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Esigere da Ankara un po’ di verità sul genocidio armeno per evitare alla Turchia un futuro “siriano”

aprile 17, 2015 Rodolfo Casadei

Coi turchi bisogna essere pazienti, diceva Hrant Dink, perché sin da bambini insegnano loro la storia in un certo modo. Ma bisogna anche essere intransigenti, diciamo noi, per il loro stesso bene

Turkish demonstration in Paris.Il numero del settimanale Tempi in edicola dà ampio spazio al racconto del genocidio armeno attraverso testimonianze e un articolo della scrittrice Antonia Arslan. Di seguito pubblichiamo l’editoriale a firma di Rodolfo Casadei.

Perché a cento anni dai fatti la Turchia continua a negare la realtà del genocidio armeno? Perché il governo di Ankara reagisce con sfacciato sdegno contro tutti coloro che chiamano col suo vero nome il crimine compiuto dall’Impero Ottomano nei suoi ultimi giorni, compresa un’autorità morale riconosciuta come papa Francesco? Me lo spiegò nove anni fa un giornalista turco di origine armena, Hrant Dink, fondatore del settimanale Agos. «Vede», mi disse, «quella turca è un’identità recente, fondata su una storia e una cultura nuove. In questa storia il posto dell’armeno è quello del cattivo. Se voi contraddite questa narrazione, mettete in crisi l’identità turca. Ci sono anche altre paure, ma quella principale riguarda la demolizione dell’identità turca».

tempi-genocidio-armenoIn Occidente siamo abituati a pensare alla Turchia come a un’entità politica solida, uno stato-nazione sul modello di quelli che si sono formati in Europa nell’Ottocento. L’unico stato solido e affidabile in un Vicino Oriente dove gli stati stanno andando in pezzi. Ci meravigliamo che un tale paese non trovi la forza, cento anni dopo, di riconoscere la responsabilità storica di un crimine compiuto dal suo ultimo governo imperiale, mentre il padre della patria Kemal Atatürk si limitò a incamerare i beni espropriati ai morti. Ma le cose non stanno come immaginiamo. La Turchia è un paese giovane e fragile tenuto insieme dai suoi miti fondatori, primo fra tutti quello secondo cui le potenze straniere (Russia, Grecia, Inghilterra e Francia) avevano deciso di sottomettere i turchi, e i turchi hanno sventato il complotto con il loro valore militare. Non è una questione di onore. Ammettere che con gli armeni l’istinto di autodifesa dei turchi ha sconfinato nel patologico, che sterminare un intero popolo per un sospetto di tradimento è una cosa che non si fa, metterebbe in discussione le basi stesse dell’identità politica turca.

Dietro l’apparente compattezza del monolite turco si distinguono linee di faglia che lo rendono simile agli altri paesi frutto dello smembramento dell’Impero Ottomano e che domani potrebbero mettersi in moto. Fra i 75 milioni di cittadini turchi si contano 13,5 milioni di curdi sempre più inquieti e 13-15 milioni di aleviti, musulmani sui generis affini agli alawiti siriani ai quali appartiene Bashar el Assad. La scelta di campo di Ankara dalla parte dei ribelli nel conflitto siriano e l’alleanza di fatto con l’Isis in funzione anti-curda stanno gettando i semi di tensioni interne a venire che potrebbero imprimere alla Turchia le stesse spinte centrifughe in azione in Siria, Iraq, Libia e Yemen.

Coi turchi bisogna essere pazienti, diceva Hrant Dink, perché non sono dei negazionisti, ma degli indottrinati: sin da bambini gli insegnano la storia in un certo modo. Ma bisogna anche essere intransigenti, diciamo noi, per il loro stesso bene. Al giorno d’oggi la disgregazione non si evita col fanatismo dei miti fondatori che stridono con la verità storica, ma riconoscendo i diritti politici a singoli e comunità nei fatti e non a parole. Dink pagò col suo sangue, 50 giorni dopo l’intervista con noi, la sua virile disponibilità al dialogo. Al suo funerale 100 mila turchi portavano un cartello con su scritto «io sono armeno, io sono Hrant Dink». È ora che tornino a farsi sentire.

