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Blix: «Il nucleare è indispensabile. Iraq? Bush ha ingannato il mondo»

settembre 27, 2011 Leone Grotti

Hans Blix, ex ministro degli Esteri svedese, ex direttore dell’Aiea durante l’esplosione atomica di Chernobyl, capo della Commissione di esperti incaricata di verificare la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq, parla a Tempi.it: «Nessuno può fare a meno dell’energia nucleare, le rinnovabili sono troppo costose e non esiste energia che non sia pericolosa. Non ho prove certe che Bush fosse in mala fede, però ha ingannato se stesso e di conseguenza il mondo»

«Uno scienziato nuclearista indiano una volta ha detto: non esiste energia più costosa della mancanza di energia. Fukushima è stato un grosso inciampo sulla strada del nucleare ma non è la fine della strada. Il mondo ha sempre più bisogno di energia e a chi dice che non vuole quella atomica, io rispondo: bene, che cosa offri in cambio?». Hans Blix, ex ministro degli Esteri svedese, è stato direttore dell’Aiea, Agenzia internazionale per l’energia atomica, dal 1981 al 1997, vivendo in prima persona la tragedia dell’esplosione della centrale di Chernobyl. Conosce molto bene il mondo dell’energia nucleare sia dal punto di vista civile che da quello militare, avendo guidato dal 2000 al 2003 la Commissione di esperti incaricata dall’Onu di verificare se in Iraq vi fossero armi di distruzione di massa. A Milano per partecipare a un convegno organizzato dal Centro culturale di Milano, ha spiegato a Tempi.it quale sarà il futuro dell’energia nucleare, perché l’Iran desta preoccupazione e perché Bush, in occasione della guerra in Iraq del 2003, «ha ingannato prima se stesso e poi il mondo intero».

Dopo l’incidente di Fukushima, in Italia un referendum ha bloccato la costruzione di centrali nucleari, Germania e Svizzera hanno deciso di fermare la produzione di energia atomica. È la fine del nucleare?
Fukushima  è stato un grosso inciampo lungo la strada ma non è la fine della strada. A Fukushima sono stati commessi degli errori perché non è stato calcolato il rischio che si verificasse uno tsunami di 14 metri. Non hanno calcolato la possibilità che il sistema elettrico di emergenza potesse saltare a causa dell’acqua. In più, gli impianti erano vecchi di 14 anni, non li avevano modernizzati come invece avrebbero potuto fare e come altri hanno fatto. Insomma, sono stati commessi molti errori eppure nessuno è morto per le radiazioni, mentre il terremoto e il maremoto hanno ucciso 20 mila persone. Gli effetti sulla fiducia della gente nel nucleare sono stati molto più gravi, invece: ma se Germania, Italia e Svizzera hanno reagito in un modo, altri paesi hanno fatto scelte diverse. La Corea del Sud continua ad avere 20 reattori attivi, così come Cina, Vietnam, Turchia, Russia, Repubblica Ceca, Regno Unito. Fukushima, quindi, non è affatto la fine del nucleare. È piuttosto un incidente da cui dobbiamo imparare.

Che cosa?
Quello che puoi imparare in una parte del mondo è una lezione che vale per tutti. Fukushima ci ha insegnato a sviluppare la cultura della sicurezza nelle centrali nucleari. Prima di tutto, questo significa sviluppare la tecnologia, prendere in considerazione tutti i rischi e far sì che chi regola gli impianti sia indipendente da interessi e da chi governa. In Giappone, purtroppo, non era così.

Ma è possibile prendere in considerazione “tutti i rischi”?
Non si può generare energia senza correre qualche rischio. Però noi sappiamo dagli studi fatti che, contrariamente a quanto si pensa, l’energia che ha causato il maggior numero di vittime non è quella nucleare ma quella idroelettrica. Voi in Italia avete subito la tragedia del Vajont: duemila persone spazzate via in 10 minuti, mentre a Fukushima non è morto nessuno. Dopo l’idroelettrico ci sono le miniere di carbone, dove è molto alto il numero di minatori che muore ogni anno per estrarlo. E non pensiamo che anche il gas e il petrolio siano innocui: esplosioni di condutture di gas e problemi nell’estrazione dell’oro nero sono frequenti. Non esiste un’energia priva di rischi.

Ma non si può semplicemente fare a meno dell’energia atomica, sviluppando le cosiddette energie alternative?
Credo proprio di no, perché c’è un problema serio di costi. Miliardi di persone nel mondo chiedono sempre più energia, tutto quello che usiamo la consuma. Oggi l’85% dell’energia commerciale è rappresentata da carbone, petrolio e gas. Risorse che si esauriranno e che sono altamente inquinanti. Quindi, l’obiettivo è di ridurle.

