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Egitto, l’esercito uccide 13 manifestanti. Rischio «colpo di Stato» – RS

novembre 21, 2011 Redazione

Tra sabato e domenica 13 morti e migliaia di feriti. I manifestanti in piazza Tahrir chiedono all’esercito di lasciare la guida del Paese. Dura la reazione delle forze armate che spara sulla folla. Le elezioni del 28 novembre sembrano a rischio, i Fratelli Musulmani chiedono che non vengano rinviate o sarebbe un «colpo di Stato»

Le elezioni in Egitto, previste per il 28 novembre, potrebbero essere a rischio, anche se il governo e le forze armate assicurano che avranno luogo nei tempi previsti. “Gli scontri dello scorso fine settimana tra i manifestanti e le forze di polizia - affiancate anche ieri dai soldati – sono stati i più violenti dai giorni della rivoluzione che ha rovesciato Mubarak. Gli 11 morti di ieri si aggiungono ai due manifestanti uccisi il giorno prima. Il totale dei feriti con i circa 200 di ieri ha ampiamente superato il migliaio” (Corriere, p. 2).

“Le forze di sicurezza sono intervenute ieri per disperdere i dimostranti che occupano la piazza da sabato. Se il 25 gennaio giurarono di restare finché Mubarak non fosse andato via, oggi il grido è lo stesso: «irhal», vattene. Ma il bersaglio sono i generali, che hanno sostituito il presidente alla guida dell’Egitto. La mattina di domenica è iniziata con lanci di lacrimogeni da una parte e di pietre dall’altra. I ragazzi con le mascherine sul volto hanno costruito barricate e lanciato molotov per difendere il sit-in dagli attacchi della polizia anti-sommossa che secondo i testimoni sparava proiettili di gomma e pallini da caccia” (Corriere, p. 2).

“Il ministro della Cultura, Emad Abu Ghazi, ha rassegnato le dimissioni protestando per la repressione. Tra i candidati che hanno sospeso la campagna elettorale, ci sono Mahmoud Salem (blogger) e la giornalista Gameela Ismail. Dicono che il voto non ha senso se i generali mantengono il potere fino alla scrittura della nuova Costituzione. (…) Il candidato alla presidenza Mohammed ElBaradei ha condannato «l’uso eccessivo della forza, simile ad un massacro, contro civili innocenti che esercitavano il loro inalienabile diritto a manifestare» e ha detto di «simpatizzare con le richieste crescenti che giungono da diverse parti per un governo di salvezza nazionale». Ma la Fratellanza Musulmana, pur condannando la repressione delle proteste e chiedendo che l’esercito fissi una data per cedere il potere, ha avvertito che rimandare il voto sarebbe l’equivalente di «un colpo di Stato»: sono i favoriti, e le loro proteste di piazza scuoterebbero il Paese” (Corriere, p. 2).

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