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Kasper: «Il Papa non ha approvato la mia proposta sulla comunione ai divorziati risposati»

giugno 5, 2015 Redazione

Il cardinale tedesco Walter Kasper (a sinistra nella foto) sembra aver cambiato idea. L’eminenza, definita da tanti addirittura il “teologo del Papa”, ha fatto molto parlare di sé negli ultimi due anni, soprattutto prima e dopo il Sinodo straordinario sulla famiglia. Il cardinale si è spesso espresso a favore dell’accesso alla comunione da parte dei divorziati risposati e ha fatto un’esplicita proposta in questo senso al Concistoro del febbraio 2014.

Il cardinale tedesco è stato intervistato il 4 giugno negli Stati Uniti da EWTN e ha cambiato versione rispetto al sostegno che papa Francesco avrebbe dato alla sua proposta:

Lei capisce, quando un uomo di Chiesa come lei, un teologo, una figura internazionale stimata, un membro della Curia afferma: «Questa è la mia proposta e il Papa è d’accordo con me», questo può causare qualche…
Beh, non è quello che ho detto.

Beh, lei l’ha detto. Cito: «Chiaramente è quello che lui vuole, il Papa ha approvato la mia proposta».
No, lui non ha approvato la mia proposta. Il Papa voleva che io ponessi il problema e poi, in modo generale, davanti a tutti i cardinali, ha espresso la sua soddisfazione a riguardo del mio discorso. Ma alla fine… Non direi assolutamente che ha approvato la mia proposta. No, no, no.

Foto Ansa


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5 Commenti

  1. angelo scrive:

    Questo Kasper ne racconta una più di Bertoldo.

    • Giuseppe scrive:

      In fondo, Bertoldo è un simpaticone e, tutto sommato, non fa danni.
      Il vecchio Walter, invece, di danni ne ha già fatti confondendo le idee a tanti cristiani.
      E soprattutto dando fiato ai media dominanti [tipo repubblica, corriere e fatto quotidiano, per restare in Italia], che non sono divertenti come Bertoldo ma falsi come Giuda.

  2. Sebastiano scrive:

    Ho idea che una ripassatina al versetto: “il vostro parlare sia sì se è sì, no se è no” gli farebbe trarre gran giovamento.

  3. Fabio scrive:

    Il sacramento del matrimonio corre seri rischi al prossimo Sinodo : ad esempio , la strumentalizzazione del concetto di Misericordia per fini sociologici, senza specificare se essa sia una sentimento umano benevolo che chiunque è in grado di produrre, del tutto indistinguibile da una Grazia divina che invece scaturisce dalla croce : la vera Misericordia è costata sangue.

    Tutto il discorso sui divorziati risposati attorno al Sinodo da due anni in qua è stato pieno di menzogne, oltretutto adducendo dati storici falsi o per lo meno equivoci e ambigui sulla Chiesa Primitiva, come ha fatto un certo Cereti in un suo libro , e sicuramente è stato anche determinante l’influsso dei mass media, che hanno finito per oscurare la bellezza del matrimonio e forse anche Papa Francesco se
    ne è reso conto.
    Il tutto in nome di una misericordia dagli accenti discutibili, sentimentali,
    sempre con la solita infondata accusa alla Chiesa del passato che sarebbe stata
    poco misericordiosa. Insomma, la solita minestra riscaldata.

    La misericordia verso le singole persone non è mai mancata nella Chiesa, come
    tappa di un cammino si possono anche fare eccezioni , in modo discreto e
    personalizzato, purchè sia chiaro a tutti qual è il cammino e la mèta a cui
    tendere, per tutti. Tutto ciò è mancato nel dibattito sul Sinodo.
    La misericordia infatti non può essere applicata a categorie di persone o
    situazioni, ma solo al singolo. Il dibattito sul Sinodo si è a volte ridotto
    ad una gazzarra fatta per imporre i diritti di categoria, non una
    richiesta di misericordia verso i singoli.

    Le disposizioni di ognuno e il cammino spirituale sono diversi, da caso a
    caso, anche in situazioni formalmente analoghe.

    E senza essere parte viva di una comunità è impossibile fare un cammino
    cristiano, oggi specialmente. Infatti oggi invoca la “misericordia ingannatrice” (definizione di Papa
    Francesco) solitamente chi non è inserito in una vita comunitaria.
    E’ impossibile la fedeltà coniugale nei nostri tempi senza una compagnia di
    fede, senza avere un costante rapporto con una comunità cristiana e anche con
    un’ autorità.

    Quando manca questo, tutto si complica e si cercano giustificazioni infondate,
    come ad esempio quelle di invocare usanze della Chiesa Primitiva, che ormai è
    diventato un cappello da prestigiatore da cui si tira fuori ormai tutto e il
    contrario di tutto, secondo i propri gusti e le proprie convenienze,
    oltretutto senza fornire dati storici attendibili o addirittura falsando i dati
    reali riguardanti la Chiesa Primitiva stessa , ed estrapolando abilmente
    alcuni giudizi dal contesto storico dell’epoca in cui sono stati formulati. O
    si invocano le usanze degli ortodossi.

