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Gli omicidi contro le donne sono uno scandalo, ma i numeri del “femminicidio” sono gonfiati

novembre 24, 2012 Rodolfo Casadei

L’impegno contro gli omicidi di donne è sacrosanto, ma i numeri di Rai, Corriere della Sera e Repubblica non sono quelli dell’Istat e dell’Oms

La violenza domestica e gli omicidi passionali contro le donne sono una tragedia sufficientemente scandalosa perché ci si impegni a mettere in campo ogni risorsa per contrastare il fenomeno. Allora diffondere cifre false intorno al fenomeno non aiuta a far progredire la causa, piuttosto la indebolisce e fa nascere sospetti sulle motivazioni di chi se ne proclama paladino.

Così nel giro di pochi giorni abbiamo sentito ripetere a Porta a Porta i numeri di Telefono Rosa, secondo cui nel 2012 in Italia viene uccisa una donna ogni due giorni mentre nel 2011 ne veniva assassinata una ogni tre, abbiamo letto sul Corriere della Sera che in Italia la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne fra i 16 e i 44 anni di età a uccisa una ogni tre giorni (dato già apparso su Io Donna il 23 febbraio scorso) e trovato su Repubblica la statistica prodotta dalla Casa della Donna secondo cui dal 2005 ad oggi il numero delle donne uccise è andato sempre aumentando, con una lieve diminuzione nel 2011 rispetto al 2010.

Peccato che si tratti di numeri campati per aria. Le cifre degli omicidi in Italia le dà l’Istat, l’Istituto Statistico nazionale, e da esse risulta che il numero degli omicidi in Italia è in costante diminuzione, sia fra gli uomini che fra le donne; semmai si può notare che gli omicidi di donne diminuiscono in misura minore rispetto a quelli di maschi. Nel 1991 in Italia venivano compiuti 1.901 omicidi, l’anno scorso sono stati 526: in vent’anni la riduzione è stata quasi dei tre quarti, e ciò è dovuto soprattutto alla grande flessione degli omicidi di mafia e della criminalità organizzata in genere.

NUMERI SBALLATI. Da ciò è derivata un’altra conseguenza: che, mentre diminuiva la cifra assoluta, la percentuale di omicidi di donne è andata crescendo, perché fra gli uomini, che formano il grosso delle truppe della delinquenza, la flessione è stata molto più netta. Nel 1991 oltre 700 dei 1.901 omicidi registrati dipendevano dalla criminalità organizzata, nel 2006 appena 109. L’incidenza degli assassinii di donne, che in passato era del 10-15 per cento, è perciò cresciuta fino al 25 per cento circa. Ma il loro numero non sta crescendo, sta diminuendo, almeno se si da più valore alle statistiche dell’Istat che a quelle di Casa delle donne e di Telefono rosa: nel 2003 le donne uccise erano state 192, nel 2009 erano scese a 172, nel 2010 a 156 e l’anno scorso a 137. Non si capisce, fra l’altro, perché da qualche giorno i quotidiani si ostinino a scrivere che nel 2011 le donne uccise sono state 127: il Rapporto dell’Istat parla di 137. Forse si vuole preparare il terreno alla possibilità di affermare che nel 2012 i “femminicidi” sono stati più numerosi dell’anno precedente. Cosa che potrebbe essere ma anche non essere, essendo attualmente la cifra degli omicidi di donne per il 2012 di poco superiore a 100.