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36 Commenti

  1. Raider scrive:

    Ai bambini turchi insegnano la stesa storia che insegnano ai bambini nel resto dell’Islamistan; e è la stesa che stanno insegnando anche ai nostri, così che i bambini degli immigrati islamici potranno sentirsi a casa loro.

  2. Alvise scrive:

    “Coi turchi bisogna essere pazienti, diceva Hrant Dink, perché non sono dei negazionisti, ma degli indottrinati: sin da bambini gli insegnano la storia in un certo modo.”

    Penso anch’io sia questo il problema. Credo che per questo sia importante rivedersi i documenti storici dell’epoca come per esempio le testimonianze di Sir Gerard Lowther, l’ambasciatore britannico presso la Sublime Porta o dell’’ambasciatore americano di allora, Henry Morgenthau senior (ebreo non sionista).

    Sempre segnalato dal giornalista Blondet vi è tra le altre questa dichiarazione di Sir Gerard Lowther :

    […] Ma sono la Palestina e la Mesopotamia la mira ultima degli ebrei. Il fine immediato per cui operano è praticamente la cattura economica della Turchia […]. Hanno il controllo delle leve essenziali del governo dei Giovani Turchi, anche se il ministero dei Lavori Pubblici è ancora tenuto da un armeno, Halajian Effendi. Quando il suo predecessore, un altro armeno, fu eliminato, fu fatto un energico tentativo di sostiturlo con un giudeo […]. La sua posizione è ancora fragile, e i già duri e costanti attacchi gli vengono dal giornale finanziato da ebrei, ‘Le Jeune Turc’ [il giornale era diretto dal Vladimir Jabotinski, il sionista-militarista, filo-fascista, fondatore del partito che oggi si chiama Likud. ndr], mentre corrono voci che il suo successore sarà un ebreo, o un turco con un ebreo alle spalle. E’ ovvio che la comunità ebraica, che è così vitalmente interessata a mantenere il suo predominio esclusivo nei consigli della Giovane Turchia, è ugualmente interessata a tener vive le fiamme della discordia fra l’etnia turca e i possibili rivali , ossia armeni, greci, eccetera […]. Gli ebrei odiano la Russia e il suo governo […]. Gli ebrei possono aiutare i Giovani Turchi con l’intelligenza, l’abilità negli affari, la loro enorme influenza sulla stampa in Europa, e il denaro in cambio di vantaggi economici e infine della realizzazione degli ideali di Israele.

    • yoyo scrive:

      E allora?

    • Franz scrive:

      Scusi Alvise, lei suggerisce di andar a vedere il pensiero di un ambasciatore britannico Sir Gerard Lowther e di un ambasciatore americano, tal Henry Morgenthau ma non siamo tutti ricercatori universitari dunque potrebbe almeno riassumere?

      • yoyo scrive:

        Gli inglesi, poi, non sono neppure autorevoli riguardo l argomento. Chamberlain era così razzista contro irlandesi ed ebrei da cedere su tutto di fronte ad Hitler.

  3. maurizio scrive:

    Alvise,sei monotono,scontato,fuori della realtà perché eterodiretto!
    Lascia stare Blondet,allarga i tuoi orizzonti informativi e conoscitivi.Ascolta di più chi,quelle vicende,le ha vissute sulla propria pelle o le ha conosciute da chi le ha direttamente sperimentate..non da chi ha fatto studi a tavolino e interessati da pregiudizi ideologici.Usa la tua libertà e ragione…ti farà bene.Basta solo un po’di coraggio ed onestà intellettuale!!

    • Aldorisio& scrive:

      @Maurizio

      Giussani ci ha insegnato un metodo che non ha paura di confrontarsi con nessuno e valorizza tutto e tutti senza lasciarsi influenzare da pregiudizi ideologici. Quindi Alvise ha fatto bene a non lasciare stare Blondet (che peraltro tira fuori documenti di persone che hanno vissuto quelle vicende come testimoni diretti) e ad usare la sua libertà e ragione con coraggio ed onestà intellettuale.

