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A Londra suonano l’inno del Sudafrica (“piccola gaffe”: è quello dell’Apartheid)

giugno 7, 2012 Lorella Beretta

Non c’è cosa a cui tengano di più, in Sudafrica, che non all’inno nazionale, Nkosi Sikelel’ iAfrica, Dio Benedica l’Africa. Lo insegnano all’asilo.

E invece a Londra gli organizzatori del campionato pre Olimpico di Hockey femminile si sono messi nei guai seri: martedì, sul campo erboso dove poi la squadra verde oro ha battuto quella britannica, hanno fatto suonare il vecchio inno sudafricano, quello dei governi dell’Apartheid, Die Stem. Altro titolo, altra sonorità, altre parole, altra lingua – quello attuale in Xhosa, Zulu, Sesotho, Afrikaans e Inglese, quello vecchio tutto in Afrikaans. Come sia potuto accadere poi che abbiano ritirato fuori dal dimenticatoio un inno archiviato nel 1994 è davvero inspiegabile.

Le scuse senza se e senza ma arrivate nel giro di poche ore hanno fatto diventare di dominio pubblico un fatto che era stato inizialmente relegato nelle brevine di sport e soprattutto non hanno placato i malumori sudafricani.

“Un altro oltraggio all’inno nazionale” titola il Timeslive facendo riferimento a clamorosi casi che hanno colpito gli inni nazionali di altri paesi: nel 2011 fu la volta di Christina Aguilera che ai Super Bowl, di fronte a un pubblico televisivo stimato di 111 milioni di persone, sbagliò alcune parole di The Star-Spangles Banner, l’inno americano. Steven Tyler, Aerosmith, azzeccò i versi ma accelerò il ritmo della musica. Per il Sudafrica, quello di Londra, però, non è il primo “oltraggio”: quelli che più fecero arrabbiare i sudafricani furono i connazionali Ras Dumisani, mito del reggae made in SA, e Ard Matthews: entrambi sono diventati noti per aver “scannato” melodia e parole. Ard sbagliò addirittura in occasione dell’annuncio della formazione degli Springbok per il Rubgy World Cup. A lui, i pubblicitari di Nando’s – della cui ficcante e ironica strategia di comunicazione abbiamo parlato alcuni post fa – avevano dedicato un significativo volantino appeso in tutta la catena del fast food del pollo: “Ard, abbiamo due parole per te… ma le abbiamo dimenticate…”.

A proposito di inno e di pubblicità, la First National Bank ha approfittato delle altrui dimenticanze e prodotto questo meraviglioso spot, che la dice lunga sul valore unificante attribuito a Nkosi Sikelel’ iAfrica. A futura memoria…

laberettina.blogspot.it/
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