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Obbedire è meglio: il segreto della felicità secondo Costanza Miriano

agosto 5, 2014 Giovanni Fighera

costanza-mirianoIl titolo del nuovo libro di Costanza Miriano, Obbedire è meglio, è di quelli provocatori, almeno quanto quelli dei primi due libri Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei, che hanno destato lo scandalo di tanti intellettuali così tanto politically correct nei confronti del linguaggio e dell’uso delle parole quanto scorretti nei confronti della persona della Miriano, di cui probabilmente non hanno letto neppure i primi capitoli delle opere.

La Miriano, però, rinuncia fin da subito a qualsiasi merito nell’invenzione di un titolo così originale addebitando la creazione dell’aforisma al più grande dei  creatori, il Signore stesso: la frase è, infatti, tratta dalla Bibbia. Ma se i detrattori della Miriano che vorrebbero colpirla con l’ostracismo, lasciato da parte il loro giudizio iconoclasta, leggessero queste pagine si renderebbero conto che lei scrive di persone, di vita e di amore e che i clichès ideologici che le sono stati affibbiati sono tanto distanti da lei quanto l’urbanizzazione dalla Luna.

Miriano ci attesta di aver trovato il segreto della felicità. E in che cosa risiede? Sentiamo direttamente lei quando introduce l’opera: «Ecco, un libro sul portare i propri pesi e magari quelli degli altri non andrà esattamente a ruba, lo so […]. Eppure credo che riguardi un sacco di gente. Basta vedere la gente in giro. Basta ascoltare, guardare, parlare con quelli che incontriamo. Il mistero della fatica, del non amarsi, del dolore, della sofferenza, in generale il mistero del male, ci riguarda, tutti». In mezzo a questa condizione umana, qual è la modalità per essere felici? «Essere agnelli. Prendere su di sé anche il male degli altri, oltre al proprio, non entrare in risonanza con le malignità, porgere mitemente il collo. L’agnello […] lo fa quando ha un pastore buono che gli vuole veramente bene e si prende cura di lui».

Nel mondo di oggi dell’autosufficienza e dell’autodeterminazione in cui essere adulti è divenuto sinonimo di indipendenza e di autonomia, la parola «obbedienza» è inaudita. L’obbedienza della Miriano è sinonimo di «amore» e, forse, la sintesi più compiuta del nuovo libro è quanto scriveva Testori qualche decennio fa: «Non sbaglierà, nonostante tutti gli errori, chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla creazione. Amando la realtà, ci sei dentro, ci vivi già dentro e abbracci il tuo tema, la vita, senza bisogno di astrazioni. Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto non ci sono precetti». Il nostro tema, come racconta la scrittrice con la consueta familiarità e simpatia che la contraddistingue, è la nostra vita, la vocazione, la famiglia, il lavoro, i figli, gli amici.

«L’obbedienza non è passività, […] anzi è il massimo della forza: è conformazione a qualcosa di più grande. È capire che la nostra sola determinazione non è da sola un valore». Ciò significa che è un valore relativo, non assoluto. L’unico valore assoluto è la verità e la verità è un rapporto, una relazione. Pensiamo come il Dio uno e trino cristiano documenti bene questa dimensione. L’autodeterminazione, infatti, diventa spesso solitudine e isolamento, poi tristezza e, nel tempo, cattiveria, mentre l’io è per sua natura relazione con un altro, in particolare con quell’Altro da cui dipendi. A ciò richiama costantemente l’amicizia, quella che Miriano chiama la «compagnia dell’agnello». «Io e la mia amica» scrive «cerchiamo di farci compagnia anche in questo, perché prese dal miliardo di cose urgenti da fare rischiamo di dimenticarci quelle importanti». La vera amicizia ci fa compagnia lungo la strada al Destino ridestandoci all’essenziale.