PRIMA CAUSA DI MORTE? Assolutamente fuori dalla realtà, poi, l’affermazione attribuita venerdì dal Corriere della Sera (e prima di esso da altre testate italiane nel marzo di quest’anno) dalla relatrice Onu per i diritti delle donne Rashida Manjoo secondo cui «in Italia la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne fra i 16 e i 44 anni di età». Non è così né in Italia né nel mondo, nonostante negli anni Novanta la Banca Mondiale e l’università di Harvard abbiano prodotto studi basati su proiezioni che asserivano che la violenza contro le donne era la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne fra i 16 e i 44 anni di età nel mondo. Dunque si parlava del mondo, e non dell’Italia, e si calcolava non solo la mortalità ma l’invalidità permanente.
Tuttavia le statistiche dell’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) e dell’Istat raccontano tutta un’altra storia. Per esempio secondo le statistiche dell’Oms del 2008rilevano come prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 15 e i 44 anni le malattie infettive e parassitarie, con 1.051.482 decessi (33,68%). La violenza rappresenta la nona causa di morte, con 52.711 decessi su un totale di 3.121.310 nell’anno(1,68%). In Italia, secondo i dai Istat, l’omicidio nella fascia di età tra i 15 e i 44 anni è stato la quart’ultima causa di morte (55 occorrenze su 4.595 decessi); la prima causa di morte sono i tumori (2.139 occorrenze su 4.595 decessi).

TRUCCHETTI. La domanda sorge spontanea: perché truccare i dati quando la battaglia è già di per sé sacrosanta? C’entra qualcosa un certo clima culturale che deve enfatizzare la colpevolezza del maschio? C’entra qualcosa la voglia di far carriera, in politica o alla tivù, delle paladine di questa causa? Ma allora non ci troviamo di fronte a donne che sfruttano le sofferenze delle donne per interesse personale?
Ci si permetta, poi, di usare fra virgolette il neologismo “femminicidio”. Semplicemente per non vederci domani costretti a scrivere di “infedelicidio” per parlare dei morti delle Twin Towers o della stazione di Atocha, di “giudaicidio” per l’Olocausto, di “kulakicidio” per le vittime di Stalin, di “capitalisticidio” per le vittime delle Brigate Rosse, di “cristianicidio” per gli assassinati da Boko Haram in Nigeria, e così via, in un’orgia di neologismi che toglierebbe il fiato.

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17 Commenti

  1. Enrico scrive:

    La notizia ormai è un prodotto che deve tirare e oggi tira l’omofobia. Gli intrighi femminili di Avetrana sono solo cronaca nera.

  2. Faunita scrive:

    Penso che anche solo UNA donna uccisa per aver troncato una relazione sentimentale, per un litigio, per aver detto “no”, sia troppo. Soprattutto quando si pensa alle motivazioni (sic) date dagli assassini: “mi aveva lasciato”… “Stava con un altro”…. “Non potevo perderla”… “Ero geloso”…. “Mia o di nessuno”….

    • marco scrive:

      Voi donne uccidete i vostri figli perché piangono….veda lei..

      • anita battaglino scrive:

        Hai ragione, Marco. Sarebbe interessante avere statistiche sull’uccisione dei figli. Non dico l’infanticidio, perché riguarda soltanto l’uccisione di neonati. NON ESISTE nessuna definizione per designare l’uccisione di bambini che non siano neonati.
        Diue casi in Francia, recentissimi (febbraio 2013). Una madre strangola con le proprie mani le sue tre bambine, poi si impicca.
        Un’altra, due settimane dopo, Uccide a coltellate i suoi tre figli grandicelli, e poi se ne va a far festa con i suoi amici a Parigi.
        Vogliamo fare una nuova legge magari sul figlicidio, visto che non esiste e che ne sono responsabili massicciamente le donne , così come lo sono dei maltrattamenti sui bamini in generale ?
        Per i dati, cercate su Internet e troverete. Perché nemmeno noi siamo proprio santarelle.

  3. Maurizio scrive:

    Alle menzogne delle nazi femministe siamo abituati….questa é solo l ultima di una lunga serie…..