Come?
Ci sono due modi: il primo è usare meglio queste energie, sprecarle di meno, studiare ad esempio nuovi modelli di macchine che facciano sempre più chilometri per litro. Il secondo è sfruttare il nucleare. Se, infatti, un chilo di legna corrisponde a un kilowatt di elettricità, un litro di petrolio a 4 kilowatt, un chilo di uranio corrisponde a 50 mila kilowatt. Una piccola parte di uranio offre un’enorme quantità di energia. Anche se gli impianti per sfruttarla e la sicurezza costano molto, per la sua enorme capacità di produzione il nucleare resta economico.

E le rinnovabili?
E’ un tipo di energia che attira molto. Il sole, il vento e la pioggia sono doni di Dio che arrivano dal cielo. Sono gratis, in teoria. Ma nessuno userebbe questa energia se non ci fossero i sussidi statali. Per questo, si dice che se vuoi studiare bene l’energia eolica o solare non devi andare in quei paesi dove il vento soffia forte e il sole picchia molto, ma dove gli Stati elargiscono più sussidi. I costi, insomma, non sono sostenibili ed è impossibili sostituire con queste energie il carbone, il petrolio e il gas. Né Italia né Germania se lo possono permettere.

Lei era a capo dell’Aiea quando è esplosa la centrale nucleare di Chernobyl.
A una settimana dall’esplosione ero in aereo sopra i resti del reattore, tutto bardato per le radiazioni. Un fumo nero e denso usciva dal reattore a causa della grafite nera che bruciava. Era uno spettacolo molto triste, che ha causato la perdita di molte vite umane. Molti bambini, negli anni a venire dall’esplosione, hanno preso il cancro a causa delle radiazioni. In realtà, non ci sono studi credibili che ci possano dire quanti, ma è questo che fa paura del nucleare. Il nostro corpo è attrezzato per percepire gli incidenti: il caldo di un incendio, il boato di uno scoppio, il dolore di un colpo. Ma le radiazioni sono invisibili e mute, per questo fanno più paura ed è per questo che bisogna spiegare bene alla gente che cos’è il nucleare, come funziona e perché ci serve.

Neanche quando si trovava sopra Chernobyl ha mai pensato che l’energia nucleare fosse troppo pericolosa?
No, perché c’è sempre l’altra faccia della medaglia: quale energia non è pericolosa? E soprattutto: che cosa possiamo offrire in cambio?

Lei è un esperto di nucleare, anche dal punto di vista militare. Il mondo intero, e il Medio oriente in particolare, guarda con apprensione gli sviluppi dell’energia atomica in Iran.
Per ora stanno sviluppando energia atomica per uso civile. Non hanno la bomba atomica, di questo siamo certi, non hanno arricchito l’uranio più del 19,5 per cento. Ma la preoccupazione deriva dal fatto che se sono arrivati al 19 per cento, se lo vogliono, possono arrivare anche al 90 per cento. Loro hanno l’abilità di proseguire e costruire la bomba atomica. Secondo me, una soluzione per evitarlo sarebbe denuclearizzare l’area del Medio oriente. Ma per raggiungere questo obiettivo, Israele dovrebbe rinunciare alle armi atomiche e l’Iran dovrebbe fermarsi nel suo lavoro di arricchimento dell’uranio. Sinceramente, non credo che ora questo possa avvenire.

Lei ha guidato la Commissione di esperti incaricata dall’Onu di verificare se in Iraq vi fossero armi di distruzione di massa. Lei ha riscontrato che non ce n’erano eppure l’America di Bush ha deciso di entrare in guerra lo stesso, ritenendo che questo rischio fosse reale. Era in cattiva fede?
In molti lo pensano, io però non ho prove certe che Bush e Blair abbiano agito in cattiva fede. Loro hanno ingannato prima di tutto loro stessi e di conseguenza il mondo intero. Questo è il mio giudizio. Loro avrebbero dovuto capire che l’evidenza su cui si basavano era molto piccola, che le prove che avevano non erano sufficienti. Bush ha anche parlato di un contratto tra Iraq e Nigeria per importare l’uranio. L’Aiea ha controllato e ha accertato che quel documento era un falso. Ma non siamo stati ascoltati.

Che cosa pensa della guerra in Iraq?
Penso che sia stato un enorme errore. L’unico risultato positivo è stato la cacciata di Saddam, un dittatore feroce e crudele. Ma per tutto il resto è stato un fallimento. Oltretutto, per colpa dell’attacco Al Qaida è entrata in Iraq e ora domina l’anarchia. Penso però che il mondo abbia imparato qualcosa da questa guerra: non è possibile esportare la democrazia intervenendo sul campo di un altro Stato con soldati e carri armati.

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