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Gcb: bionde, disperate e cristiane

marzo 5, 2012 Elisabetta Longo

Le casalinghe disperate tornano in una nuova serie tv. Gcb, una sigla che ha fatto scalpore e polemica

Di donne cinquantenni fasciate in tessuti leopardati, più dedite alla chirurgia plastica che ai propri mariti, è ormai pieno il mondo. È un fenomeno inarrestabile quello delle “coguare”, tutte vogliono essere le Demi Moore de noantri, con toy boy al seguito (questa storia non ha lieto fine, è bene che lo ricordiate, care amiche ascoltatrici). Il telefilm “Desperate housewives” ha ormai fatto scuola, con le storie di Wisteria Lane in cui quattro casalinghe “disperate” tradiscono mariti e famiglia in nome di passioni momentanee e malinconie di singletudine. Ora Abc, la stessa rete che ha lanciato il fenomeno, manda in onda un nuovo telefilm a tema, dal titolo “Gcb”. Ed è su tale acronimo che si è instaurata una grossa polemica. Se inizialmente doveva stare per “Good christian bitches” (brave puttane cristiane, qui il promo contestato), le associazioni sono insorte e i titolisti dell’Abc sono dovuti correre ai ripari, rischiando di non andare in onda. E così “Gcb” è diventato l’acronimo di Good Christian Belles (reginette liceali). Decisamente più sopportabile, nonostante quel serpente biblico che si avvoltola intorno al corpo di una bionda “Eva” nei fotogrammi iniziali della sigla.

La storia è semplice ed è tratta dal romanzo di Kim Gatlin. Siamo in Texas, terra ricca dove ogni miliardario ha una moglie biondissima e appariscente, dove c’è una fede forte e la messa alla domenica più che di significati religiosi si carica di gossip da fare prima e dopo il rito. C’è Carlene, che al liceo era un brutto anatroccolo e ora fa girare la testa a tutta la borghesia di Dallas. C’è Amanda, coinvolta nello scandalo del divorzio e madre di due figli, che era la reginetta del liceo, una a cui le perfide coguare di Dallas non vedono l’ora di far notare tutti i difetti. Intorno a questa serie si è anche movimentata una petizione con lo scopo di bloccarne la messa in onda per colpa del titolo, tanto che l’editrice cristiana Tessie Devore, onnipresente su Twitter, aveva detto che anche le femministe si sarebbero dovute indignare, non solo i cristiani.

La serie arriverà presto anche qui da noi e probabilmente verrà trasmessa da Fox Life. Chissà se se ne accorgeranno le Senonoraquandiste, per venire a parlarci delle nuove età della donna, di quanto sia giusto poter vivere amori anche nel periodo menopausale e del diritto di ossigenarsi i capelli senza che nessuno ti dia della coguara. E tanto più della cristiana. L’insulto più di moda ultimamente.

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