      • Raider scrive:

        Maurizio, guarda come il solito multinick ci tiene a farti la lezioncina sul donGiussani-pensiero ridotto a una formula banale e anonima, ma – proprio perciò – buona per tutti gli usi, anche quelli indebiti in pro di Blondet, campione del complottismo e delle dietrologie facili da indovinare, a senso unico e senza che ci sia da usare “libertà e ragione con coraggio ed onestà intellettuale,” solo la paranoia come filosofia segreta della storia.

  4. maurizio scrive:

    Grazie Raider,conosco già il mio pollo che non sa altro che rigirare la stessa frittata,non sapendo neanche il senso,la portata delle parole che scrive.Pazienza..!!

  5. Cisco scrive:

    Sir Lowrher era un noto antisemita. Chissà se oggi avrebbe detto che dietro Erdogan c’è Israele, o magari un qualche Gran Mufti cripto-giudeo. In ogni caso gli ebrei turchi erano appunto turchi, quindi anche se “indottrinati” (e da chi, poi, se non da altri turchi?) devono assumersi le proprie responsabilità storiche.

    • Marco scrive:

      Per Cisco , il fatto di essere antisemita implica il divieto di esprimere le proprie opinioni ?

      • yoyo scrive:

        No, ma implica la potenziale pericolosità sociale del soggetto.

        • Marco scrive:

          Logica impeccabile, alla faccia di Aristotele e della storia dell’umanità .

          • yoyo scrive:

            Ricordo un certo imbianchino austriaco, e il suo partito votato in massa.

            • Marco scrive:

              A parte il fatto che lei non è Cisco , la risposta e’ superficiale , della serie antisemita = hitler, roba da repubblica, tv, e spazzatura del genere.

              • yoyo scrive:

                Neanche per me l associazione è assoluta, ma ciò non toglie che chi odia gli ebrei perlomeno ne desidera la discriminazione.

      • Cisco scrive:

        @Marco
        Assolutamente no: ma è del tutto evidente – dal mio punto di vista – che l’antisemitismo e’ una barbarie. Ai tempi di Sir Lowther l’antisemitismo era ancora molto di moda tra certi intellettuali, ed è ciò che convinse sempre più gli ebrei europei a costituire un proprio stato in Palestina.

  6. Menelik scrive:

    Una volta c’erano i negazionisti.
    Poi i giustificazionisti.
    I primi miravano ad insabbiare, i secondi a togliere responsabilità di stragi e massacri.
    E infine si sono fatti strada i depistatori.
    Costoro mirano ad indirizzare le colpe verso un ipotetico nemico che magari ha avuto un ruolo più che marginale o del tutto estraneo alla vicenda.
    Più che depistatori, bisognerebbe dire il depistatore multinick che crea un botta e risposta cercando di coinvolgere ed indirizzare dove vuole lui.
    E per vincere la naturale diffidenza, si fingono anche cattolici e tirano fuori don Giussani dal cappello magico per truffare meglio.
    Fa male i conti, però, perché i lettori di Tempi non sono imbecilli come gli indignati di Facebook o di blog qualunque.
    Ma io mi chiedo da dove viene sta gran passione per l’isis, perché questo c’è alla radice.

  7. Leo scrive:

    @Marco

    Non ci badi. La diffamazione fa parte di un metodo.
    Anch’io a mia volta potrei dire che per affermare che Sir Gerard Lowther era un “noto antisemita” ci si basa su scritti di Walter Ze’ev Laqueur che è il decano degli storici sionisti.
    Il commentatore Maurizio nel pieno della sua libertà di giudizio ed onestà intellettuale, uso della ragione, etc etc, invece afferma che non si deve leggere chi è “interessato da pregiudizi ideologici” e conseguentemente sentenzia di “lasciare stare Blondet”.
    Non credo che queste siano le premesse giuste per un serio lavoro di ricerca storica.
    I documenti e gli scritti (di Blondet, di Laqueur, di Lowther, o chi vuole lei) si leggono, si confrontano, e si valutano. Tutto questo naturalmente se uno ha uno sguardo leale sulla realtà.