    La mentalità nella Chiesa Primitiva

    Nella Chiesa Primitiva quando si parla di risposati, (e la vicenda dello
    scisma novaziano ne è un chiaro esempio), il conflitto riguardava unicamente i
    vedovi (specie uomini) risposati, perché i divorziati risposati non erano
    neanche considerati, cioè erano considerati adulteri permanenti, impenitenti,
    quindi nella stessa situazione degli scomunicati.
    Alcuni rigoristi volevano negare perfino le seconde nozze e la Comunione ai normali vedovi risposati (e in una mentalità del genere, nella Chiesa Primitiva, la Comunione ai divorziati risposati non trova nessuno spazio, al contrario di quanto sostiene il Cereti !). Inoltre, alcuni come i novaziani, poi
    scomunicati, volevano negare la Comunione anche agli adulteri mentre facevano il loro cammino di penitenza dopo peccati di adulterio occasionali, concedendola loro solo a penitenza compiuta.
    Papa S. Callisto ha dovuto correggere questo rigorismo concedendo la Comunione agli adulteri penitenti, concedendola anche durante il loro cammino di penitenza e non solo alla fine di questo cammino (non certo ai divorziati risposati che rimanevano tali e cioè adulteri impenitenti e quindi erano
    considerati alla stregua di scomunicati).
    Questo forse intendeva Papa Francesco quando parlava di Eucarestia come medicina per la guarigione : ma nella Chiesa Primitiva vien concessa come medicina solo dopo aver iniziato un cammino di penitenza. (e questo esclude totalmente la permanenza in istato di concubinaggio).
    Alcuni padri poi, e perfino S.Cipriano di Cartagine, volevano negare la Comunione e per sempre ,
    anche in punto di morte, agli adulteri che non facevano pubblica penitenza in vita. (un
    divorziato risposato era considerato un adultero impenitente e quindi…).
    Il Concilio di Nicea (anno 325 d.C.) al canone 8 si rivolge ai catari (novaziani) che non ammettevano le seconde nozze per i vedovi. I divorziati risposati , in quanto categoria sociale, infatti erano considerati adulteri impenitenti, essi non erano neanche minimamente nell’orizzonte delle considerazioni ecclesiali o conciliari dell’epoca, neanche in Oriente.
    Così recita il Concilio di Nicea, Canone 8, DH 127: “E’ necessario però,
    prima di tutto, che essi [i catari] promettano per iscritto di rimanere in
    comunione con chi si è sposato due volte e con chi è venuto meno durante la
    persecuzione…”

    “Recentemente è stato affermato che il Primo Concilio di Nicea (325) abbia decretato l’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione. Tale affermazione costituisce un’errata lettura del Concilio e travisa le
    controversie sul matrimonio del II e del III secolo. Diverse sette rigoriste ed eretiche del II secolo hanno addirittura proibito il matrimonio a priori, contraddicendo l’insegnamento di Cristo (e quello di S. Paolo). Altre, nei secoli II e III, in particolare i catari (novazianisti), hanno invece proibito un “secondo matrimonio” dopo la morte del coniuge. Il Canone 8 di Nicea risponde precisamente all’errore dei catari riguardo al “secondo matrimonio”, comunemente inteso come dopo la morte di un coniuge.
    S. Epifanio di Salamina (m. 403), scrivendo contro i novazianisti, afferma che solo per il clero non è possibile un nuovo matrimonio dopo la morte del coniuge, mentre al contrario per i laici lo è.
    Ciò è confermato dall’interpretazione bizantina di un canone del IV secolo sul “secondo matrimonio” e la ricezione della Comunione. Il canone è stato applicato specificamente a giovani vedovi e vedove i quali, indotti da “l’impellenza dello spirito della carne”, si risposano dopo la morte di un coniuge. I vedovi sono biasimati per questo “secondo matrimonio”, tuttavia viene loro concesso di ricevere la Comunione se hanno compiuto un periodo di preghiera e di penitenza.” NB : si parla solo di vedovi

    ( Da : Recenti proposte per la Pastorale dei divorziati risposati:
    Una valutazione teologica
    John Corbett, O.P.,* Andrew Hofer, O.P.,* Paul J. Keller, O.P., † Dominic
    Langevin, O.P.,*Dominic Legge, O.P.,* Kurt Martens,‡ Thomas Petri, O.P.,* &
    Thomas Joseph White, O.P,* In Nova et Vetera edizione inglese agosto
    2014)

