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La signora Shen piegata in un “campo di rieducazione” cinese a calci in faccia. Ora forse avrà giustizia

marzo 4, 2013 Leone Grotti

Shen Lixiu (nella foto) è una donna di 58 anni e vive a Nanjing, nell’est della Cina. Quando il governo locale ha annunciato che per progetti di sviluppo della città il suo karaoke doveva essere distrutto, lei si è opposta. I membri del Partito comunista locale le hanno offerto come compensazione una cifra inferiore al 20 per cento del valore del locale, per questo lei si è lamentata al governo centrale di Pechino ed è stata condannata a un anno di detenzione in uno dei 350 laojiao, “campi di rieducazione attraverso il lavoro”.

BOTTE E CALCI IN FACCIA. Qui hanno cercato di costringere Shen a firmare il consenso alla demolizione. «Ma io mi sono rifiutata» racconta la donna, «per questo hanno cominciato a picchiarmi. Con un calcio in faccia mi hanno fatto saltare tutti i denti davanti». Le guardie del Campo davano premi ai suoi compagni di cella per pestarla e convincerla: «Appena mi mettevo a dormire su una stuoia sul pavimento della mia cella, arrivavano drogati e puttane a pestarmi». Dopo sette mesi Shen non ce l’ha più fatta, ha ceduto, ha firmato ed è stata liberata.

RINCHIUSI SENZA PROCESSO. Oggi continua a battersi per l’abolizione dei laojiao, 350 campi sparsi per tutta la Cina, dove nel 2008, secondo numeri forniti dal regime, erano rinchiuse circa 180 mila persone. Negli ultimi mesi, voci discordanti provenienti da ufficiali del governo promettevano prima l’abolizione dei campi, poi una meno drastica riforma. Nei campi di rieducazione la polizia e i governanti comunisti possono rinchiudere chiunque, in ogni momento e per qualsiasi motivo, fino a 4 anni senza bisogno di processo. Nei laojiao la gente lavora senza sosta, anche per 14 ore al giorno, per aziende statali, che poi vendono i prodotti del lavoro forzato all’estero. La riforma o l’abolizione dei campi è una misura che verrà decisa dal Partito comunista domani, quando si apriranno i lavori dell’Assemblea nazionale del popolo cinese.

NOMINATO IL NUOVO PRESIDENTE. Il “Parlamento” cinese si riunisce una volta all’anno a Pechino nella grande Sala del popolo e ratifica le decisioni prese dal Partito comunista a porte chiuse. Il neosegretario del partito Xi Jinping verrà nominato come previsto presidente della Cina, il numero due Li Keqiang premier. Tante le questioni, oltre all’abolizione o riforma dei campi di rieducazione attraverso il lavoro, che saranno affrontate.

INQUINAMENTO. Secondo quanto uscito negli ultimi mesi, molti si aspettano che il Parlamento prenda misure adeguate per risolvere problemi che in Cina convivono da decine di anni. Innanzitutto, l’Assemblea dovrebbe approvare misure per porre fine al devastante inquinamento atmosferico (smog a livelli mai visti) e idrico (90% delle falde acquifere inquinate) che negli ultimi mesi si è dimostrato più grave che mai.

LEGGE SUL FIGLIO UNICO. Molti si aspettano anche una riforma della legge sul figlio unico, che in Cina ha impedito la nascita di almeno 400 milioni di bambini, secondo cifre fornite con orgoglio dal governo. La legge, però, sta portando anche all’invecchiamento della popolazione e alla mancanza di manodopera per le fabbriche. Per questo, molti pensano che la legge potrebbe essere finalmente allentata.

PROPRIETÀ IMMOBILIARI. Secondo AsiaNews, «altri aspettano invece una riforma nel sistema della registrazione della terra e delle proprietà immobiliari alla luce della “strategia dell’urbanizzazione” del premier Li Keqiang. Il primo ministro entrante ha detto più volte che vuole creare “ogni strumento utile” per evitare il “dividendo demografico”, un fenomeno che sta aumentando a causa dell’aumento dell’età media in Cina».

CORRUZIONE. C’è poi la corruzione, che Xi Jinping ha già dichiarato più e più volte di volere sradicare dal paese. Siamo ancora fermi alle parole, anche perché la corruzione convive da sempre con il Partito comunista cinese. Il motivo lo spiega bene Chen Guangcheng, attivista cieco a lungo perseguitato dal regime, ora espatriato temporaneamente negli Stati Uniti: «La Cina ha leggi ottime, il problema è che non vengono applicate e non valgono per i membri del Partito comunista». Se Xi Jinping e la quinta generazione di leader comunisti vogliono, come dichiarato al momento della loro nomina, davvero dare una svolta al paese il primo passo è fare approvare leggi che vadano in questa direzione all’Assemblea nazionale del popolo. Che poi vengono applicate, ovviamente, è un altro paio di maniche. Ma sarebbe già qualcosa.

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