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Perché uno studente del 2013 dovrebbe ancora studiare il Latino? La risposta è che il Latino serve a tutto

febbraio 20, 2013 Giovanni Fighera

Sono le ultime settimane per l’iscrizione alle scuole superiori. L’altro giorno al riguardo una madre mi ha chiesto se ci sia poi così tanta differenza tra affrontare un Liceo con o senza il Latino (questa opzione è oggi sempre più diffusa). Gli studenti delle medie sono sempre più spaventati da questa disciplina e preferiscono evitarla, forse per la paura di fare eccessiva fatica.

Mi sembra opportuno allora chiedersi: a che serve il Latino? È proprio così opzionale il suo studio? Premetto che sono fermamente convinto che chiunque abbia affrontato seriamente lo studio del Latino non abbia dubbi sulla sua utilità. Sono altrettanto convinto che studiarlo male non serve a nulla, mentre se lo si affronta con serietà serve a tutto, perché illumina di una luce nuova ogni ambito. In un certo senso per l’uomo tutto ciò che non è amico e non è conosciuto è come se fosse nemico, non valorizzato, non utile per la vita e per la crescita. La conoscenza del Latino permette di apprezzare maggiormente molti aspetti della realtà. Ma quali? Solo lo studio e l’esperienza possono testimoniarlo a ciascuno. Anticipo, però, che bisogna avere il coraggio di far fatica, di impiegare tempo (come per la volpe del Piccolo principe), anche quando non se ne comprendono appieno le ragioni. Bisogna avere il coraggio di spendere del tempo per imparare bene la disciplina.

Vorrei chiarire ora i motivi per cui valga davvero la pena appassionarsi del Latino. Ricordo che da sempre i suoi più agguerriti difensori hanno addotto la motivazione che lo studio di una lingua antica e morta insegna a ragionare e sviluppa la logica. Chiaro che la motivazione non regge e i ragazzi comprendono l’inadeguatezza della risposta. Perché non imparare a ragionare con altri metodi meno faticosi e più allettanti? Anche la settimana enigmistica può insegnare a ragionare, anche la Filosofia, anche una dimostrazione di matematica, anche un testo di narrativa o una poesia, un quadro, una musica. Perché dunque faticare così tanto nel 2013 ancora sul Latino?

In primo luogo, l’esperienza mi insegna che il Latino spalanca la comprensione del presente come epoca che è figlia di un passato. La nostra tradizione occidentale ha le sue radici nella cultura greca, in quella romana e in quella cristiana. Il ragionamento, la filosofia, il gusto della bellezza, etc. sono in gran parte eredità lasciataci dai Greci, il diritto, il senso dell’unità dello Stato, etc. provengono dai Romani, l’avvenimento cristiano ha, poi, introdotto una nuova concezione della persona, della civiltà, della società, etc. Quindi, studiare la civiltà, la letteratura e la lingua latine significa conoscere le proprie radici, è un po’ come conoscere meglio un proprio genitore. Permette di cogliere ciò che accomuna l’uomo di oggi all’uomo antico e, nel contempo, introduce alla comprensione del cambiamento avvenuto nei secoli.

In secondo luogo, la conoscenza del Latino illumina il linguaggio e le parole. La lingua e la parola raccontano la storia di una civiltà, dell’evoluzione umana, della cultura di un popolo. Vorrei qui addurre un solo esempio. Pensiamo al vocabolo «cultura». Il fascino di una parola risiede nel fatto che essa descrive una storia, racconta una parte dell’avventura umana. Il verbo latino colo, che è alla base della parola «cultura», sottolinea e descrive il passaggio dell’uomo dalla condizione nomade a quella sedentaria. Il verbo significa «coltivare», «abitare», «venerare». Un popolo che diventa sedentario ha imparato a coltivare la terra, la abita e venera le divinità del luogo. Nel termine «cultura» risiede questo radicamento nelle proprie origini e nella propria terra, senza il quale non è possibile crescere e dare frutti. Da questo radicamento scaturisce la possibilità di trarre linfa vitale, ovvero la possibilità di germogliare, di crescere nel fusto e di dare frutti buoni. Capiamo allora che la cultura non ha a che fare con la conoscenza di tante componenti della realtà, ma deriva da un passato (il terreno in cui siamo cresciuti, la tradizione) e si apre ad una domanda sul presente e sul futuro. La parola «cultura» coinvolge non solo la sfera della materialità (l’aspetto fisico, concreto, pragmatico dell’uomo), ma anche la componente religiosa, include la questione dell’uomo e del suo rapporto con il destino, ovvero le grandi domande dell’uomo. Potremmo anche affermare che il fenomeno culturale si traduce in una capacità di giudizio sul presente e sulla realtà e in un’ipotesi e in una speranza sul futuro radicata nel presente. Un’incursione nella cultura e nell’arte mondiali farebbe emergere fin da subito il loro carattere religioso e metafisico. I Latini pensavano che il termine nomen derivasse etimologicamente da omen, cioè che la parola indicasse in sé il destino dell’oggetto o della persona, le sue caratteristiche specifiche. Nomina consequentia rerum, ovvero i nome sono conseguenza della realtà delle cose.