    • Raider scrive:

      Letto tutto degli autori messi a confronto, se è lecito dare consigli di lettura – che si possono rifiutare, specie se non richiesti -, è lecito dare consigli che non sono di non lettura, ma inviti a non perdere tempo o a non lasciarsi suggestionare e a non prendere, nel caso, in modo così univoco le lettere private o solo alcune di questo o quel personaggio che dice la sua: tanto più se è per fargli dire la solita tiritera complottista che rende inutile lo studio della storia o lo riduce alla letture dietrologiche, sempre a senso unico.
      Se, poi, gli inviti a leggere Blondet vengono da chi falsifica anche il proprio nickname e santifica Blondet come taluni sedicenti cattolici non fanno, per dire, nemmeno coi papi perché Blondet gli ha detto che si trattava di omuncoli che erano parte attiva di un complotto o un altro; e nello stesso tempo, il multinick pretende di dare lezioni sul don Giussani-pensiero ridotto a un bignamino insipido da greatest hits dei consigli da vecchia zia di cara memoria: allora, l’invito a non prendere per oro colato ciò che dicono o consigliano questi “consiglieri” non richiesti di lettura e di don Giusani è non solo lecito, ma doveroso.

    • Raider scrive:

      Per favore, sbloccate il mio post? Grazie.

      • Raider scrive:

        Non fate passare i miei post, così i tanti filo-islamici qui in massa convenuti possono illudersi di non trovare un numero equivalente di contraddittori: sbagliano, è carità farglielo sapere anche in questo caso.

    • yoyo scrive:

      Non è serio storicamente neanche abbeverarsi unicamente a fonti paranoiche.

    • Cisco scrive:

      @Leo

      ” E’ ovvio che la comunità ebraica, che è così vitalmente interessata a mantenere il suo predominio esclusivo nei consigli della Giovane Turchia, è ugualmente interessata a tener vive le fiamme della discordia fra l’etnia turca e i possibili rivali , ossia armeni, greci, eccetera […]. Gli ebrei odiano la Russia e il suo governo […]. Gli ebrei possono aiutare i Giovani Turchi con l’intelligenza, l’abilità negli affari, la loro enorme influenza sulla stampa in Europa, e il denaro in cambio di vantaggi economici e infine della realizzazione degli ideali di Israele.”

      In effetti Leo hai proprio ragione: la diffamazione fa parte del metodo, in particolare di quello antisemita.

      • Angelo scrive:

        @Cisco

        Il rapporto di un ambasciatore del più importante impero dell’epoca un pettegolezzo diffamatore ? Che imbecilli questi inglesi a servirsi di questa gente ! E che masochista l’ambasciatore a bruciarsi così la carriera !

        • Raider scrive:

          E che gentaglia in malafede, quella che ricorre al multinick, alla mistificazione permanente, alle dietrologie a senso unico, al taglio e cucito di quello che fa comodo, come fanno sempre e comunque i complottisti islamofili!
          Si parla di genocidio armeno: e dunque, Leslie Davis, console americano a Erzurum, “… riferì da Kharput, il principale punto di transito (dellal deportazione degli Armeni): ‘I turchi hanno già scelto i bambini e le bambine più graziosi. Serviranno come schiavi, se non per scopi più infami.” Lo aveva colpito il fatto di vedere pochissimi uomini e concluse che erano stati uccisi lungo la strada.” Hew Strachan, La Prima Guerra Mondiale. E sul conto dei Curdi anti-armeni – per i filo-islamici, tutti sono anti-armeni, tutti ammazzano i cristiani, meno i turchi e i musulmani! -, la cosa non era cominciata certo con la Grande Guerra, i turchi mettevano etnie, tribù e religioni l’una contro l’altra e poi, mazziavano tutti, ma qualcuno più degi altri: e i Curdi si consolavano così e erano contenti gli fosse consentito razziare e depredare i cristiani, mica solo gli Armeni. Perfino Andrwa Riccardi è costretto a riconoscere che i cristiani, essendo stati autorizzati dal Califfo, dopo secoli, a essere sostenuti, ciascuno da una potenza occidentale protettrice – rispettivamente, i cattolici dai francesi, i protestanti dagli inglesi, gli ortodossi e armeni-nestoriani dai Russi – da aiuti economici, assistenza “morale”, scuole a essi riservate, erano più colti, più istruiti di Turchi e Curdi e perciò, occupavano i posti di rilievo nell’amministrazione pubblica e nelle professioni: cosa che a Turchi e Curdi, proprio, non andava giù: e allora, una volta ogni tanto, si regolavano i conti e dàgli all’infedele e morte al cristiano!
          Quanto a chi ha la faccia tosta e il nickname variabile per dire agli altri che bisogna prima leggere e poi, confrontare e giudicare, è lo stesso complottista di lungo corso in questo sito che a storici, testimoni e giornalisti cui non può replicare altrimenti dice che “è un ebreo, è un’ebrea”: e poi, si mete sofisticare su anti-semitismo e anti-sionismo, dimostrando meglio di chiunque e contro le sue stesse intenzioni – ed è la prova che, per una volta, dice una cosa vera, una -, che l’antisionismo è solo il nuovo nome dell’antisemitismo, che gli islamici di cui è dhimmi diligente non distinguono l’uno dall’altro perché li hanno praticati entrambi.

        • Cisco scrive:

          @Angelo

          In effetti uno che scriva “corrono voci che il suo successore sarà un ebreo, o un turco con un ebreo alle spalle” non mi sembra all’altezza di un ambasciatore, neanche della Repubblica di San Marino. Tuttavia all’epoca – cioè a cavallo tra Ottocento e Novecento – il secolo più antisemita della storia –
          i pregiudizi antiebraici erano la regola nei circoli più in voga dell’epoca, e si diffusero facilmente anche a livello popolare. Basti pensare a Richard Wagner e all’ascesa di Hitler in Germania; all’Affaire Dreyfus in Francia. E fu l’Inghilterra – non la Germana – la patria del razzismo cosiddetto “scientifico”, influenzato dalle scoperte di Darwin, che teorizzava l’essitenza della “razza ariana” quale razza dominante, giustificando un classismo ancora oggi evidente e trasformandosi ben preso in vero e proprio antisemitismo. Quindi all’epoca per bruciarsi la carriera bisognava prendere le difese degli ebrei, non il contrario…

  8. Ang_elo_1 scrive:

    Al tramonto dell’Impero ottomano, il Paese si pose il problema di una nuova identità, diversa dalla vecchia struttura multietnica con il suo sistema dei millet, le minoranze nazionali inserite nella compagine dell’Impero. Il modello che prevalse fu quello dello Stato-nazione, che i Giovani Turchi, formati nelle università europee, al potere dal 1908, mutuavano dall’ideologia della Rivoluzione francese. Uno Stato monoetnico, radicalmente diverso da quello che volevano seppellire. Uno schema che da allora si ripropone – spesso tragicamente, sotto forma di pulizia etnica – ogniqualvolta si cerchi di dare un’identità a un nuovo soggetto politico-territoriale. La decisione di eliminare gli armeni nacque dalla volontà di rifondare lo Stato su questa base.
    Non fu dunque, almeno nel senso del movente primario e fondamentale del progetto, la motivazione religiosa a provocare il genocidio degli armeni.
    I Giovani Turchi erano sostanzialmente agnostici. La religione musulmana servì piuttosto da pretesto per infiammare le masse contro la minoranza cristiana, per cementare l’unità di turchi e curdi – questi ultimi impegnati massicciamente sul piano esecutivo – su questo obiettivo. Ma la prospettiva era quella di “rifondare” l’Impero, ormai sfaldato soprattutto sul versante europeo, guardando a Est, nell’orizzonte ideale dell’unità etnica dei popoli turchi che vivevano oltre l’Anatolia orientale e non conoscevano una realtà di Stato: azeri, kirghisi, uzbeki e così via, oltre il Caspio, fino ai confini della Mongolia. Gli armeni erano l’ostacolo maggiore a questo progetto. Situati sul versante orientale dell’Anatolia, essi interrompevano la continuità geografica con le popolazioni turche situate più a Oriente. Inoltre, sin dalla prima metà dell’Ottocento, gli armeni avevano acquisito un ruolo preminente in seno all’Impero, sia a livello economico che politico. Nella prospettiva “panturca” la gestione dello Stato doveva invece essere controllata esclusivamente dalla maggioranza etnicamente dominante.