  4. Massimo scrive:

    Il problema delle femministe è che loro credono che tutte le donne uccise sono uccise solamente e unicamente perchè sono donne; non prendono in considerazione nessun altro tipo di motivazione, come ad esempio l’odio del tutto personale del marito verso la moglie, oppure la malvagità intrinseca dell’assassino. No, per loro ogni singolo omicidio di donne è da ricollegarsi al fantomatico patriarcato che promuove attivamente l’eliminazione di donne (con l’unica motivazione che sono appunto donne) per mettere il loro intero genere in riga, e secondo la loro mentalità malata noi uomini siamo tutti responsabili perchè questi omicidi punitivi del patriarcato ci avvantaggiano tutti. (stesso discorso per lo stupro, lo stupratore non è un malato criminale privo di autocontrollo, ma un agente del patriarcato che con il benestare della società stupra per spaventare tutte le donne, e anche in questo caso è colpa di tutti gli uomini e ne siamo avvantaggiati tutti, secondo i loro ragionamenti paranoici)

    E’ chiaramente una visione del mondo malata e distorta da rigettare con tutte le nostre forze. Non facciamoci ingannare, è giusto preoccuparsi della sicurezza delle donne e provare odio verso chi ammazza il partner ma questo non implica che contemporaneamente dobbiamo ignorare la follia totale della visione femminista, che fa leva sulla buon anima della gente per promuovere teorie da pura fantascienza (o da puro manicomio)

    • Catherine scrive:

      ‘Il problema delle femministe è che loro credono che tutte le donne uccise sono uccise solamente e unicamente perchè sono donne; non prendono in considerazione nessun altro tipo di motivazione’. Allo stesso modo tu, autore del commento, non prendi in considerazione le varie motivazioni che spingono una donna a diventare femminista. Non credo sinceramente che tu abbia paura di uscire di casa ed essere violentato, o che la tua ex possa presentarsi a casa tua brandendo un coltello. Non sto dicendo che non esistano casi del genere, ma che semplicemente sono più rari. La visione distorta e malata del mondo l’hai tu, non credo esista una donna al mondo che pensi quello che hai detto tu, leggendo mi sono meravigliata di quanta perversione sia dotata la tua mente. Le femministe sostengono l’emancipazione della donna e non la supremazia del genere, incolpando quello maschile di esistere. Noi donne vogliamo semplicemente uscire di casa senza sentirci minacciate.
      Ad ogni modo non comprendo per quale ragione quotidiani nazionali (autorevoli) avrebbero falsificato dati, e perchè nessuno l’abbia fatto notare. Sarebbe una congiura dei massimi vertici di associazioni che tutelano le donne per prendersi 5 minuti di gloria? Non credo…

      • Marco scrive:

        Io personalmente non ho paura di uscire di casa ed aspettarmi che una mia ex- cerchi di uccidermi perchè faccio palestra, ho il porto d’armi e sono fisicamente forte abbastanza da auto-difendermi. Se così non fosse sarei giustamente impaurito a prescindere dal mio sesso.

        Qui il problema è che molte donne cercano di colmare la loro debolezza individuale, e perfettamente colmabile, con una serie di fallacie ad-hoc che mirano a recultare un’intera nazione per supportare i loro problemi personali.
        Una legge contro il femminicidio non risolve il problema alla radice ma solo una delle sue conseguenze, infatti non farà altro che reinforzare lo stereotipo che da sole sono indifese.

        L’unica cosa che serve alle donne è autosufficienza: finchè non sarà così nessuna legge potrà difenderle dai predatori.

      • Gabriele Poole scrive:

        Cara Caterina,
        in realtà piu’ che falsificare i dati li riportano senza verificarli, anche quando basterebbe poco. In altre parole i quotidiani che dici sono autorevoli perchè li citiamo ma non sono affidabili. E gli italiani in generale hanno meno abitudine di altri a informarsi e a usare correttamente dati e statistiche (provate a chiedere a un tedesco e a un italiano qual è il debito pubblico del loro paese). Questa storia della causa di morte principale tra donne 14-46 avevo già passato una mattinata a studiarla un paio di anni fa, quando era diventata di moda, andando sul sito dell’istat e altrove e in un paio di ore avevo verificato che era una bufala e anche come si era propagata. Non si capisce perchè i giornalisti non possano fare la stessa cosa.

