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Diabolik, cinquant’anni di creatività all’avanguardia Video

novembre 20, 2012 Chiara Rizzo

Una mostra a Milano celebra il compleanno dell’affascinante ladro del fumetto. Angela e Luciana Giussani hanno disegnato intorno a Diabolik un universo di effetti speciali futuristici e di personaggi raffinati

Era il primo novembre 1962 quando il più elegante, enigmatico, astuto ladro fece la sua apparizione sulla scena del fumetto italiano. Le sue autrici erano due sorelle della Milano bene, che nulla c’entravano col crimine, almeno sino a quel giorno: perché Diabolik ha subito fatto innamorare di sé gli italiani, prima ancora che Eva Kant, l’algida compagna dallo chignon biondo. Cinquant’anni e non averli mai sentiti, perché Diabolik, dalle pagine di carta di un fumetto italiano, ha saputo racchiudere trame noir sempre avvincenti, personaggi psicologicamente raffinati e, soprattutto, tecnologie e armi, trucchi e colpi di scena tanto avveniristici da aver anticipato gli effetti speciali hollywoodiani. Ecco perché in occasione del compleanno del ladro dagli occhi blu, la casa editrice Astorina ha aperto le porte al mondo di Diabolik con una mostra al museo della scienza e della tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano (“Cinquant’anni vissuti Diabolikamente”, fino a domani 21 novembre, ingresso gratuito).

EFFETTI SPECIALI.  L’innovazione, unità alla creatività delle sorelle Angela e Luciana Giussani, sono i tratti principali di questo fumetto. Ecco dunque esposte la mitica Jaguar e-coupé nera del 1962 che da sempre accompagna il ladro nelle sue rocambolesche fughe, e qui esposta nel modello originale insieme a tanti altri “modellini” con i congegni che le Giussani inventavano un numero dopo l’altro: la Jaguar con le ruote che si trasformano in assi capaci di risalire una scalinata, quella che si trasforma in elicottero e porta in salvo il nosro eroe. Le Giussani erano appassionate dalla scienza e dalla tecnica, e attente osservatrici dell’attualità. Solo un anno prima del debuto di Diabolik era decollato il “razzo” aerospaziale della Nasa (non si chiamava ancora missile). E loro, pur non avendo mai studiato tecnologie avanzate, rivisitarono i razzi anche con il loro Diabolik, che spesso li usava in versione mignon, come cerbottane.
Ma Diabolik ha portato in Italia anche la tecnologia che ancora non esisteva: è stato in questi fumetti che si sono visti i primi telecomandi del paese. Quelli che usa Diabolik (qualcuno riprodotto in scala anche alla mostra) erano grandi come una radio, e avevano antenne paraboliche lunghissime ma permettevano, con un movimento impercettibile, di gettare qualche arma a gas per uccidere i nemici (il ladro dagli occhi azzurro ghiaccio, infatti, è anche un esperto di veleni e armi chimiche).

Nel fumetto appare anche uno dei primi robot italiani. Diabolik, infatti, odia il computer (lo ha usato in un solo episodio), ma in compenso ha usato un robottino già nel 1963 per portare a termine un colpo impossibile a qualsiasi umano. Nemmeno 007-James Bond, a quei tempi, nei suoi film poteva contare su una tecnologia tanto avanzata.

UN UNIVERSO UNICO. Dietro gli oggetti, le tavole del fumetto o le pagine della sceneggiatura, pure esposti, quello che emerge con maggiore forza è il rarefatto mondo, così elegante e misterioso, che le sorelle Giussani costruirono intorno al ladro. Perché il vero enigma che intriga ad ogni episodio è quello mai pienamente svelato delle identità dei protagonisti. Di Diabolik si sa che è il ladro senza un nome, perché salvato dal mare, appena neonato, da un gruppo di criminali che vivono in un’isola, King: ma nessuno è mai riuscito a dirimere il mistero contenuto in quello sguardo di ghiaccio (ispirato all’attore Robert Taylor, ammirato dalle Giussani), sempre capace di gesti nobili.
Di Eva Kant i lettori conoscono parte del passato: sanno che era una cantante e che poi era rimasta misteriosamente vedova ed ereditiera di un diamante preziosissimo, lo stesso grazie al quale ha conosciuto Diabolik. E poi c’è l’ispettore Ginko, l’alter ego di Diabolik, il poliziotto che fa della caccia al ladro la missione di vita: solo che nelle pagine delle sorelle Giussani, come un po’ nella vita reale, non c’è una distinzione farisaica tra buoni e cattivi e se Diabolik è l’eroe, ma non senza macchia, Ginko finisce sconfitto ad ogni episodio ma non è mai il perdente.
Le Giussani in poco tempo si ritrovarono davanti ad un successo che non avevano mai pensato. È stato anche per questo che il fumetto è stato una palestra per una piccola scuola di disegnatori e soggettisti che ha contribuito a fare dell’Italia e di Milano un centro della creatività. Cinquant’anni dopo il loro personaggio è ancora tremendamente affascinante e in forma. C’è già grande attesa per il telefilm “diaboliko” che Sky Cinema sta realizzando per il 2014.

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