In terzo luogo, dai Latini, così come dai Greci, noi deriviamo la retorica, che insegna a scrivere bene, a parlare bene, a persuadere. Nelle scuole dovrebbe essere inserita questa «nuova disciplina», in realtà antichissima. «Saper parlare bene» e «saper scrivere bene» sono due competenze trasversali fondamentali, per usare il lessico frequente nelle scuole, così come il «saper ragionare» e il «saper giudicare». Dal momento che la retorica non viene insegnata come disciplina a sé stante, gli studenti dovrebbero apprenderla nelle materie di Italiano, Latino e Greco. Ma questo accade?

In quarto luogo, fatto non meno significativo, la lettura delle grandi opere della letteratura latina, di Virgilio, di Orazio, di Seneca, di Cicerone (per citare solo qualche nome illustre) permette di incontrare i «grandi del passato», di confrontarci con loro (come scrive Machiavelli nella lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513), di scoprire il loro pensiero, i loro vertici artistici, … Potrei proseguire con l’elenco delle tante finestre che questa disciplina può aprire durante le giornate, ma sarebbe sterile e riduttivo, perché ognuno di noi deve verificare personalmente quanto sto dicendo.

Ritengo, invece, importante sottolineare che l’apprendimento di una disciplina non è strumentale all’apprendimento di una competenza che deve essere acquisita. La nostra scuola è diventata una scuola delle competenze (del saper fare) spesso svincolate dalla cultura. Le antologie, talvolta, propongono la lettura di una poesia per conseguire una competenza, per imparare un aspetto di stile, o una figura retorica o quant’altro. Questa è una operazione violenta che rischia di far disinnamorare i ragazzi alla lettura, alla poesia, alla narrativa. Quando sei innamorato di una disciplina, quando la ami, capisci che è un’operazione assurda limitarne lo studio per far conseguire agli studenti alcuni obiettivi specifici.

Comprendi che la cosa più bella è che un’altra persona possa essere affascinato, come lo sei stato tu, da quella bellezza. È questo fascino, questa passione, questo entusiasmo per qualcosa che ci ha preceduto, che è più grande di noi, e che, in qualche modo, ci ha generato la vera scaturigine che può portare un ragazzo a studiare il Latino.

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23 Commenti

  1. Romana scrive:

    Cito: “Comprendi che la cosa più bella è che un’altra persona possa essere affascinato, come lo sei stato tu, da quella bellezza. È questo fascino, questa passione, questo entusiasmo per qualcosa che ci ha preceduto, che è più grande di noi, e che, in qualche modo, ci ha generato la vera scaturigine che può portare un ragazzo a studiare il Latino”
    Parole sante

    E’ questa comprensione che fa il buon insegnante.

  2. ragnar scrive:

    Non sono del tutto convinto. Da italiano che ha fatto l’università e lavora all’estero non mi trovo d’accordo. E’ vero che la lingua latina è parte integrante della cultura italiana, però in molti casi è davvero fine a se stessa. Tanto vale studiare una lingua più complicata del latino: il lituano.
    Perché?

