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L’insistenza “fastidiosa” del Papa e quella suora dimenticata in ospedale

gennaio 30, 2017 Aldo Trento

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Caro padre, molti preti parlano di carità, ma non hanno addosso odore né di pecora né della sporcizia in cui vivono milioni di fratelli. Sono infastiditi dall’insistenza di papa Francesco sull’esigenza di compromettersi con i poveri e i sofferenti. Il mio parroco ha chiare simpatie leghiste, può immaginare cosa pensi dei migranti. Mi sembra di vedere due chiese: quella del Papa e una borghese con alla testa molti preti e vescovi. Cosa pensa di questa situazione?
Andrea

Anzitutto una cosa fondamentale: esiste una sola Chiesa. Ubi Petrus ibi Ecclesia. Per cui è semplice: basta seguire il Santo Padre nell’esempio e nell’insegnamento, che ci richiama sempre a Gesù presente nei poveri e due volte presente nei poveri ammalati. Molti si chiedono perché nomini cardinali vescovi sconosciuti del Terzo Mondo o altri molto anziani. La risposta me l’ha data con il suo esempio il cardinale del Tucumán (Argentina) Villalba, già più che ottantenne. Nel cinquantesimo anniversario dell’erezione a diocesi di Caacupé, capitale spirituale del Paraguay per via del grande santuario mariano, il Papa ha inviato come rappresentante Villalba, chiedendogli anche di visitare la nostra clinica. Grande è stata la sorpresa quando l’anziano cardinale ha voluto visitare ogni paziente nei tre piani della struttura. Pochissimi sacerdoti lo hanno fatto nei 12 anni dell’ospedale.

La Chiesa di Bergoglio è la Chiesa di Gesù, chiamata a vivere in un contesto storico scristianizzato e con masse di popoli che emigrano, soffrono, vivono nella miseria. Il Papa parla di cambio epocale e chiede a ciascuno di noi di testimoniare Gesù abbracciando ogni forma di diversità e ogni necessità umana. La Chiesa non può più vivere di rendita, piegata su se stessa, bensì deve ritrovare la sua originalità alzando lo sguardo sul mondo e ascoltando il grido disperato di milioni di uomini che hanno perso il senso della vita. È un lento e lungo cammino di conversione che ci viene chiesto, perché spesso abbiamo il cuore di pietra, in particolare noi sacerdoti e persone consacrate, abituati a parlare di carità, di accoglienza.

Nella nostra clinica è ricoverata da mesi una suora. In questo tempo natalizio nessuno è venuto a visitarla, nessuno ha tempo perché c’è molto apostolato da fare. L’altra sera mi sono avvicinato e, sebbene abbia sofferto di un accidente cerebrovascolare, mi ha preso la mano stringendomela. Mi sono commosso e ho pensato quanto è triste il sapere che fintanto che sei utile tutto va bene, ma quando viene meno la salute… Non c’è più tempo per la persona. Si renderà conto anche il tuo parroco, quando arriverà il suo momento, anche perché raccogliamo ciò che seminiamo.

Una delle esperienze più tristi vissute nella mia vita è stata l’indifferenza di tanti consacrati rispetto agli ammalati. Che fatica trovare un sacerdote disponibile per la unzione degli infermi! Alcuni giorni fa mi hanno chiamato al capezzale di un sacerdote di 47 anni ammalato di Sla, una malattia che mi impressiona molto. Seduto al suo fianco, mi sentivo impotente. Lo guardavo, lo accarezzavo, pregavo. A tratti mi fissava e mi sembrava, pur nella serenità, che volesse dire come Gesù: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Al suo fianco i parenti mi dicevano: «Padre, grazie per essere venuto perché raramente i suoi confratelli lo visitano». Eppure è ancora parroco di una piccola parrocchia. Il vescovo ha voluto che proseguisse con questa responsabilità perché il sacerdote è colui che percorre lo stesso cammino di Gesù terminando sulla croce. Chi più di don Gustavo Rebora – è il suo nome – si immola come Gesù per la sua gente?

Che dono ci ha dato lo Spirito Santo con l’elezione a Vicario di Cristo di Francesco! In una omelia quando era cardinale a Buenos Aires, il giorno di Cristo Re, disse: «Andate per le strade perché Gesù è il re della strada ed e lì che Lo si incontra». Questo suo modo di parlare è difficile intenderlo, dà fastidio se uno non è innamorato di Gesù. Non è solo una questione sociologica perché viene dal Terzo Mondo, ma della sua intima relazione con Gesù.
paldo.trento@gmail.com

Foto Ansa

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