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Racconta gli orrori di un gulag femminile, il Partito comunista fa chiudere il mensile cinese Lens

maggio 8, 2013 Leone Grotti

Hanno messo in piazza uno degli aspetti più terribili del regime in Cina. E questo non è piaciuto al Partito comunista, che ha deciso di bloccare la pubblicazione del mensile Lens dopo che ad aprile ha sbattuto in prima pagina gli orrori del campo di lavoro femminile (laojiao) di Masanjia.

LAVORO E TORTURE. Come vi abbiamo raccontato, il laojiao di Masanjia è uno dei 300 campi di rieducazione attraverso il lavoro attivi in Cina. Qualunque persona può esservi rinchiusa fino a quattro anni senza processo. A Masanjia le detenute lavorano tra le 12 e le 14 ore, anche se sono malate, e vengono picchiate e torturate se sono troppo lente o non rispondono agli standard di qualità previsti dal campo di lavoro. Il Partito, grazie al loro lavoro, guadagna 100 milioni di yuan all’anno (circa 12 milioni di euro).

NON CONVIENE PARLARE. Lunedì scorso un membro dello staff di Lens ha annunciato che il numero di maggio è stato sospeso. «Dovremmo riuscire a uscire ma l’articolo dello scorso mese ci ha creato qualche problema», ha detto a Radio Free Asia (Rfa) prima di aggiungere: «Ora però non mi conviene parlare».

EX DETENUTE MINACCIATE. Una delle ex detenute intervistate dal mensile, Zhao Min, è stata contattata in settimana dalla polizia, che le ha raccomandato di non rilasciare interviste a media esteri. Altri due ex detenuti sono stati visitati dalla polizia, che li ha minacciati di non parlare più. Intanto i media controllati dal Partito hanno attaccato il servizio di Lens, scrivendo come sul Legal Daily che vi si afferma il falso basandosi su fonti estere collegate al movimento spirituale Falun Gong, ampiamente perseguitato dal regime.

STORIE REALI. La risposta dello stesso mensile non si è fatta attendere: uno dei giornalisti che ha realizzato l’inchiesta ha dichiarato in forma anonima a Rfa: «Ci abbiamo messo molto tempo per raccogliere informazioni [su Masanjia, ndr]. Lens ha sempre coperto temi di ordine sociale, abbiamo sempre pubblicato storie dagli interessanti risvolti umani». Storie che anche grazie all’avvento di internet il Partito comunista fa sempre più fatica a controllare e bloccare.

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