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Giostra (Radio Rai): «Di Pietro è un Berlusconi sotto mentite spoglie»

settembre 19, 2011 Roberto Regina

Di Pietro candida il figlio Cristiano in Molise. Insorge parte del partito. L’esperto di politica e giornalista di Radio Rai Alberico Giostra, autore di un libro su Di Pietro, interviene a Radio Tempi sull’Idv, il suo leader e il figlio: «Si è diplomato perito industriale a 23 anni con il voto di 39/60 come privatista, altro che il trota Renzo Bossi»

In questi giorni al centro dell’attenzione della cronaca politica c’è la dura polemica della sezione molisana del partito dell’Idv nei confronti di Antonio Di Pietro, criticato per aver candidato il figlio Cristiano alle elezioni regionali del 15 e 16 ottobre, formando una lista di candidati deboli con l’unico scopo di favorire il figlio.
La sezione molisana ha lasciato il partito accusando Di Pietro di essere della stessa pasta di Bossi. Ne ha parlato a Radio Tempi, durante la trasmissione Gli Spari sopra, l’esperto di politica e giornalista di Radio Rai Alberico Giostra, che già aveva scritto sulla figura di Antonio Di Pietro un libro intitolato Il Tribuno.

Giostra inanzitutto precisa che «non è tutta la parte molisana che si è staccata da Di Pietro ma soltanto un circolo di militanti di Termoli» e che quindi Di Pietro non è politicamente in difficoltà, tanto più che «la fuga di militanti e dirigenti del partito è continua e dura da anni». Giostra spiega che «il partito è un vero e proprio sultanato dove non esiste possibilità di dissentire o criticare la linea politica di Antonio Di Pietro, che continua a rimproverare Berlusconi di voler fare all’Italia quello che lui ha già realizzato all’interno del suo partito». Il giornalista è ancora più netto quando dice che «Di Pietro è in realtà un Berlusconiano sotto mentite spoglie e quindi le critiche che rivolge al premier, a prescindere dalla loro maggiore o minore veridicità, sono assolutamente inaccettabili dette da lui».

In questi giorni si è anche ipotizzato un probabile riciclaggio nell’Idv di Storace e Marrazzo, ma Giostra esclude che la cosa possa interessare Storace, il cui posto rimane all’interno dello schieramento di estrema destra. «Per Marrazzo invece a Roma circolano voci di un suo probabile riciclaggio nell’Italia dei valori e non mi stupirebbe perché Di Pietro è un formidabile riciclatore di personaggi fuoriusciti da altri partiti e avrebbe buon gioco a presentarlo come vittima di una congiura e di un ricatto, cosa vera soltanto per metà». Il giornalista di Radio Rai fa poi notare che «il fatto che il leader dell’Idv passi come erede e continuatore politico di Mani Pulite è inquietante, in quanto rappresenta uno degli elementi che hanno inquinato il rapporto tra politica e magistratura. Di Pietro è il primo dei liquidatori di Mani Pulite, e non si capisce cosa c’entrino la democrazia e la trasparenza con una persona che per anni ha amministrato i soldi del partito, cioè decine di milioni di rimborsi elettorali, con una associazione a tre formata da lui, sua moglie e un’amica personale».

Infine, un affondo sul figlio di Di Pietro: «Si è diplomato perito industriale a 23 anni con il voto di 39/60 come privatista in un istutito di Pratola Peligna (Sulmona) e, cosa ancor più curiosa, gli è stato concesso di sostenere l’esame a porte chiuse. Se pensiamo che l’esame di Stato è pubblico e può essere sostenuto a porte chiuse solo in presenza di gravi problemi di ordine pubblico, è evidente come abbiano voluto proteggerlo da eventuali figuracce». A Cristiano Di Pietro, come poliziotto, è stato anche concesso il trasferimento dal nord al sud con effetto immediato per prestare servizio vicino a casa, mentre solitamente questo permesso non è viene quasi mai accordato. All’esecutivo di Tivoli del gennaio 2011 è passata una nota secondo la quale “sarebbe proibito candidare figli di dirigenti salvo deroghe, salvo motivate eccezioni”. Come osserva Giostra, dunque, «fatta la legge trovato l’inganno. Tutto questo è particolarmente penoso se pensiamo che ci troviamo di fronte a un partito politico che identifica nella legalità e nella trasparenza il proprio vessillo politico».

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