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I due palestinesi che hanno protetto una poliziotta israeliana: «Una persona è una persona»

agosto 7, 2015 Redazione

Una foto scattata da Shaul Golan, fotoreporter del quotidiano «Yedioth Ahronoth», mostra i due palestinesi in azione: «Ora tanti palestinesi ci attaccano, ci chiamano traditori»

tratto dall’Osservatore Romano – Non solo violenza e terrore in Cisgiordania. Ieri nuovi disordini sono scoppiati nei pressi dell’insediamento di Esh Kodesh. I poliziotti israeliani sono intervenuti per porre fine a scontri tra alcuni contadini palestinesi e un gruppo di coloni che volevano impedire l’accesso a un’area da loro occupata illegalmente.

Nel corso delle operazioni, i coloni hanno attaccato con una fitta sassaiola i poliziotti israeliani. A quel punto — come testimonia questa foto scattata da Shaul Golan, fotoreporter del quotidiano «Yedioth Ahronoth» — due palestinesi hanno fatto scudo a una spaventatissima poliziotta israeliana e l’hanno scortata fino a un luogo sicuro.

Uno dei due palestinesi, Zakaria Sadah, si è avvicinato alla giovane agente per proteggerla con le mani alzate, urlando ai soldati israeliani di non sparare. «Gridavo: non aprite il fuoco, io la proteggerò» ha poi dichiarato l’uomo. L’episodio ha avuto una grande risonanza anche in rete, e in particolare sui social media, dove la foto è stata cliccata milioni di volte. Numerose purtroppo le voci estremiste che, sempre in rete, hanno definito «traditori» i due palestinesi.


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4 Commenti

  1. Sebastiano says:

    Quei due li vedo male. E non da parte dei coloni.

  2. yoyo says:

    Si. E a scortarli al supplizio ci saranno pure le detrologie dei dietrologi.

  3. AndreaB says:

    Palestinesi buoni ed Ebrei buoni che si alleano per contrastare i Palestinesi cattivi e gli Ebrei cattivi …. Speriamo che si realizzi.

  4. Iskandar92 says:

    Il confronto che ci oppone alla minaccia islamista non può farci giustificare le ingiustizie compiute in Palestina a danno anche dei cristiani palestinesi. Questi insediamenti sono illegali e tuttavia tollerati e a volte persino sanzionati legalmente in una continua opera di colonizzazione di una terra abitata da altri: non protestereste anche voi al posto dei palestinesi? Quanti profughi ha causato il conflitto arabo-israeliano? Israele dovrebbe attenersi almeno ai confini riconosciutigli internazionalmente cioè quelli del 1967 e smantellare gli insediamenti oltre che ritirarsi dalle alture del Golan.
    E non tirate fuori l’alibi della sicurezza di Israele: sarebbe comunque garantita viste le capacità militari incommensurabili rispetto a tutti i vicini, dall’aviazione, alla preparazione, all’intelligence senza contare la presunta deterrenza atomica e il sostegno strategico degli Stati Uniti! Dopo il collasso della Siria, la forza d’interposizione Onu in Libano, l’Egitto con cui ha firmato la pace decenni le sono e la Giordania filo-occidentale chi o casa minaccia veramente Israele a parte le organizzazioni estremistiche di Hamas e Hezbollah? La Turchia e l’Iran? Effettivamente soprattutto l’ultimo appare bellicoso e sostiene finanziariamente Siria e Hezbollah ma quanto è credibile un attacco da parte di Tehran? Cosa resta al di là delle minacce e delle manovre geopolitiche? Ripeto tenendo conto che Israele può contare sull’appoggio degli USA?
    Israele ha diritto a vivere in pace e veder riconosciuta la sua esistenza ma non raggiungerà mai la tranquillità insistendo su un percorso di sola guerra, deve migliorare la propria immagine pubblica nel resto del mondo e anche nel mondo arabo-islamico, deve cominciare smantellando gli insediamenti situati oltre i confini riconosciutigli. Altrimenti può scegliere di inglobare l’intera Cisgiordania concedendo però la cittadinanza ai suoi abitanti!
    Personalmente credo che lo soluzione migliore sarebbe l’annessione della striscia di Gaza da parte dell’Egitto anche per chiudere il capitolo dell’isolamento e di Hamas.
    Per quanto riguarda la Cisgiordania la logica vorrebbe che si unisse alla Transgiordania per formare una vera “Giordania” ma sono cosciente degli ostacoli dal l’una e dall’altra parte: Amman non vuole farsi carico del problema palestinese (vedi “settembre nero”) e Israele vuole una zona cuscinetto per evitare che un ipotetico attacco dalla valle del Giordano prenda il controllo degli snodi autostradali e tagli il paese in due… vista la situazione la Cisgiordania o entra a far parte d’Israele consensualmente e con parità di diritti, soluzione impraticabile al momento per l’opposizione e il rancore di entrambe le parti oltre che per timori demografici israeliani, oppure si trasforma in stato indipendente ma demilitarizzato la cui difesa e neutralità inviolabile sia garantita da tutti i vicini compreso Israele oltre che da Consiglio di Sicurezza Onu.

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