Il matrimonio, la condizione di marito e di moglie, argomento dei primi libri, necessitano per essere vissuti di un ambito più ampio, quello di un’amicizia fraterna. Se è vero, come ha ricordato papa Francesco nell’incontro con il mondo della scuola del 10 maggio, che «per educare un bambino ci vuole un intero villaggio» (proverbio africano), è altrettanto vero che la famiglia, torrente che scorre nell’alveo di un fiume più grande, necessita della sorgente che le dia vita. Questa sorgente, documenta la Miriano con tante storie personali, è la presenza reale di Cristo, nei sacramenti, nella chiesa, nella Compagnia dell’agnello che il signore le ha messo a fianco nella quotidianità per ricordare l’essenziale e riconoscerlo.

 

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17 Commenti

  1. filomena scrive:

    “È capire che la nostra sola determinazione non é da sola un valore” ossia che é un valore relativo, non assoluto. L’unico valore assoluto é la verità e la verità é un rapporto, una relazione.
    Dunque a rigore di logica, se i termini hanno un significato e la verità é una relazione, di conseguenza é anch’essa un valore relativo esattamente come la determinzione.
    L’autodeterminazione poi non si capisce perché debba escludere la relazione, un conto é decidere per se una determinata cosa che riguarda se stessi, altro é decidere una un’altra cosa che riguarda più persone, nel qual caso la determinazione riguarda tutte le persone coinvolte alla pari. L’importante prima di mediare tra le volontà di più persone in relazione é sapere esattamente cosa si vuole per se stessi, dopodiché é chiaro che ognuno dovrà fare un passo indietro per trovare un accordo che soddisfi (se pure non completamente) tutti. Questo prevede la convivenza pacifica e la rinuncia di una parte dei propri desideri é il giusto prezzo da pagare in cambio di quello che ogni persona può offrire all’altro arricchendo la personalità di quanti sono coinvolti nella relazione. La cosa fondamentale é il rispetto per le idee dell’altro anche se non condivise. Poi non tutte le relazioni sono praticabili perché se le persone sono molto diverse le une dalle altre é molto difficile trovare una mediazione buona per tutti ma questo alla fine non é un vero problema perché sulla terra siamo 7 miliardi e sicuramente qualcuno con cui condividere i nostri desideri esiste di certo, basta trovarlo. Alla fine dunque la relazione é un valore se permette di crescere e di rapportarsi sullo stesso piano, se uno dei due (o più) deve rinunciare a se stesso solo per “obbedire” agli altri allora diventa un disvalore.

    • Claudio scrive:

      se la “crescita del sè” è un valore superiore alla relazione, fino a considerare quest’ultima come negativa, in base a cosa la si potrà valutare?
      In assenza di relazione qual è il riferimento della “crescita”?
      La semplice variazione?
      Potrebbe anche essere negativa, ma senza alcun riferimento esterno (la relazione) uno se la interpreta positiva. I manicomi ne son pieni.

  2. beppino scrive:

    Grande Costanza. Del resto non é che la cosa sia una novità; quando c’é preliminare “testimonianza” la relazione ha solo la possibilità di andare avanti, e sono ineluttabili reciprocità di comportamento e di rispetto.

  3. Galcian79 scrive:

    “ma questo alla fine non é un vero problema perché sulla terra siamo 7 miliardi e sicuramente qualcuno con cui condividere i nostri desideri esiste di certo, basta trovarlo.”
    Questa, più che un ragionamento logico, sembra una di quelle scemenze dogmatiche che si imparano da bambini e pertanto molto difficili da scardinare, persino in età adulta. Leggasi: peace and love.
    Mettiamo le cose bene in chiaro. Due egoisti sono certamente molto simili fra loro, peccato che la somma di due egoismi non fa una comunione, ma due egoismi assomati.
    Ergo ci sono persone che per loro natura con le relazioni di coppia e dovrebbero evitare.

  4. Shiva101 scrive:

    Ma com’e’ fa solo titoli provocatori? Ha scoperto che cosi guadagna soldi?
    Il solito trash della solita stupida e sterile provocazione.