  5. Roberto scrive:

    Ho letto su vari siti che i dati del femminicidio sono una colossale strumentalizzazione della notizia e incredibilmente mi sono messo di buona volontá per cercare di capire ed ho fatto una scoperta incredibile….E’ VERO!

  6. cippy scrive:

    la cosa triste di tutti questi commenti è che ognuno pensa a difendere il proprio ‘genere’, incolpando l’altro o viceversa. Si dovrebbe guardare oltre. Bisognerebbe superare il concetto di ‘genere’ [o utilizzarlo quando è appropriato (pensiamo a una violenza sessuale su una ragazza: evidentemente c’è una differenza di genere che condiziona la violenza)] e considerare la violenza nella sua globalità.
    no al troppo femminismo
    ma anche no all’effetto opposto (scagliarsi contro il maggiore riguardo nei confronti delle donne)
    non si arriverà mai a niente con questo modo di pensare.

  7. Gianlucarsenal scrive:

    Oggi ho avuto la verifica di geostoria (come chiama la materia il mio professore) sui greci. Per studiare ho ascoltato il professore, letto a casa il testo, riletto, riletto nuovamente, fatto appunti e analizzati. Forse vi starete domandando: e a me che mi importa?
    Riassumendo, il capitolo è sulla perenne battaglia tra città classificate dagli scienziati come appartenenti a un unico popolo (i greci), legate da un’origine comune e mentalità simile (a volte).
    A questo punto, credo abbiate già capito dove voglio arrivare: finché ci saranno guerre in Asia Minore, Medio Oriente, Nord Africa, Europa dell’Est, ma anche nelle piccole cose (es. un dialogo “acceso” tra ragazzi per un telecomando oppure un bambino che bestemmia), le persone saranno influenzate e, un domani, quando bambini su navicelle spaziali e cani robotici leggeranno di noi e diranno come fosse possibile una situazione del genere e come fossero stupide quelle persone, i loro nonni, magari noi, magari i nostri/vostri figli, magari pronipoti piangeranno i tempi passati, credendo nel futuro.
    Arrivando al succo del discorso volevo solo dire che in un mondo privo di ogni significato morale (ovviamente sono presenti molte eccezioni), in cui i beni materiali superano quelli mentali e psicologici, la parità è difficile da trovare, ma è giusto far prelevare la giustizia, ma non con la forza, utilizzando assurdi mezzi di carta stampata (es gonfiare cifre di uccisioni donne), pressione mediatica o definizioni su vocabolario (es. def. di maschilismo-femminismo), bensì con sagacia tattica e tecnica, ossia utilizzando l’intelligenza di uomini e donne insieme per mandare avanti il nostro bene comune, la Terra.

  8. anita battaglino scrive:

    Mi sembra che ormai tutti gli uomini siano sotto accusa, quasi maledetti dal testosterone che natura gli ha dato (e che forse servirà pure a qualcosa , o no ?).
    I soli che sfuggono al linciaggio morale sono gli uomini gay. Che sono poi anche i soli che continuano impunemente a considerare il maschile più interessante e amabile del femminile senza che nessuno li accusi di bieco maschilismo. Solo a loro è moralmente consentito, anche se nessuno oserebbe chiedergli di giustificare in pubblico la loro scelta.
    Scelta che potrebbe apparire offensiva per la nuova teologia della Dea Madre, superiore in tutto al maschio che non tarderà ad essere dichairato superfluo dopo essere stato dichiarato nocivo.
    Io, donna che ha sempre amato e stimato gli uomini come padri fratelli amanti e figli, sono ferita da questa demonizzazione del maschio e non credo che possa portare a niente di buono. Anzi.

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