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«Dr. House non è più un mito ma un semplice personaggio, meglio dirgli addio»

aprile 24, 2012 Carlo Candiani

Intervista a Carlo Bellieni, medico neonatologo e autore del libro “Dr. House: follia e fascino di un cult movie”.

Dal 24 aprile, Canale 5 manderà in onda l’ottava e ultima stagione di una serie che ha fatto la storia della tivù globale: House, M.D.. Un originale impianto narrativo che passa dal “medical drama” puro al thriller, al dramma d’introspezione esistenziale, dove emerge la figura del Dr. House, antipatico e irritante con i colleghi, dipendente da farmaci, imprevedibile nelle diagnosi, enigmatico. «Col tempo House si è trasformato da mito a personaggio» spiega Carlo Bellieni, neonatologo, docente all’Università di Siena e fan della serie sin dalle prime puntate. «Purtroppo nelle ultime stagioni ha perso molto della sua originaria particolarità: ora è un tipo buffo, come ce ne sono molti altri. A noi piaceva l’House mitologico, un uomo misterioso e grandioso, che ha fatto scuola e che va visto e rivisto ».

Vuol dire che ora è una caricatura?
Dopo la quinta stagione, direi di si. La produzione e gli sceneggiatori l’hanno trasformato a tavolino, togliendogli quell’aurea gotica, le scene tetre e le luci basse, la presenza continua della pioggia che accompagnava House quando sembrava comparire dal nulla. Ora gli è stato tolto il dolore, per favorire l’aspetto burbero e spiritoso. Una scelta politicamente corretta: l’eroe televisivo non può essere dolorante, né dipendente dalle droghe, né strutturalmente cattivo.

Eppure proprio per questo piaceva al pubblico.
Infatti. Credo che gli autori abbiano peccato di sciocco bigottismo. Proprio attraverso le tue caratteristiche così fastidiose riuscivano a passare dei messaggi particolari. Ora, per ammiccare al grande pubblico, non passa più niente.

Nel libro che ha scritto con Andrea Bechi (Dr. House: follia e fascino di un cult movie/ed. Cantagalli) definisce House come un uomo alla ricerca del senso religioso.
Per senso religioso intendo la certezza che non sia tutto relativo. Fuori da qualche parte c’è una verità che ci sfugge ma che dobbiamo ricercare con tutte le nostre forze, dentro la fatica di ogni giorno. Questo era il grande messaggio dell’House delle prime stagioni, non solo a livello religioso, anche dal punto di vista medico, come per esempio distinguere un trattamento buono da uno cattivo o il non considerare il disabile come un soggetto di serie B. Le prime puntate della serie hanno una forza e una capacità di commuovere unica.

Molti criticano il Dr. House perché dimostra più interesse per la malattia che per il malato.
House è una favola, grazie a Dio non c’è nessun medico che tratta i malati come li tratta lui. È una figura di fantasia, attraverso la quale si imparano criteri morali profondi.

Senza fare spoiler, cosa vedrà lo spettatore in questa stagione appena iniziata? È già stato detto tutto?
Un po’ sì: è finita la sua storia d’amore con la Caddy, è guarito dal dolore alla gamba, non si droga più: non ci saranno insomma grandi novità. Rimane comunque, un telefilm unico e irripetibile e consiglio vivamente ai lettori la visione delle prime cinque stagioni.

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