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Colli Lanzi: «Bisogna far partire l’apprendistato di primo livello»

febbraio 11, 2013 Matteo Rigamonti

Secondo l’amministratore delegato di Gi Group, viviamo in «un sistema più attento a generare posti inutili in cambio di voti, piuttosto che a formare».

«Il mondo del lavoro ha subìto numerosi cambiamenti, soprattutto negli ultimi mesi, per questo abbiamo recapitato ai candidati di Pd, Pdl e Lista Monti le domande che arrivano dal settore in cui operiamo da anni». Stefano Colli Lanzi amministratore delegato di Gi Group (la prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà, a livello mondiale, nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro) prepara così il terreno alla tavola rotonda che si terrà a Milano il prossimo 11 febbraio, alla presenza di Pietro Ichino, Carlo dell’Aringa e Mariastella Gelmini.

A sei mesi di distanza dall’entrata in vigore della riforma Fornero che bilancio si può fare dell’effetto avuto sull’occupazione?
L’occupazione si genera con la crescita economica: in un periodo di crescita negativa è davvero difficile ottenere risultati positivi in termini occupazionali. Per capire in profondità cosa sta accadendo e quali aggiustamenti potrebbero essere necessari per agganciare al meglio la ripresa – quando avverrà – la nostra fondazione Gi Group Academy ha per questo dato vita ad un Osservatorio Permanente sulla Riforma del Mercato del Lavoro, che presto fornirà i primi dati.

Quali sono i motivi profondi di questa brutta crisi dell’occupazione (“in Italia manca il lavoro” si sente spesso dire) nei confronti dei quali la modifica delle regole in materia può fare ben poco?
La crisi è legata al debito eccessivo, alla bassa produttività e ad un sistema, il nostro, più attento a generare posti di lavoro inutili in cambio di voti che a formare persone, sia quanto alle competenze fondamentali per il mercato che alla necessaria educazione ad una maggiore assunzione di responsabilità personale nel proprio compito lavorativo.

L’emorragia della disoccupazione in Italia non sembra destinata ad arrestarsi e la ripresa è ancora lontana. Di quali interventi necessita il mercato del lavoro per poter riprendere fiato e per far sì che chi vuole assumere ma non riesce possa farlo?
Occorre agire rapidamente sul cuneo fiscale – abbiamo un costo del lavoro tra i più alti in Europa, a fronte di un livello salariale tra i più bassi – per rendere le imprese più competitive e i lavoratori in grado di spendere di più. Dobbiamo inoltre passare dalla difesa del “posto di lavoro” a tutti costi, anche se improduttivo, alla difesa del lavoro, con la costruzione di maggiore impiegabilità per le persone.

Quali misure possono realmente contribuire ad abbattere il costo (fiscale e previdenziale) che grava sul lavoro in Italia?
Oltre a quanto detto occorre abbassare la contribuzione sociale allargando la base su cui la si applica, ad esempio, facendo emergere il lavoro nero. Ma anche ridurre i costi della spesa pubblica.

Cosa si può fare per migliorare l’apprendistato?
Per i giovani bisogna innanzitutto far partire l’apprendistato di primo livello, importando in Italia le best practices già consolidate in Germania. Circa l’apprendistato professionalizzante occorre portare a zero la contribuzione, rimodulare la retribuzione su livelli più simili al resto dell’Europa (dove è pari al 30% circa del salario di destinazione) e permettere che il contratto di apprendistato possa essere interrotto ad un costo predefinito. Inoltre è molto importante svolgere una seria attività di orientamento affinché la scelta dei percorsi scolastici avvenga anche sulla base della domanda di profili professionali da parte delle imprese.

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