    1) E’ tuttora parlato (vero che esiste l’inglese, però metti caso che…)
    2) Apre la mente 100 volte di più del latino: più tempi verbali, modi, declinazioni, etc…

    Ovviamente sarebbe assurdo, però paradossalmente sarebbe più “utile” (si potrebbe scegliere anche una lingua come islandese o finlandese per motivi simili).
    Questo senza nulla togliere al latino.
    Se poi la si mette sul campo di quello che i latini hanno lasciato, allora sono parzialmente d’accordo, nel senso che è giusto capire come si è arrivati a certe idee o pensieri, ma se esiste una traduzione in italiano perché non sfruttarla?
    Questa impostazione umanistica è tipicamente italiana, ma io ritengo che non sia del tutto adeguata: cosa dovrebbe dire uno che arrivato al liceo capisce che gli interessa di più la meteorologia?
    Vero che esistono indirizzi “specifici”, però in Italia non esiste la stessa possibilità di scelta che in Europa.

    In conclusione: si lasci che studino il latino solo quelli che veramente vogliono studiare il latino (o il greco). Perché solo a quelli può veramente interessare.
    Al massimo si potrebbe dare un’infarinatura alle medie (poca roba, sia chiaro), giusto per capire se può interessare. Ma poi lo fa solo chi lo vuole studiare

  3. tecla fontana scrive:

    Sono perfettamente in linea con questi punti essenziali….soprattutto con l’ultimo passaggio….”ma poi lo fa solo chi lo vuole studiare”

  4. Vera scrive:

    e basta con questo utilitarismo… per questo i giovani stanno diventando delle menti manovrabili perché tutto ciò che è utile è giusto!!!

    • ragnar scrive:

      Nnnaaah, questo non è utilitarismo. Qui si tratta solo di stabilire cosa uno vuole veramente fare della sua vita. Che io sappia in Germania, Svizzera, Norvegia, etc… la gente campa egregiamente anche senza sapere il latino. In compenso però fanno una cosa che in Italia manca del tutto: studiano l’inglese come si deve. Invece di farsi tutta la letteratura inglese (vale lo stesso discorso del latino) loro studiano solo la grammatica e imparano a parlare, capire e scrivere in inglese. Utilitarismo? Sì, forse. Ma la verità è: con il latino si impara a vivere (a patto che sia fatto bene e col giusto impegno, che vuol dire nè troppo poco nè eccessivo), senza l’inglese non si campa.

      • marti scrive:

        Io sono svizzera e ho studiato latino e greco al liceo, e allo stesso tempo francese, tedesco e inglese. Lo studio delle “lingue morte” mi ha aiutato moltissimo nell’imparare più rapidamente tutte le altre

      • 2 scrive:

        non penso che per studiare una lingua sia solo necessario sapere la grammatica e il lessico, ma anche la cultura, la letteratura e le tradizioni di quel popolo

      • Francesca scrive:

        Secondo me il fatto di campare o no senza latino o inglese non c’entra affatto.
        Il motivo del perchè bisognerebbe studiare latino è per il semplice fatto che è una lingua che deriva dall’italiano e che quindi andrebbe studiata per conoscere meglio le nostre radici.
        Io il latino lo studio da due anni e posso dirvi che
        è utilissimo👍👍👍👍👍❤💙 😄

  5. Farlocco scrive:

    io sono completamente d’accordo sul fatto che la LETTERATURA latina vada studiata. Effettivamente è utile al riconoscimento delle proprie radici, all’assimilazione di alcuni valori oggi sconosciuti finanche all’attaccamento alla patria. Parlo da studente di un quarto liceo scientifico e apprezzo tantissimo la letteratura latina. La letteratura però, non la lingua. trovo inutile lo studio approfondito di una lingua complicata e inutile. La si faccia studiare a chi vuole diventare un grammatico o un esperto di etimologia delle parole o che so io. Non ha nessun senso lo studio di tale lingua. a questo punto è meglio insegnare più italiano e più grammatica a noi giovani e farci assimilare i valori e le esperienze latine dai grandi classici studiati al pari della Commedia o della Gerusalemme Liberata o dell’Orlando Furioso, in Italiano. Lo trovo un compromesso più che dignitoso!