    Costanza Miriano è al pari di Calderoli, Sgarbi, Borghezio, Gabriele Paolini, Berlusconi e tutta quella truppa di emeriti falliti che non sapendo fare altro nella vita fanno soldi cercando scandali, provocando per far parlare di sè e approfittando dell’ingenuita, stupidità e ignoranza della gente.

    Stavolta cosa dice? che meraviglioso prendere bastonate in nome di Gesu?
    invita all’autolesionismo come forma di profonda spiritualità?

    Se proprio ci tiene ubbidisse all’ordine di sparire una volta per tutte.

    L’unico modo per eliminare questa gente è ignorarla.

    • Toni scrive:

      @ Shiva 101

      “Stavolta cosa dice?” … prova a leggere…. non è difficile. I libri non sono cattivi, ….. chi ti ha detto hanno i denti? Cattivacci, che ti fanno questi dispetti !
      Non devi avere paura come con i musulmani … qui puoi dire quello che vuoi senza fartela addosso.

    • beppe scrive:

      shiva, vorrei proprio vederti esprimere con tanta cattiveria nei confronti ad es. del libro sulla JIHAD che circola in francia e che incita all’odio. ti assicuro che neanch’io sono sicuro di riuscire a mettere in pratica quello che costanza suggerisce. ma tu le impedisci perfino di pensarlo e di scriverlo. ma tu sei SICURAMENTE DEMOCRATICO, VERO?

    • Galcian79 scrive:

      E comunque Gabriele Paolini è un mito.

    • Angelo scrive:

      Shiva101, il problema è che le femministe, i “moderni”, i “ce lo chiede l’Europa”, hanno tentato di censurare questo libro in Spagna. Si sa, le femministe amano “il mondo plurale”… Sarebbe stata ignorata questa scrittrice, ma il “moderno” non accetta critiche, vuole conferme. Altro che “cultura laica” e “democratica”.

    • RS scrive:

      Quello che hai visto in realtà non tutti sono in grado di esternarlo vedi quenti ruffiani? Pienamente daccordo se si riesce ad ottenere il consenso ottuso di quelche personaggio ecclesiastico che conferma senza capire, ancora meglio. Fa parte dello spot dell’apparenza!! Non hanno tatto nessun desiderio di trasmettere qualcosa, ma riescono perfettamente a farsi deridere da una buona parte dell’umanità, se non far venire la nausea anche delle cose più sacre. Se ne infischiano del disappunto anzi si consolidano nella considerazione che sicuramente chi non è daccordo non crede in niente oppure non capisce… Meno male che il buon Dio ci fa capire di che razza sono in realtà cosi non sprechiamo altre parole. Il vero obbiettivo è vendere libri, partecipare a trasmissioni e godere sulla stupidità umana. Non c’è da preoccuparsi ciò che si è guadagnato in terra in stima e denaro nella farsa non se lo porterà in cielo e dato che l’eternità è più lunga, ha fatto un ben misero guiadagno. Ha ricevuto qui la sua misera ricompensa e se godrà ugualmente di questi frutti confermerà le mie parole. Mi dispiace per lei, ci sono cose che il denaro non può comprare e i suoi libri sono un offesa alla dignità della donna! Ps. E te lo dico con certezza, con il Vangelo questa persona non ha nulla a che fare.

  5. Jadexxx scrive:

    A me la Miriano lascia molto perplessa… questo eleogio dell’obbedienza non mi convince. A chi dobbiamo obbedire? Al medico che consiglia una bella amniocentesi per accertarsi che il mio secondogenito non sia down? Alla suocera che mi dice “pensaci bene”? Oppure dobbiamo obbedire al disegno che Dio ha per ognuno di noi, e quindi, va da sè, disubbidire a tutti questi soggetti? Qui non è ben chiaro. Del resto Gesù Cristo diceva di essere venuto a portare la spada, il messaggio mi sembra chiaro…

    • giovanna scrive:

      “L’autodeterminazione, infatti, diventa spesso solitudine e isolamento, poi tristezza e, nel tempo, cattiveria, mentre l’io è per sua natura relazione con un altro, in particolare con quell’Altro da cui dipendi. A ciò richiama costantemente l’amicizia”
      Sottoscrivo…in questo sito abbiamo parecchi esempi di come partendo dall’autodeterminazione, questa si trasformi in solitudine, passando dalla tristezza, e si arrivi alla cattiveria.

