Google+

Giannino: «In pochi anni la Germania ha creato 2,5 milioni di posti di lavoro. Copiamo?»

febbraio 10, 2012 Redazione

Nella sua trasmissione Nove in punto, la versione di Oscar su Radio24, Oscar Giannino, indagando quale riforma del lavoro l’Italia potrebbe adottare, spiega quella tedesca di Peter Hartz, che con quattro modifiche ha creato 2,5 milioni di posti di lavoro. Il ministro Fornero potrebbero ricavarne ottimi spunti.

Oscar Giannino – nella sua trasmissione Nove in punto, la versione di Oscar su Radio24 – ha toccato un argomento spinoso. La puntata si intitola “Quale riforma per il lavoro” e la domanda di partenza è: «Cosa dobbiamo importare dalle profonde riforme che la Germania ha varato nei primi anni del 2000 per far fronte alla crescente disoccupazione?».

Durante il governo del cancelliere socialdemocratico Schröder, la Germania vantava il “record” storico di disoccupazione: il 10,4 per cento dei tedeschi non aveva lavoro. Attraverso una politica leggera di tagli sulle tassazioni delle aziende, si è riusciti a rimettere in moto un’economia che versava in una situazione di stallo. Il merito va a Peter Hartz, ex capo del personale della Volkswagen, che tra il 2002 e il 2003 ha rivoluzionato il mercato del lavoro attraverso quattro modifiche che l’Italia potrebbe considerare.

Innanzitutto, una diversa pratica dei licenziamenti. Ai dipendenti dell’azienda in procinto di allontanarsi si offriva una opzione: rinunciare alla tutela legale prevista dalla legge in cambio di un indennizzo pari a mezza mensilità per ogni anno di anzianità. Questo permetteva un veloce ricambio di mercato senza arenarsi nella burocrazia. In secondo luogo, in Germania si riformò l’impianto della cassa integrazione: durava al massimo 6 mesi. All’azienda si dava un intervallo limitato per valutare l’effettivo assorbimento o meno della manodopera cassaintegrata. Questo permetteva alle società di ristrutturarsi velocemente. In Italia, la cassa integrazione ha invece tempi lunghissimi.

Da qui, ne derivava una nuova concezione del lavoro precario. In particolare quei lavori che richiedono basse qualifiche. In Germania si sono abbassati i contributi, innalzando la quota di salario non soggetta ad alcuna imposizione fiscale. Riducendo le aliquote contributive, si incentivava l’occupazione e la creazione di mini imprese che offrivano mansioni non complesse. Ad esse, si manteneva un’aliquota standard pari al 10% per un guadagno sino a 25.000 euro l’anno. Infine, l’ultimo punto del piano Hartz separava nettamente il sussidio di disoccupazione – su modello assicurativo-contributivo a carico delle imprese – dall’integrazione del minimo sociale. Il primo è ridotto da 32 a 12 mesi al 60% del salario. Inoltre, è obbligatorio accettare le proposte inviate dai centri di collocamento. Il sussidio di disoccupazione non è più cumulabile con il sussidio sociale, che viene riservato agli inabili al lavoro. A quest’ultimi sono affidate mansioni socialmente utili, per poche ore al giorno e con una retribuzione risibile.

Le riforme varate da Schröder hanno portato la nazione di Angela Merkel a un record d’occupazione insperato: il 5,5 per cento di popolazione disoccupata, per un totale di 2,5 milioni di posti creati. Forse il ministro del Welfare Elsa Fornero potrebbe prenderle a modello per una riforma dell’articolo 18. Certo, bisognerebbe abbattere alcuni dei tabù ancestrali che ancora vivono in Italia. Ma a mali estremi, estremi rimedi.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

2 Commenti

  1. paolo delfini says:

    GRAZIE OSCAR GIANNINO.MAGARI COPIASSIMO LA GERMANIA IN QUESTO CAMPO!

  2. paoloplsv says:

    Lei crede davvero che di fronte all’opzione indennizzo vs tutela legale nel nostro paese si sceglierebbe l’indennizzo ? Penso che l’art.18 debba essere abolito a fronte di una completa rivisitazione dei meccanismi di assistenza post-licenziamento. Non siamo tedeschi ed in quanto italiani dobbiamo tener conto della nostra storia e del nostro modo di essere. In pratica poche regole chiare spostando la tutela dal posto di lavoro al lavoratore ma nessuna possibilità di opzione, non siamo adatti a questo !!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Sulla breccia da 39 anni, la Classe G ha saputo resistere alle mode puntando su robustezza, affidabilità e su alcuni clienti... "importanti"

L'articolo Classe G, la storia “sporca” della off road Mercedes proviene da RED Live.

DNA OFFROAD Al Salone di Detroit 2018 la Casa della Stella ha presentato la Nuova Mercedes Classe G. Che non ha tagliato in modo brusco i ponti con il passato e – tranquilli –  non si è rammollita: a lei, le SUV moderne fanno davvero un baffo. Nel senso che la G continua ad essere […]

L'articolo Nuova Mercedes Classe G 2018: nel solco della tradizione proviene da RED Live.

Seppur presentato nel 2016, il sistema di trazione integrale della Focus RS è tutt’oggi una soluzione ingegneristica avanzata ed è raro trovarne una descrizione chiara e completa. Siete sicuri di avere capito come funziona? Leggete per scoprirlo!

L'articolo Magia elettronica! La trazione integrale della Ford Focus RS proviene da RED Live.

In attesa della prova ecco le prime informazioni sul test che ci vedrà a Valencia in sella alla nuova Ducati Panigale V4

L'articolo Ducati Panigale V4 in attesa della prova proviene da RED Live.

Al volante della SUV “low cost” che migliora nei contenuti e nella guida mantenendo invariato il prezzo. Dacia ha vinto di nuovo la scommessa e ora offre una Duster più appetibile che mai

L'articolo Prova Dacia Duster 2018 proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download