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Dove vogliono arrivare i giovanissimi manifestanti anti-Putin? È un mezzo mistero

luglio 14, 2017 Angelo Bonaguro

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Sono scesi in piazza in più di 50 mila, forse anche il doppio, e non solo a Mosca ma in 154 città di tutta la Federazione russa. Il 12 giugno si è replicato quanto accaduto a marzo: migliaia di giovanissimi manifestanti, stavolta «contro la corruzione». L’iniziativa è stata lanciata da Aleksej Naval’nyj, il leader dell’opposizione che intende candidarsi alla presidenza russa nel 2018 come alternativa a Putin.

Al di là delle valutazioni politiche, è interessante cogliere l’aspetto “sociologico” del fenomeno che il quotidiano Gazeta.ru ha definito «generazione dei tolleranti e degli indipendenti». La giovane generazione – ha osservato il sociologo Denis Volkov – segue pochissimo la politica in tv e se ne disinteressa, perciò viene toccata solo marginalmente dalla propaganda dei media statali ed è immune dalle nostalgie della grandeur sovietica che ricompare sulla scena politica ufficiale.

Si tratta di giovani capaci di interagire con altre culture, molti di loro sono già stati all’estero e conoscono le lingue, manifestano una certa tolleranza verso gli immigrati dal Caucaso e dall’Asia centrale e anche riguardo alle problematiche omosessuali. Considerano l’establishment come qualcosa di arcaico – aggiunge il politologo Gleb Pavlovskij, – che va bene «per bambini cresciuti tra le rovine di un castello medievale»; anche le classiche differenze tra politici liberali, filogovernativi, eurasiani… sono tutte categorie superate. Loro stessi non si riconoscono nella “sinistra” o nella “destra”, nota il pubblicista Aleksej Cvetkov: sono un soggetto che si muove oltre i confini controllati dall’élite politica e dai suoi media, che non ha la «memoria genetica» dell’epoca sovietica e segue fonti di informazione alternative. La sua osservazione è confermata dal sondaggio svolto ad aprile dall’istituto demoscopico FOM, secondo il quale oltre il 60 per cento dei giovani compresi tra i 17 e i 23 anni si informa tramite i social network e non dalla tv.

Soprattutto nelle grandi città si sentono indipendenti dalle pressioni delle autorità, sono impermeabili agli insegnanti agitprop che raccomandano di non partecipare alle manifestazioni e che improvvisano lezioni surreali sul concetto di corruzione, finendo per ottenere l’effetto contrario quando paragonano Naval’nyj a Hitler. Sono giovani che non temono il confronto diretto e sono pronti a condividere video o foto sui social per denunciare le maniere spicce della polizia russa e far breccia nel monopolio statale dei media. Tanto meno si pongono il problema di violare regole scritte o non scritte, come nel caso dello spostamento non autorizzato della manifestazione di Mosca: i più “anziani” sono rimasti sul viale Sacharov, autorizzato, i più giovani sono andati in via Tverskaja, zona interdetta. «Si tratta di manifestazioni pacifiche – ha scritto il filosofo Artemij Magun, – nessuno vuole un’escalation», ma allo stesso tempo i teenager «desiderano “provare”, rischiare, arrivare al limite – è una nuova tattica».

Sono apparsi come per un gigantesco flash-mob: non si erano visti a Mosca durante le manifestazioni contro il rinnovamento edilizio, né durante gli scioperi dei medici, degli insegnanti o dei camionisti. Secondo l’osservatore politico Konstantin Gaaze si tratta di «una protesta guidata da un unico leader carismatico, di cui non conosciamo bene i progetti politici. Quando questi ragazzi scendono in piazza non portano giudizi ma esprimono semplicemente il proprio “disaccordo estetico” rispetto a come vanno le cose, all’élite al governo e alle forme che ha assunto l’attuale politica, o a come il presidente si rapporta con la popolazione. È quindi un rifiuto estetico, ma se si chiedesse loro come vorrebbero il cambiamento, non saprebbero cosa rispondere».

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Sin dall’inizio della sua attività politica, Naval’nyj ha usato un linguaggio comprensibile ai giovani, che costituiscono anche la maggior parte dei volontari a sostegno delle sue iniziative e che spesso ne pagano le conseguenze anche sul piano fisico. Interdetto dai media statali, ha conquistato questi ragazzi parlando la loro lingua e usando gli stessi canali di comunicazione – è un tipo giovane, dinamico, interessante, non parla una lingua da iniziati come nelle stanze del Cremlino, si concentra su temi e concetti semplici: mentire e rubare è sbagliato, via gli ipocriti, basta con la corruzione. Anche i simboli usati sono semplici: uno fra tutti, il disegno della paperetta usata per rinfacciare al premier Medvedev di aver fatto costruire un ricovero per questi volatili in una delle sue proprietà, mentre ai pensionati aveva risposto che «non ci sono soldi, ma voi tenete duro».
Di fronte a Naval’nyj gli elettori più “anziani” storcono invece il naso: troppo nazionalista, non sufficientemente democratico, proporrebbe un programma economico populista.

Specularmente, da diversi anni il Cremlino coltiva una “sua” gioventù, da indirizzare alla carriera nelle strutture filogovernative, ma capace al massimo di esporsi in iniziative “patriottiche” pilotate dall’alto. Che quello giovanile sia un tema molto sentito dal governo russo lo dimostra anche l’intenzione di Putin, nelle prossime settimane, di dedicare del tempo a incontrare proprio i giovani durante il suo tour nelle regioni in cui in autunno si eleggeranno i governatori. La sensazione però è che ormai parlino due lingue diverse, e che sia necessario qualcosa di diverso da un gioco “tra le rovine del castello”.

Foto Ansa

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