    Usanze degli ortodossi

    Le usanze odierne degli ortodossi (la benedizione delle seconde unioni, che non equivale ad un sacramento, infatti la sposa non viene incoronata e non possono fare la Comunione) risalgono alla fine del primo-inizio del secondo millennio, e cioè al periodo in cui si preparava e infine si consumava il
    successivo scisma del 1054. Queste usanze sono state quindi introdotte ufficialmente solo dopo il distacco da Roma ( e anche questo è un dato molto significativo sulla attendibilità delle usanze !), infatti esse furono imposte dagli imperatori Bizantini, ma non furono un prodotto interno del cammino di fede della comunità cristiana orientale, ancorché scismatica !
    Ed i Padri Orientali prima dello scisma hanno difeso a lungo il matrimonio cristiano dalle intromissioni degli imperatori, e ci sono riusciti, almeno fino a prima dello scisma. Tuttora per gli ortodossi l’unico vero sacramento rimane il primo matrimonio, le seconde unioni, anche se benedette, non sono
    considerate sacramenti, e neanche per i vedovi risposati !
    Le seconde nozze dei vedovi specie se uomini, nella Chiesa Primitiva non erano viste di buon occhio. La Chiesa Ortodossa ha conservato questa mentalità antica e basti dire che ancora oggi ai vedovi che si uniscono per la seconda volta dopo il loro primo matrimonio (primo e unico vero sacramento per gli ortodossi) è concesso solo lo stesso rito dei divorziati risposati. Con un periodo di attesa variabile per ricevere la Comunione, che non viene concessa durante la cerimonia di benedizione (viene dato solo il pane benedetto).
    S. Gregorio Nazianzeno scriveva che un vedovo che si risposa per la seconda volta è un debole, per la terza è un trasgressore, e per la quarta volta è un maiale….(Oratio 37,8). Questo è un indice di quale fosse la mentalità della Chiesa Primitiva, oltretutto di quella Orientale ritenuta oggi così aperta …e
    oltretutto quelle frasi erano state pronunciate …verso i vedovi !
    Figuriamoci cosa dovevano pensare verso i divorziati risposati ! Insomma, non inventiamoci dati storici.

    I divorziati risposati nel Medioevo erano esplicitamente scomunicati, anche i re !

    Anche nel Medioevo il divorziato risposato è considerato adultero impenitente e non può accedere alla Comunione : Règine Pernoud nel suo libro “La donna al tempo delle cattedrali” ( BUR 1994 , pag 169 ) documenta come Hugues de Braine ed il re di Francia Filippo I furono esplicitamente scomunicati in quanto divorziati risposati, ed evidentemente non potevano avere accesso al sacramento eucaristico.

    Cosa è la vera Misericordia verso chi ha avuto storie matrimoniali infelici

    La misericordia deve sempre essere presente nel cammino dei singoli (potrà accadere che un penitenziere in modo discreto e non pubblicizzato nella comunità conceda la Comunione ad un divorziato risposato, ma non ad un altro, e magari anche all’interno della stessa neo-coppia la conceda ad uno e non all’ altro, dipenderà dalla disposizione interiore e dalla storia di ciascuno), ma non ha senso alterare la realtà storica cercando motivazioni infondate nella storia della Chiesa Primitiva.
    Infine, visto che si afferma che l’ 80% dei matrimoni celebrati da alcuni decenni a questa parte sarebbero nulli ,( e con questo si vorrebbe giustificare la Comunione ai divorziati risposati come categoria) , bene, se sono nulli, li annullino !
    Invece si preferisce arrampicarsi sui vetri cercando soluzioni del tutto estranee alla Tradizione , al Vangelo ed alla sensibilità comune del popolo cristiano….Li annullino , e così di dimostreranno una vera
    MISERICORDIA verso chi è in situazioni infelici, liberandoli veramente da legami soffocanti e mortificanti
    , rendendoli liberi anche agli occhi della comunità !
    Infatti occorre anche molta misericordia verso la sensibilità del popolo cristiano, disposto ad accettare annullamenti , ma non certo soluzioni artificiose e anti evangeliche come quella della Comunione a divorziati risposati intesi come categoria anzichè come singoli (ed è qui l’errore che si continua a fare)..

    Cosa si vuol difendere evitando di affrontare il problema degli annullamenti ? un potere clericale ? Forse…. Cosa si vuole nascondere ? che la Chiesa è stata incapace di educare per 50 anni ? Ma questo lo sanno tutti ! e pur di non ammettere questo si scaricano pesi insopportabili sul resto dei fedeli
    cattolici ( della serie ” dovete essere voi più accoglienti verso i divorziati risposati ” e ” dovete voi accettare questo e quello e bla bla bla…”), pesi che loro non vogliono sollevare nemmeno con un dito (come facevano i farisei…)

  4. Stefan scrive:

    E’ il classico modo comportamentale di Kasper :dire ora una cosa, il contrario poi e negarla quando non ha fatto presa…… nonostante l’evidenza !

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