    • Cisco scrive:

      @Angelo

      Le “minoranze nazionali” erano talmente ben inserite nella compagine dell’Impero Ottomano, che i massacri degli armeni iniziarono vent’anni prima dell’ascesa al potere dei Giovani Turchi, che completarono l’opera. E’ ossessione questa equivalenza ebreo=massone-complottista. Furono diversi gli ebrei contrari all’Impero Ottomano e che ne denunciarono la barbarie, soprattutto in Francia. E gli stessi antisemiti riconoscono che quella dei cripto-giudei di Sabbatai Zevi erano una setta, quindi generalizzare è ridicolo. E temo che i Giovani Turchi non avrebbero potuto fare nulla senza il sostegno della Germania.

  9. Aleksandrevic scrive:

    @Angelo

    Il rapporto di Sir Gerard Lowther era, appunto, un rapporto che sondava se il terreno ottomano ormai in putrefazione fosse favorevole ad essere spartito ed a chi fosse più favorevole.
    Ricordiamo che la dichiarazione Balfour è del 1917 ed in essa la Palestina viene promessa in regalo ai sionisti.
    E guarda caso da quando esiste lo Stato di Israele, vi è una perfetta concordanza di interessi fra esso e la politica del governo turco.

    • Raider scrive:

      Allora, vediamo, nell’ordine:
      – alla fine “dell’Impero ottomano, il Paese si pose il problema”: cioè, chi? Il Paese non esisteva, per ammissione stessa dei filo-islamici multinick, era un arretrato carrozzone tagliato fuori dalla storia perché l’Islam non poteva più contare sulla forza miliatre per espandersi e annettersi nazioni e popoli proogredoto e non poteva sussitere quale coacervo di religioni, etnie, tribù, clan senza nulla che li rendesse coesi, se non l’oppressione brutale dei Califfi: era il califfo che si poneva “il problema di una nuova identità”? Un’élite formata dove, nelle madrasse? Ma di chi parlano e di che parlano, questi deliranti islamici e filo-sialmici che rimpangono il califfsato che l’Isis gli sta rimettendo in piedi?;
      – “il Paese si pose il problema di una nuova identità, diversa dalla vecchia struttura multietnica con il suo sistema dei millet, le minoranze nazionali inserite nella compagine dell’Impero”: ah, bene! E come pensavano di risolvere il problema? I complottisti che tutto sanno, non lo dicono perché quelli che ne sanno più di loro e cui i complottisti chiedono lumi non lo sanno neppure loro;
      Notare, poi, la mistificazione grossolana:
      – “la decisione di eliminare gli armeni nacque dalla volontà di rifondare lo Stato su questa base”: quindi, le élite non giudiacihe, non massoniche, non occidentalizzate non avevano nulla da proporre e forse, nemmeno esistevano, se no i multinick avrebbero auvto qualcosa da dirci sui meravigliosi progetti di rinnovamento naziponale e civiole che mantenesse vivo e vegeto in tutto il suo spleondore il Califfato dal
      Mar Golfo Persico al Mediterraneo all’Atlantico: col risultato che, siccome “la decisione di eliminare gli
      armeni nacque dalla volontà di rifondare lo Stato su questa base” per altezza di Piani che salvano l’Islam “Non fu dunque, almeno nel senso del movente primario e fondamentale del progetto, la motivazione religiosa a provocare il genocidio degli armeni”: Ah, sn? E i greci, i protesranti, i cattolici, chi li uccise, visrto che furono fatti a pezzi i cristiani e non gli altri? Anche qua, i multinick omettono le paranoie fumose che gli escono da tutte le parti.