      • Giava scrive:

        Non ho ancora letto il libro, ma ho letto il secondo (quello sui mariti) e mi accingo a leggere il primo. Il titolo, ovviamente provocatorio come quello dei primi libri, parla di obbedienza: ovviamente, per un cristiano, l’obbedienza è alla Verità, a Dio.

        Aggiungerei, a quanto scritto dalla Sig.ra Giovanna che l’autodeterminazione, che poi è la radice del male, è l’illusione che si può fare a meno di Dio, porta soprattutto alla sofferenza ed alla tristezza.

  6. Luca_P scrive:

    Quarto comandamento “Onora il padre e la madre”.
    Non mi sembra parli di obbedienza.

    • Jadexxx scrive:

      Sì, condivido. Temo che qui si stiano banalizzando concetti difficilissimi da comprendere e digerire. Il Cristiano deve prendere esempio da Gesù Cristo che obbedì sì al Padre affinchè si compiesse il suo volere ma cacciò anche i mercanti dal Tempio. Est modus in rebus…

  7. Marco Fontani scrive:

    Però gente come si fa a parlare e giudicare un libro e addirittura contestarlo avendone letto solo il titolo e un articoletto di presentazione? Io vedo due possibilità ragionevoli:
    1) uno legge il titolo, dice “non mi interessa” e finisce lì
    2) uno legge il titolo, resta interessato o interdetto, allora legge il libro e DOPO pone domande e fa osservazioni.

    Ma dietro alla tastiera nessuno ha paura di dar fiato alle trombe senza ragioni, tanto cosa costa? Però è triste.

  8. gipo scrive:

    Filomena, mi permetto di prendere spunto dal tentativo di applicare la logica alla questione fondamentale “Quid est veritas?”
    1) Logos, il Verbo del primo versetto del Vangelo di S. Giovanni indica che l’Origine (cioè la Verità) è Parola cioè flusso infinito del Creatore verso la Sua creatura
    2) Adamo ed Eva interrompono questo flusso (autodeterminazione) e, pretendendo di acquisire la Verità (il frutto dell’albero della Conoscenza), si pongono fuori dalla Comunione col Creatore
    3) Cristos, l’Unto del Signore, Colui che è una cosa sola con il Padre, ricostruisce l’unità perduta attraverso una relazione (nel Getsemani “Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto” ma anche in quel “Maestro, dove rimani? venite e vedrete!”) concreta (Cana, la moltiplicazione dei pani, il Centurione, la Risurrezione di Lazzaro, l’Eucaristia dell’Ultima Cena e lo spezzare il pane con i due fuggiaschi di Emmaus) mai fondata sull’idea ma sulla concretezza della sua vita
    4) così “la verità è un rapporto, una relazione” implica che solamente la Verità (il Logos) può generare un rapporto, un incontro vero
    5) l’incontro con Cristo permette questa conoscenza “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8, 32)”
    6) ma come vediamo nella quotidianità, anche i suoi più stretti discepoli, pur vivendo a stratto contatto con Lui, non erano scevri dal peccato (mostraci il Padre e ci basta! facciamo tre tende!): la logica non basta, serve un passaggio di libertà per comprendere il significato profondo dell’obbediente libertà “perchè affannarsi tanto, quando è così semplice obbedire” (ne “L’annuncio a Maria” di P. Claudel)
    7) così la Miriano ci propone un per-corso dove la Chiesa, facendosi prossima, ci propone di accompagnarci nell’incontro con la vera libertà
    Per questo e per niente di meno leggerò quel libro
    Sursum corda

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