  6. Farlocco scrive:

    io sono completamente d’accordo sul fatto che la LETTERATURA latina vada studiata. Effettivamente è utile al riconoscimento delle proprie radici, all’assimilazione di alcuni valori oggi sconosciuti finanche all’attaccamento alla patria. Parlo da studente di un quarto liceo scientifico e apprezzo tantissimo la letteratura latina. La letteratura però, non la lingua. trovo inutile lo studio approfondito di una lingua complicata e inutile. La si faccia studiare a chi vuole diventare un grammatico o un esperto di etimologia delle parole o che so io. Non ha nessun senso lo studio di tale lingua. a questo punto è meglio insegnare più italiano e più grammatica a noi giovani e farci assimilare i valori e le esperienze latine dai grandi classici studiati al pari della Commedia o della Gerusalemme Liberata o dell’Orlando Furioso, in Italiano. Lo trovo un compromesso più che dignitoso!

  7. Raul scrive:

    Studiare latino nelle scuole non serve a niente. Il fatto che i nostri antenati parlassero latino non vuol dire che debbiamo imparare a parlarlo, anche se ci hanno lasciato una ricca quantitá di idee e altre cose che ci sono arrivate. Se studiamo latino acquisiremo più saggezza dal passato? Ovviamente no. E l’ idea di studiare latino solo per sentirsi più vicini ai nostri antenati non è una motivazione sufficente per faticare sui libri di latino. La letteratura latina si puó capire anche con la traduzione in italiano e se uno vuole capire meglio il significato di alcune parole o frasi presenti nei testi letterari… beh per quello dovrebbero esserci più note vicino al testo che spieghino bene.
    Ossrvare il modo in cui venivano chiamate le cose nella lingua latina non è un motivo per obbligarci a studiare questa lingua morta. Se a uno interessa questa cosa se li studia, se non gli interessa non la studia. E nei licei non c’ è uno studio mirato sulle parole.
    Cosa centra la retorica? Non è che se impariamo il latino allora riusciamo a convincere gli altri delle nostre idee.
    Secondo me questo articolo dice che bisogna aspettare molto tempo di studio del latino per appassionarsi alla lingua perchè l’ apprezzamento della lingua morta passa attraverso un duraturo e massiccio autoconvincimento che questa lingua valga la pena studiarla.
    Noi studenti non dobbiamo essere obbligati a studiare il latino pechè non c’ è nessum motivo per farlo. Come non dobbiamo essere obbligati a studiare le materie che ci viene obbligato studiare; ognuno dovrebbe scegliere le materie da studiare.

    • simi scrive:

      Dire che il latino insegna a ragionare e sviluppare la logica be mi dispiace non sono d’accordo.E’ vero sicuramente farà lavorare non poco il cervello ma dire che il latino sia tra le materie piu difficili è come dire che lettere e filosofia sia la facoltà piu difficile e sappiamo benissimo che non è cosi…..ho studiato al tecnico commerciale con materie molto piu difficili delle versioni di latino: basti pensare all’economia aziendale, la statistica con molte piu ore di matematica e matematica applicata, scienza delle finanze….materie che se permettete richiedono rigore logico che non ha paragone con nessun altra materia e non a caso materie che richiamano le nostre facoltà di sbocco naturale come Economia Giurisprudenza Statistica considerate (perchè lo sono oggetivamente parlando) piu difficili rispetto a lettere dove di latino di sicuro se ne studia magari molto di piu

      • Leo scrive:

        Il problema del latino nella scuola è uno dei tanti problemi impostati male. E’ semplice: il latino è fondamentale per la conoscenza della lingua italiana, e consente l’ accesso ai grandi classici italiani (Boccaccio, Machiavelli, …); poi è alla base delle lingue neolatine + inglese (e anche tedesco), di cui facilita l’ apprendimento, ovviamente se è fatto con un criterio razionale (= studio delle radici, ecc.).
        Per raggiungere questi due obiettivi, utili a tutti, non è necessario porsi come meta la traduzione di un passo difficile di Cicerone (che non parlava così … basta leggere le sue lettere, molto più semplici). Invece la scuola italiana si propone: o tutto o niente. Ed è ancora ancorata a una didattica del latino obsoleta (risale alla fine dell’ Ottocento!). Lo studio del latino è affossato dal tempo eccessivo che richiede, per cui diventa un lusso per pochi: se in 5 anni fatico e imparo poco, è meglio dedicare il tempo all’ inglese – si pensa. Invece è possibile imparare il latino in un tempo breve, senza tanta fatica, e senza insuccessi. Gli studenti sbagliano ad attribuire al latino la difficoltà del suo apprendimento, dovuto invece a una didattica sbagliata: se gli studenti di oggi sono diversi da quelli di 40 anni fa, è evidente che i libri devono essere rivisti completamente. Non avendolo fatto, in Italia la scelta del latino è diventata una scelta “classista”: al Liceo classico c’ è subito una spesa (non necessaria) di circa €200 per i vocabolari di latino e greco, difficile da sostenere per molte famiglie. Naturalmente gli Editori non sarebbero contenti di una didattica che li farebbe guadagnare di meno, al momento dell’ iscrizione.
        Quanto all’ uso del latino per esercitare la logica, è un uso improprio (gli stessi autori latini sarebbero scontenti di vedere massacrati i loro scritti per questo fine).
        Invece il latino costringe a essere precisi, ma questo sarebbe un toccasana nel pressappochismo dilagante.
        Un aspetto tragicomico è la fierezza dei liceali per aver subito quel “trattamento” scolastico che – ripeto – non era necessario.

        • mary scrive:

          1) la frase “il latino aiuta ad apprendere le altre lingue, fra cui l’inglese” non sta ne’ in cielo ne’ in terra….scusami ma e’ la verità’. E’ come se tu per conquistare la tua ragazza fossi passato prima per sua nonna, corteggiando e conquistando prima lei e poi la tua ragazza :) Non ha senso quel che dite, riflettete sulle cose.
          Il fatto che l’inglese abbia moltissimo lessico di derivazione latina e’ irrilevante nell’apprendimento di questa lingua: tu capisci/intuisci il significato della parola “refer” perché’ la associ alla sua corrispondente italiana “riferire”…. senza alcun bisogno di passare per il latino.

          2)E’ falso che il latino sia necessario per “la conoscenza della lingua italiana”….. tu hai appreso l’italiano dai tuoi genitori e dal tuo ambiente sociale, e’ la tua lingua madre e la conosci e padroneggi indipendentemente dal fatto che al liceo ti massacri o no con la lingua morta (e molto diversa….perché’ lingua “sintetica” a differenza dell’italiano…) che l’ha preceduta.

          Se invece parliamo di istituire corsi di etimologia, ben programmati e strutturati con criteri intelligenti li’ mi trovi pienamente d’accordo, e li inserirei anche allo scientifico.
          Ma il latino fatto al liceo e’ in generale un puro esercizio retorico, quasi sempre fine a se’ stesso, che non prepara i ragazzi neppure ad avere familiarità’ con i termini scientifici che incontrano nei loro studi.

          • mary scrive:

            la frase “e’ irrilevante nell’apprendimento di questa lingua” voleva in realta’ essere: e’ indipendente dalla conoscenza della lingua latina.

      • mary scrive:

        sono assolutamente d’accordo con te e lo dico anche se ho fatto il classico. 😉
        Purtroppo le persone ripetono questi falsissimi mantra sul classico da sempre…. ma questa insopportabile retorica sul latino e le materie classiche non si puo’ piu’ sopportare…

  8. mary scrive:

    Mi spiace ma…raramente ho sentito una tale accozzaglia di falsa logica, di retorica trasformata in pseudo-argomentazione…. insomma il riassunto di ciò’ che produce il liceo classico: tanta FUFFA. (Detto da una che ha fatto il classico, invidiando sempre i ragazzi dello scientifico).
    Le argomentazioni dell’autore dell’articolo sono la consueta collezione di luoghi comuni sulle lingue classiche e sulla loro presunta utilità’ “trasversale e universale” (trasversalità’ e universalità’ mai dimostrate con prove e mai argomentate decentemente dai sostenitori del latino a tutti i costi).
    I soliti retaggi culturali ormai sfatati – e con argomenti molto validi – da menti come Chomsky e Odifreddi (per citarne alcuni), nonché’ ampiamente smentiti dalle statistiche del Miur (gli studenti del classico ormai non sono competitivi a livello europeo rispetto a quelli dello scientifico).

  9. LeBron James scrive:

    Il fatto stesso che ci si chieda se il latino sia o non sia utile è una chiara dimostrazione sulla sua inutilità al giorno d’oggi

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