      E che dire delle altre amenità che sembrano scaturite dalla fervida mente vuota di quei “progettisti” di una riforma del califfato abortita per colpa dei Giovani Turchi? I complottisti filo-islamici che vogliono, fortissimamente Eurabia raccontano vaneggaindo che questi rivoluzionari che avevano l’Occidente come modello di civiltà , mentre la Turchia veniva smembrata, spingevano strabicamente lo sguardo fino alla Mongolia… E la ciliegina per giunata alla derrata: “Gli armeni erano l’ostacolo maggiore a questo progetto”. Gli Armeni! Una altro accesso di follia pura dei paranoici complottisti Gli ARmenio non contavano nulla! L’Armenia non esisteva come nazione indipendente! faceva parte dell’Impero zarista o era stata annessa con le armi dal Califfato secoli e secoli prima! E l’ostacolo ai sogni del garnde turan era l’Armenia! Non i russi, i persiani, i cinesi e i soliti, perfidi occidentali che avevano formato nelle loro UNiversità e accademie a propria immagine e somiglianza i Giovani Turchi: no, erano gli Armeni della Turchia l’ostacolo principale! Roba che si stenta credere alle bestialità che i complottisti filo-islamici accumulano una per una e sapralre tutte assieme per continuare a stordirsi di paranoie…
      E quest’altro qua, che, poi, è sempre lo stesso: la dichiarazione Balfour! Ma se se non p mai staata un vincolo per nessuno, se gli inglesi hanno tentato di scaricare gli Ebrei per tenere buoni gli arabi, che non ne volevano sentire e perciò, infatti, si alleavano con Hitler! E guarda caso, per questi filo-islamici nostalgici sfegatati di tutti i dittatori, comunisti, nazisti e islamci, chiunque non sia contro Israele è servo degli ebrei, neppure degli israeliani, no, proprio degli Ebrei: e di fronte a un Erdogan che manda flottille, spera che l’Isis gli risolva il problema curdo come i Curdi gli hanno risolto quello armeno e minaccia il Papa, questi falsificatori compulsivi che duettano sotto falsi nickname sproloquiano di “perfetta concordanza di interessi” fra Israele e governo turco. Il conflitto di interessi, invece, è fra tutti loro complottisti e un minimo di aderenza alla realtà delle cose e a qualunque barlume di logica quanta ve ne può essere anche solo nei fatti che sono da tutti loro sistematicamente falsificati.

    • yoyo scrive:

      Ma a chi la raccontate!?

  10. Ang_elo_1 scrive:

    A proposito: il mio commento erano lun brano estratto da una intervista fatta nel 2005 a Padre Boghos Zekiyan, sacerdote veneziano di rito armeno recentemente nominato arcivescovo dalla rivista 30Giorni.

    • yoyo scrive:

      È vero che i Giovani Turchi si ispiravano al nazionalismo giacobino imperante nei regimi liberali ottocenteschi, ma non erano ebrei travestiti, né giudaizzanti, come qualcuno cerca di propagandare.

    • Raider scrive:

      A proposito di che, complottisti che date la parola solo a quelli che ti fanno comodo e in assoluta buonafede possono sbagliare? Quanti milioni di armeni si potrebbero citare che dicono tutt’altro? E tutte le strampalate teorie spacciate qui dal solito multinick falso e falsificatore è stato obiettato in modo da smentirle e evidenziarne la ridicolaggine: invece di smentirle, il multinick fa quello che altre volte ha fatto: fa finta che si tratti di un indovinello e dice chi lo ha detto o scritto, cioè. a chi ha rubato o di chi s0ono le parole distorte e strumentalizzate caso per caso.

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