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Costituzione Ungheria. Repubblica, Corriere e Sky se ne fregano delle ragioni di Orban

febbraio 22, 2012 Andrea Camaiora

József Szájer, padre della Carta che ha tanto scandalizzato i nostri media, viene in Italia per «per rimediare a errori e inesattezze che sono state dette e scritte in abbondanza sul nostro Paese». Ma le testate italiane che hanno dipinto l’Ungheria come uno Stato “medioevale” lo snobbano.

Sembrava si stesse rivolgendo proprio a Repubblica e al Corriere della Sera l’ambasciatore János Balla quando ieri mattina, presso l’ambasciata d’Ungheria a Roma, ha aperto l’incontro con l’eurodeputato Ppe József Szájer, presidente della Commissione per la Redazione della Legge Fondamentale Ungherese: «Abbiamo voluto organizzare questo incontro anche per rimediare a errori e inesattezze che sono state dette e scritte in abbondanza a proposito del nostro Paese». 
In effetti l’importante appuntamento organizzato dall’ambasciata di Ungheria in Italia ha visto un’assai scarsa partecipazione di giornalisti e l’assenza proprio di quelle testate che hanno guidato in questi mesi l’indignazione a comando contro il governo di centrodestra di Viktor Orban.

Anche Sky, che si è distinta, si fa per dire, con un attacco in grande stile al popolo magiaro durante la puntata della trasmissione Jet Lag andata in onda sabato scorso, ha ben pensato di disertare una conferenza stampa in cui l’europarlamentare Szájer ha avuto modo di sfatare diversi falsi miti sul proprio Paese, accettando al tempo stesso un confronto a tutto campo.
L’Ungheria di Orban, parati nel migliore dei modi i durissimi colpi subiti da una offensiva trainata dalla sinistra europea, ora cerca di passare al contrattacco. Ecco perché Szájer dopo aver incontrato la stampa si è apprestato a parlare, ieri sera, agli studenti della maggiore università americana in Italia, la John Cabot.

Il “padre” della dichiarazione sulle contestate radici cristiane dell’Ungheria ha voluto iniziare proprio da questo aspetto il suo intervento: «Nella nostra Carta fondamentale non abbiamo voluto iscrivere principi estranei al popolo magiaro, bensì valori che dovrebbero essere patrimonio condiviso di tutta l’Europa. Badate: non c’è stato alcun approccio ideologico nel richiamo al re Santo Stefano. La cristianità ha avuto un ruolo fondamentale nella storia ungherese».
«Nel mio Paese – ha aggiunto l’eurodeputato di Fidesz (il partito di Orban, ndr) – non  c’è alcuna discriminazione, tantomeno dopo l’approvazione della nuova Carta Costituzionale. Gran parte di ciò che è stato sollevato contro l’Ungheria fa parte di un confronto politico che si è svolto a livello internazionale e che ignora ciò che realmente si dice o si pensa nel mio Paese. Le articolazioni democratiche sorte via via dopo la fine del comunismo sono state finalmente codificate in un testo organico che supera la Costituzione vigente fino a ieri: quella adottata nel 1949 e copiata a sua volta dalla costituzione sovietica del 1936».

«Pochi sanno – ha aggiunto Szájer – che, pur non avendone l’obbligo, abbiamo infine consultato il popolo magiaro sul testo della legge, prima della sua adozione in via definitiva. Al nostro questionario abbiamo ricevuto ben un milione di risposte dalle quali si evinceva una sostanziale approvazione delle modifiche proposte».
A Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa che ha espresso perplessità in ordine alla nuova legge sui media e che aveva organizzato un discusso sit-in davanti alla sede dell’ambasciata ungherese l’11 gennaio scorso, Szajer ha risposto con fermezza spiegando che la legge ungherese non è più restrittiva di quella di Paesi avanzati come la Gran Bretagna.
Infine József Szájer ha sottolineato come da tutti i punti di vista a nuova Costituzione richiama i magiari ad un maggior senso di responsabilità nei confronti delle giovani generazioni.

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