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I loro figli sono morti a Tienanmen nel 1989 ma il governo cinese impedisce alle madri di commemorarli

maggio 31, 2013 Leone Grotti

«La città di recente è troppo caotica, è meglio se non andate a Hong Kong». Così la polizia cinese ha detto a Zhang Xianling, 76 anni, una delle tante donne riunite nell’associazione Madri di Tienanmen, il cui figlio è morto nel massacro del 1989. Il prossimo martedì 4 giugno si svolgerà al Victoria Park di Hong Kong la veglia per commemorare le almeno 2 mila persone uccise in piazza Tienanmen dal regime comunista cinese perché chiedevano riforme democratiche (neanche la fine della dittatura).

SOMMOSSA CONTRORIVOLUZIONARIA. «Non riesco a capire perché la polizia è spaventata dalla possibilità che possa andare a Hong Kong – continua Zhang – Avevo anche già detto loro che non volevo partecipare alla veglia, voglio infatti farlo qui insieme alle altre madri». Ma il Partito comunista, a 24 anni di distanza, continua a definire quei giorni un momento di «caos» e di «sommossa controrivoluzionaria». Per questo le persone sfuggite ai cingoli dei carri armati e ai colpi delle mitragliatrici, ma arrestate dalla polizia, sono ancora in prigione e in Cina è tuttora vietato anche solo pronunciare le parole “piazza Tienanmen” o “4 giugno” e digitandole su internet non si ottiene nessun risultato.

VIETATO PIANGERE I MORTI. Il regime vuole che la gente dimentichi e che «non pianga i suoi morti», ma non tutti riescono o vogliono farlo. «Spero che un giorno potrò piangere il 4 giugno liberamente, qui, in Cina», insiste Zhang. «Con Xi Jinping purtroppo non è cambiato niente, anzi stiamo tornando indietro alla vecchia ortodossia maoista. Xi non ha mai mostrato alcun rimorso per tutto il male commesso durante 30 anni di comunismo maoista».

ATTIVISTI PORTATI VIA. In vista dell’anniversario, il governo cinese ha anche cominciato a prevenire qualunque tipo di manifestazione illegale, pubblica e privata, arrestando diversi attivisti e avvocati. Ye Du e Yu Gang sono stati rinchiusi in casa, senza internet e senza la possibilità di uscire. L’avvocato che si batte per i diritti umani Tang Jingling è stato prelevato da casa sua il 29 maggio e «portato via a fare un viaggio» dalla polizia. Gli attivisti Xu Xiangrong, Li Weiguo, Li Wensheng, Qui Hua e Yang Tingjian, che volevano organizzare una manifestazione, sono stati rinchiusi per 15 giorni in una “prigione nera”. Luo Qian, che ha partecipato alle proteste del 1989, è rinchiuso in un hotel dal 23 maggio. Zhang Shanguang e Li Jianjun, invece, sono stati portati via dalle loro case dalla polizia il 27 maggio. In Cina, anche la memoria è «controrivoluzionaria».

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