Google+

Il santuario di Caravaggio. Pellegrini alla fonte

maggio 12, 2012 Marina Corradi

Pubblicato su Tempi, n. 2 / 2012, gennaio.

Milano. Una mattina alzarsi all’alba e andare a Caravaggio. Erano mesi che l’avevo promesso. Una mattina all’alba andare a Caravaggio, pellegrini.

È notte ancora, ma già sul viale che corre verso Linate albeggia. E verso est, sulla Rivoltana deserta in questo Santo Stefano, l’orizzonte si allarga davanti chiaro e rosa, nel cielo di una limpidissima mattina. Sulla sinistra, lontane ma nette, le montagne. Proprio nessuno in giro, ti ripeti stupita dal nastro d’asfalto che ti si srotola davanti, vuoto. Nel grande parco di villa Invernizzi i daini se ne stanno immobili come fossero dipinti. Dalle rogge di alza un vapore bianco che subito si dissolve. Ora è rosso il cielo, mentre il disco del sole spunta fiammeggiando all’orizzonte.

È bello andare verso est nell’ora dell’alba, correre incontro al sole. Tre gradi sotto zero, segna il termometro sul cruscotto; nell’aria fredda si staglia più netto il profilo degli alberi spogli, e questo cielo sembra duro e fragile come vetro. (Come sorge intonsa ogni mattina, ti viene da pensare; come, a ogni alba, il tempo di una giornata ci è dato nuovo, vergine). E vai avanti ancora e passi l’Adda con le sue acque pacifiche. Ti viene in mente l’andare per i boschi di Renzo; è questo, il cielo di Lombardia, «così splendido, così in pace».

Già da lontano la cupola tonda del Santuario sembra aspettarci – avendo noi promesso di tornare. Scendi dall’auto e l’aria ha una fragranza del tutto differente. Annusi: che cos’ha dentro? Polvere di brina, eco di stalle tiepide, e un’ombra di nebbia dissolta che ti si insinua dallo scollo del cappotto. Nel bar, l’aria invece è già calda e densa di profumo di caffè. Passi affrettati di una piccola folla sparsa, accorsa da chissà dove ma qui insieme, puntuale, per la Messa. I nostri fiati che evaporano dalle bocche, le mani conficcate in tasca, a scaldarsi. Dentro, nel Santuario, è tiepido come in una casa in cui il fuoco sia rimasto acceso nella notte.

Ci si siede vicini sulle panche scure. Molti hanno lo sguardo fisso alla Madonna, intento. Chissà cosa domandano, quali dolori invisibilmente si trascinano dietro, questi uomini e donne venuti qui in un’alba del giorno dopo Natale. Cantano, nella Messa, «adeste fideles»; la dolcezza di questo canto antico è indicibile, mentre fuori sulla pianura un sole chiaro attacca e scioglie la brina.

Andiamo alla fonte. Mi piace sempre, nella penombra sotterranea, questo rumore di acqua sorgiva. Rimarrei qui solo per ascoltare questo ruscellìo generoso, inestinguibile. È come, come se mi ricordasse misteriosamente qualcosa.

Rimarrei qui a guardare, esposta come un ex voto in una nicchia, la lama atroce della ghigliottina che si arrestò, e ne ebbe salva la vita il condannato, in un giorno di maggio, tanto tempo fa. Rimarrei qui a fissare quella macchina di morte inceppata, e ad ascoltare questo scorrere carezzevole di acqua di miracoli, questa sorgente generosa e infinita.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

Commenti Facebook

L’Osservatore Romano

L'Osservatore Romano

Tempi Motori – a cura di Red Live

La materia prima è al top e viene dal Giappone. Cervello, creatività e passione sono made in Italy, ovvero quanto di meglio ci sia... Il risultato ha il nome della pietra preziosa più desiderata e una firma che ha fatto la Storia del ciclismo.

Presentata in occasione della fiera G!comegiocare, è giunta alla seconda edizione l’iniziativa di Kia Motors Italy dedicata ai bambini ed allo sport

Rick Koekoek, uno dei migliori trial biker sulla scena, si è stufato delle risatine che accompagnano chi pedala su una fatty, così ne ha inforcata una ed è andato nel parco giochi dietro casa...

Debutta a sorpresa l’interpretazione sportiva della tecnologia fuel cell da parte della Casa degli Anelli. Grazie a due motori elettrici beneficia della trazione integrale quattro, di 232 cv e di un’autonomia di 500 km.

Si candida a nuova frontiera del lusso e del comfort l’ammiraglia Classe S rivista dalla divisione d’élite del marchio di Stoccarda. È mossa da un V12 6.0 biturbo da 530 cv oppure da un V8 4.7 biturbo da 455 cv.

Speciale Nuovo San Gerardo