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Benedetto XVI sigilla il conclave e ci mette in guardia dall’ossessione del Grande Fratello

marzo 2, 2013 Luigi Amicone

Consapevole dei pericoli derivanti dalla massiccia opera di disinformazione in atto unita alla trasparenza, il Papa emerito sigilla l’elezione del successore con un “motu proprio”.

Nemmeno un secolo ci separa dall’immensa opera di disinformazione che precedette “il grande macello” (come definì la Grande Guerra papa Benedetto XV). Come documenta lo storico François Fejtö (Requiem per un impero defunto, Mondadori, 1991), per apparecchiare la tavola del conflitto più sanguinoso dei tempi moderni, allora volarono finanziamenti da un capo e l’altro dell’Europa. Per ottenere la mobilitazione contro l’ultimo impero cattolico, grandi giornali vennero oliati dalle consorterie internazionali e le informazioni opportunamente distorte. In Italia, come ricordato su queste pagine da Piero Ostellino, fu il Corriere della Sera di Luigi Albertini ad assolvere la funzione. «Opponendosi all’unico compromesso (il famoso triplice “connubio” giolittiano tra liberali, cattolici e socialisti che riecheggiava il connubio cavouriano fatto per saldare il paese), portò l’Italia alla guerra e poi al fascismo. Giolitti tentò di riunire le masse popolari, ma ebbe contro la borghesia incarnata dal Corriere di Albertini. Il quale ci fece entrare in guerra e diresse le operazioni sul Carso. Col risultato che abbiamo perso sul Carso tutta la giovane borghesia liberale, la classe dirigente. Rimasero gli arditi che poi marciarono su Roma».

CONCLAVE SIGILLATO. Alla fine delle ostilità, si contarono oltre 16 milioni di morti. Forse non siamo alla vigilia di un nuovo conflitto. Ma intanto, consapevole dei pericoli derivanti dalla massiccia opera di disinformazione in atto, Benedetto XVI sigilla il Conclave. E lo sigilla con “motu proprio” dettando modifiche tali per cui l’elezione del nuovo pontefice avvenga nel più rigoroso rispetto delle forme, lontano da ogni orecchio mediatico, nel massimo della riservatezza. Pena la scomunica. Non è per fare illazioni, ma forse si capisce a cosa potesse alludere Benedetto quando nel suo atto di rinuncia ha chiamato in causa «il mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti». Non sono più il potere della ragion di Stato e il ricatto condotto manu militari a minacciare il mondo e la barca di Pietro, roccaforte della verità sull’uomo. La più grave minaccia per l’uomo e il mondo d’oggi è rappresentata dal pervasivo sistema che nel nome della “trasparenza” e della “pulizia” pialla la vita della gente alla velocità della luce e fa della  simultaneità nella “rete” principio di ingannevole uguaglianza tra gli uomini.

OSSESSIONE DELLA TRASPARENZA. E se con Julian Assange si è avuto un assaggio del caos inerente al Grande Fratello, con le sue ultime volontà improntate a proteggere il Conclave da ogni “luce pubblica che oscura tutto” (Heidegger), prima di andare a seppellirsi vivo Ratzinger sembra volerci lasciare questo estremo monito: non seguite la china della democrazia che pretende mettervi sotto il naso ogni piega del vivere. L’ossessione della trasparenza e della pulizia altro non è che la pressione dall’alto verso il basso che mira all’asservimento e uso dell’opinione pubblica. Asservimento che si attua spingendo le folle verso la regressione in un irrazionale sollecitato per vie mediatiche in un verso o nell’altro. Il prodotto di ciò è un deserto di figure solitarie e anonime pronte all’azione. In questo senso, quanto è lontano l’incubo di George Orwell dal sogno di Beppe Grillo?

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