasti uguali al 40 per cento annuo, quelli per uso di droga sono cresciuti dal 16 al 28 per cento e, tra questi, quelli per semplice consumo di cannabis sono passati dal 4 per cento al 12. «Al momento, un guidatore su nove coinvolto in incidenti fatali sarebbe positivo alla marijuana», è il commento di Guohua Li, docente alla Columbia e co-autore dello studio. «Se questo trend dovesse continuare, in 5 o 6 anni le droghe supereranno l’alcol e diventeranno la sostanza più comunemente collegata alla morte di chi si mette alla guida».

MIXARE ALCOL E DROGA. Il decesso di chi si mette alla guida sotto effetti da cannabis sono molto spesso catalogate come morti da strada e non per droga. Ma l’incidenza della marijuana sullo stato d’attenzione di un guidatore è simile a quella dell’alcol: «Se un guidatore è sotto l’influenza dell’alcol, il rischio di incidenti fatali è 13 volte più alto di quello di un autista che non è sotto effetto di alcol. Ma se un guidatore è sotto effetto sia di alcol sia di marijuana, il rischio di incidenti fatali sale di 24 volte in rispetto a uno sobrio».

MILANO, CRESCE L’USO DI MARIA. Cifre che dovrebbero far riflettere anche in Italia, nelle settimane in cui si discute se anche qui può essere utile legalizzare la marijuana e dopo che la Fini-Giovanardi è stata dichiarata incostituzionale. Intanto, uno studio dell’Asl di Milano pubblicato ieri ha dipinto la diffusione delle sostanze da abuso nel capoluogo lombardo, e se l’uso di cocaina sta diminuendo, quello di cannabis è cresciuto negli ultimi 3 anni: più del 35 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni la fumano, il 30 se si sale nella classe tra i 25 e i 35 anni.

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4 Commenti

  1. charlie scrive:

    Ma basta cazzate. ..meglio 100 incannati per strada che un solo ubriaco….

  2. charlie scrive:

    Ma basta . ..meglio 100 incannati per strada che un solo ubriaco….

    • Maenelik scrive:

      Non sono cazzate.
      Io l’ho usata più di vent’anni quella merda, a fasi alterne.
      Il verde, il rosso, il nero, e anche l’olio.
      Di tutte le razze.
      Piantatela di ingannare la gente che la cannabis non fa niente.
      Intontisce, fa diventare ebete.
      E le tracce di cannabinoidi nel corpo possono essere rilevate numerosi giorni, mentre quelle di anfetamina in pochi giorni sono sparite.
      Vi siete mai chiesti come mai i metaboliti della cannabis sono molto più persistenti di quelle delle anfetamine?
      Lo sapevate, almeno?

  3. Menelik scrive:

    La cannabis è un vizio in grado di dare accentuata dipendenza psicologica, e la sensazione, quando ci sei dentro “bene”, che senza di quella ti senti “nudo” menomato, ti manca qualcosa.
    E i vizi si pagano cari, in termini di fisici, psicologici e anche sociali.
    Bisogna averla conosciuta bene e per lungo tempo, altro che una cosetta innocente.
    E stimarne solo l’intossicazione momentanea è riduttivo, quella è solo la punta dell’iceberg del danno che genera, e non mi riferisco ai danni puramente fisici, che quelli sono abbastanza contenuti.
    Secondo me i danni maggiori sono a livello psicologico e sociale, con l’indolenza mentale che genera.
    Magari non hai soldi per mangiare, per pagare l’affitto, la benzina e tutto ciò che serve per vivere, ma appena hai un po’ di grana, tralasci il resto e quella non te la fai mancare.
    Poi bisogna anche sgomberare la mente da pie illusioni: alcuni tipi di fumo erano abbastanza blandi, ma altri erano potenti, in grado di sconvolgere la mente quasi come un allucinogeno, con gli occhi della mente ti facevano vedere cose folli, con comportamenti da delirio.
    Simili sostanze sono compatibili con le esigenze della vita, con la necessità di far fronte alle difficoltà?
    Io mi ricordo che sotto effetto di anfetamina ero in grado di gestirmi tra la gente come una persona normalissima, ero solo un po’ schivo perché avevo timore che vedessero le pupille dilatate, ma quelle volte che prendevo il “fumo”, andavo via di testa ed ho imparato a temere i cannabinoidi, e diffidarne.

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