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Chernobyl Diaries, mutazioni nucleari da brividi

giugno 20, 2012 Elisabetta Longo

D’estate le uscite dei film horror si moltiplicano. Fa caldo e non c’è niente di meglio che farsi refrigerare dall’aria condizionata del cinema e dai brividi di un film ad alto tasso di adrenalina. A scrivere Chernobyl Diaries, in uscita oggi, è Oren Peli, creatore di Paranormal Activity, il film a più basso costo e […]

D’estate le uscite dei film horror si moltiplicano. Fa caldo e non c’è niente di meglio che farsi refrigerare dall’aria condizionata del cinema e dai brividi di un film ad alto tasso di adrenalina. A scrivere Chernobyl Diaries, in uscita oggi, è Oren Peli, creatore di Paranormal Activity, il film a più basso costo e più alto guadagno mai  realizzato. Pazienza se non è piaciuto a tutti, lui ha intenzione di continuare a inventare storie. E questa volta prende spunto dalla vita reale, dalla storia del disastro nucleare di Chernobyl e dalla città evacuata di Pripyat, dopo il 26 aprile 1986.

Protagonisti, come sempre, un gruppo di ragazzi. Che hanno la mirabolante idea di intraprendere una gita di “turismo estremo”, usando un ex militare come guida. Il programma della giornata dovrebbe essere semplice, visitare la città che è stata evacuata e abbandonata nel giro di un paio d’ore a causa dell’alto tasso di radioattività, fare foto ai palazzoni deserti e spettrali e andarsene via prima che il livello di radiazioni prese sia troppo alto e nocivo. Ovviamente c’è l’imprevisto, il pulmino con il quale hanno intrapreso il viaggio ha un problema e intanto la notte è calata. E di notte a Pripyat succedono cose strane e i ragazzi si trovano a dover lottare con qualcosa che non conoscono e che non conosce nemmeno lo spettatore perché ha il loro stesso punto di vista, in una corsa contro il tempo tra androni immersi nell’oscurità e i sotterranei angoscianti dei reattori della centrale, fino al finale inaspettato.

Gli attori sono stati ripresi tra Belgrado e l’Ungheria per evidenti problemi di sicurezza, ma la città di Pripyat in altri casi è davvero stata usata come set di alcuni videoclip musicali, o come scenario da videogioco per la serie Call of Duty, o S.t.a.l.k.e.r. in cui i giocatori impersonano dei soldati che si aggirano tra i mille pericoli della città radioattiva. Su Facebook, alla notizia dell’uscita di un film horror ambientato nei luoghi del disastro, qualcuno ha fatto partire una petizione per boicottarlo, considerando la pellicola irrispettosa. Ma dalle parti di Kiev nessuno si è particolarmente scandalizzato, visto che le autorità governative della città hanno lucrato per anni con “tour di turismo estremo” organizzati per curiosi turisti pronti a sborsare dai 200 ai 400 dollari per un paio d’ore a Pripyat. Peccato che il giro sia stato ritenuto troppo pericoloso per la salute e sia stato bandito ai temerari viaggiatori. E pensare che la cittadina in cui vivevano gran parte dei lavoratori della centrale di Chernobyl fu sì evacuata, ma circa cinquecento persone vi fecero ritorno, non curandosi dei rischi, ammalandosi poi gravemente. Una storia molto più angosciante di quella raccontata in Chernobyl diaries.

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1 Commenti

  1. Paolo says:

    Sono stato a Chernobyl per lavoro e studio.
    Non ho pagato 1 centesimo di euro per la visita ‘turistica’ a Pryapt.
    Attualmente in quella zona vivono e lavorano alcune migliaia di persone tra militari addetti alla sorveglianza, ricercatori, tecnici e semplici cittadini che non si sono mai voluti allontanare o sono tornati col tempo (ho visitato anche una chiesa ortodossa normalmente frequentata, ha un bel giardino curato con orto ed i fedeli la tengono in ordine).
    Fino al 2004 gli altri 3 impianti attigui, facenti parte della medesima centrale ove avvenne il disastro, hanno continuato a funzionare normalmente con le centinaia di operai, tecnici ed impiegati necessari.
    I livelli di radioattività (che ho monitorato di persona) sono confrontabili a quelli della radiazione di fondo in media presente in una qualsiasi città italiana.
    Nessuno nella zona ha subito danni certificati da radiazione oltre alle persone direttamente colpite il giorno stesso dell’incidente, alcuni tecnici-soccorritori disgraziatamente non consapevoli o non sufficientemente informati del rischio ed alcuni operai addetti alla costruzione del sarcofago.
    Oltre alla mia esperienza diretta valgono le dichiarazioni dell’ONU e del Chernobyl Forum, che riunisce lo studio di tecnici e scienziati provenienti da tutto il mondo, i quali hanno lavorato in situ o hanno raccolto dati in tutte le zone contaminate negli ultimi 26 anni.
    I governi di Ucraina e Bielorussia hanno concordarto un piano di ripopolazione delle zone evacuate e finalmente si intravede la fine di questo incubo esasperato da fiumi di menzogne; intanto sorella natura, subito, a partire dal giorno dopo, ha provveduto affinchè piante ed animali si moltiplicassero rigogliosamente ed in perfetta salute.

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