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Caro Renzi, con l’aumento delle tasse sulle fondazioni bancarie lei ruba ai ricchi per rubare ai poveri

novembre 25, 2014 Redazione

L’appello di don Rigoldi (Fondazione Cariplo) e don Bazzari (Don Gnocchi): «La Legge di stabilità rischia di penalizzare il no profit, è sussidiarietà al contrario»

Non passerà senza lasciare segno – c’è da augurarselo – la lettera indirizzata ieri al «caro Matteo Renzi» attraverso le pagine del Corriere della Sera da don Gino Rigoldi, da 41 anni cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano e membro della Commissione centrale di beneficenza della Fondazione Cariplo, una delle fondazioni bancarie più attive nel sostegno al no profit in Italia. Ed è proprio per quest’ultimo aspetto che don Rigoldi ha deciso di scrivere a Renzi. Perché il vertiginoso aumento della tassazione previsto per questi enti dalla Legge di stabilità (il prelievo sarebbe addirittura quadruplicato) rischia di ritorcersi pesantemente proprio contro il terzo settore.

UN PIANO MOLTO UTILE. «In un periodo di grave crisi economica ma anche culturale e sociale, chi lavora nel terzo settore si è trovato sempre più in difficoltà per la scarsità di fondi pubblici», ricorda don Rigoldi. «La nostra Fondazione ha di fatto garantito in questi anni risorse importanti per permettere al no profit di liberare le proprie energie migliori per integrare (e a volte per supplire a) tutta una serie di interventi che il pubblico non fa». Il cappellano del Beccaria cita l’esempio dell’housing sociale e in particolare del piano “Abita Giovani”, «un progetto sostenibile, con i conti in ordine», «nato in Fondazione Cariplo e adesso modello nazionale. È stata una gioia nei mesi scorsi consegnare a circa duecento giovani coppie dei begli appartamenti, ben ristrutturati secondo i loro desideri, per un affitto che è circa la metà di quello che si paga a Milano».

260 MILIONI IN MENO. Ma sono purtroppo gli interventi come questi che il governo Renzi minaccia di colpire con la Legge di stabilità. Nel testo don Rigoldi dice di aver individuato «segnali positivi per il terzo settore»: per esempio l’incremento della deducibilità fiscale delle donazioni dei privati (sebbene occorre chiedersi onestamente «quante persone possono permettersi di donare 30 mila euro a progetti sociali») e «l’innalzamento di 50 milioni del tetto del 5 per mille». Tuttavia «l’aumento della tassazione a carico delle Fondazioni taglierà però risorse destinate al non profit per un importo complessivo di 260 milioni di euro (60 dei quali a carico della sola Fondazione Cariplo)». Il sacerdote milanese vede il rischio «di dare con una mano per togliere con l’altra». E togliere probabilmente molto di più di quanto non si sia dato.

RUBARE AI POVERI. Perciò, sembra suggerire don Rigoldi, il governo non creda di “rubare ai ricchi” aumentando le imposte sulle fondazioni bancarie: in questo modo «solo apparentemente si tassano le rendite di capitale, in realtà si stanno sottraendo risorse al terzo settore e si fa sussidiarietà al contrario». Ci saranno sicuramente enti che abusano dello statuto di fondazione per fare affari poco limpidi, «ma allora – insiste il sacerdote – sarà compito del ministro dell’Economia condurre i controlli che evitino malagestione e mancanza di trasparenza». Quanto alla Cariplo, «è una fondazione di erogazione: fa donazioni a fondo perduto utilizzando i proventi (dedotti dei costi di funzionamento) derivanti dalla buona gestione del patrimonio. Quanto più esso produce, tanto più si eroga e tanto più, di conseguenza, si sostengono la sussidiarietà e il cambiamento dal basso».

INDUBBIA SOTTRAZIONE. Anche don Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi, “gigante” della sanità no profit, esprime (ma dal punto di vista del terzo settore) i medesimi timori di don Rigoldi. In una intervista a Radio Vaticana don Bazzari si appella «a tutti coloro che sono addetti alla elaborazione della Legge di stabilità perché tengano conto delle conseguenze di certe decisioni». Il terzo settore, spiega, «si alimenta nelle sue attività, attraverso il fundraising oppure con progetti che vengono finanziati anche dall’ente pubblico e, in ultimo, attraverso le fondazioni bancarie (sono 88) che erogano finanziamenti per il sostegno». Se il testo della finanziaria andrà in porto così com’è, «c’è indubbiamente una sottrazione nelle casse del terzo settore».

CHI VUOLE “LA ROBA”. Saranno penalizzate, dettaglia il presidente della Fondazione Don Gnocchi soprattutto quella «miriade di piccole associazioni che non riescono a reggere l’impatto con questi bisogni che hanno un significato, una valenza notevolissima soprattutto nella capillarità di presenze nel territorio e nei volti, nomi e cognomi… Non solo nei dati».
Del resto lo stesso don Bazzari lo aveva già spiegato in una intervista concessa proprio a Tempi nel 2011: «L’opera, l’opera è l’incarnazione della personalità cristiana! (…) Lo esigiamo a noi stessi e lo chiediamo ai nostri pastori, vescovi, autorità. Perciò, noi della Fondazione non molliamo. Anche perché sappiamo bene che l’anticlericalismo, il secolarismo, non vuole distruggere le nostre idee. Vuole incamerare la nostra “roba”. (…) La nostra Fondazione opera in sanità, un settore strategico per il futuro – pensi solo al problema degli anziani – può immaginare lei quanto profit è lì, che bussa alla porta…».

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