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Cina: fine della legge sul figlio unico e dei campi di lavoro? No: più fondi per esercito, polizia e spie

marzo 18, 2013 Leone Grotti

Ieri i quasi 3 mila delegati dell’Assemblea nazionale del popolo cinese hanno chiuso i lavori annuali a Pechino. Il “Parlamento” ha ratificato quando deciso dal Comitato permanente del Politburo del Partito comunista cinese: Xi Jinping, segretario generale, è stato nominato presidente del paese, Li Keqiang, numero due, premier e ministro dell’Economia. Si è parlato molto di economia, «esercito pronto a ottenere importanti vittorie sul campo» e «socialismo con caratteristiche cinesi». Delle tanto attese riforme politiche, modifica della legge sul figlio unico e riforma dei laojiao, campi di rieducazione attraverso il lavoro, neanche l’ombra.

LA DEMOCRAZIA NON FUNZIONA. Il premier uscente Wen Jiabao ha fatto un discorso di 100 minuti per relazionare sui suoi 10 anni di governo: nonostante in circostanze meno ufficiali avesse più volte parlato delle «riforme politiche, senza le quali non si possono ottenere efficaci riforme economiche», davanti al “Parlamento” non ha neanche toccato l’argomento, glorificando invece «la costruzione di una democrazia socialista». Tutti gli uomini additati nelle scorse settimane come possibili riformisti hanno solo insistito sull’importanza di continuare sulla strada del «socialismo con caratteristiche cinesi» (Xi Jinping), e quindi con il modello del partito unico, e sull’insegnamento della crisi economica in Occidente: «Le cose di cui il mondo occidentale andava fiero, come il libero mercato e la democrazia, non hanno funzionato» (Wang Yang).

CAMBIA POCO. Che cosa è cambiato dunque? Il ministero per le Ferrovie, considerato uno Stato dentro lo Stato, si è fuso con quello dei Trasporti dopo avere accumulato 428 miliardi di dollari di debiti in 10 anni. La legge sul figlio unico, che ha impedito la nascita di 400 milioni di bambini, non è stata né riformata né cancellata, la Commissione per la pianificazione familiare è stata assorbita dal ministero della Salute, che ora si chiama Commissione per la salute nazionale e la pianificazione familiare. Non cambia niente, dunque. La gestione dei diversi media è stata affidata a una sola Amministrazione generale, mentre per prevenire l’inquinamento che in Cina si fa sempre più pesante sono state spese solo belle parole.

124 MILIARDI PER SPIE E POLIZIA. La quinta generazione di leader comunisti, in compenso, si è dimostrata attentissima al problema della stabilità: per il terzo anno consecutivo sono stati stanziati più soldi per la stabilità interna che per l’esercito. Il governo centrale ha messo a disposizione 124 miliardi di dollari (+8.7% rispetto al 2012) per la polizia, la polizia web, le spie a altri apparati. L’esercito disporrà di 116 miliardi di dollari (10,7% in più rispetto al 2012).

ATTIVISTI TORTURATI. Da notare, infine, che mentre i delegati discutevano all’Assemblea nazionale del popolo e all’estero si attendevano riforme di diverso genere, l’attivista Hu Jia veniva prelevato da casa sua il 14 marzo, interrogato e torturato per otto ore. È stato rispedito a casa il 15 marzo, ora fa fatica a camminare per i colpi subiti alla testa e alla schiena. La “Madre di Tiananmen” Ding Zhili è stata costretta a lasciare Pechino durante le sessioni del “Parlamento”, due giornalisti di Hong Kong sono stati pestati dalla polizia per aver cercato di parlare con Liu Xia, moglie del premio Nobel Liu Xiaobo (in prigione dal 2008, dove resterà per altri sei anni), che si trova segregata in casa da due anni e mezzo agli arresti domiciliari. Secondo il rapporto di Chinese Human Rights Defender, nel 2012 le “sparizioni forzate” sono più che raddoppiate rispetto al 2011. La tanto attesa riforma dei laojiao, campi di rieducazione attraverso il lavoro, è stata rimandata. Sono dunque cambiati gli uomini al governo, per il resto la Cina è rimasta quella di sempre.

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