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Belgio, abbiamo un problema. La commissione di controllo dell’eutanasia non controlla l’eutanasia

gennaio 12, 2017 Leone Grotti

Da un anno e mezzo mancano i candidati. La Commissione ha riconosciuto che spesso «i requisiti procedurali della legge non vengono rispettati»

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La commissione di controllo dell’eutanasia in Belgio, incaricata di verificare eventuali abusi commessi dai medici nell’applicazione della legge sulla buona morte del 2002, doveva essere rinnovata più di un anno e mezzo fa. Ma non se n’è ancora fatto niente, perché i candidati scarseggiano. Tanto che il presidente francofono della commissione, Gilles Génicot, ha parlato di «situazione fastidiosa».

REGOLE CAMBIATE. Su 16 membri ci sono otto posti vacanti, quelli riservati ai professori ordinari di medicina. Due diversi concorsi per rimediare al problema sono stati indetti a vuoto. Per far fronte alla mancanza di candidati, dunque, nel luglio del 2016 sono state cambiate le regole: non sarà più necessario essere professori ordinari, sarà sufficiente tenere un corso all’università, essere un clinico o un docente emerito.

LISTA DI 42 NOMI. In seguito a questa modifica, e grazie al fatto che la maggior parte dei membri dell’attuale commissione si sono ricandidati a far parte della prossima, una lista di 42 nomi è finalmente arrivata allo studio del Parlamento federale. Non è detto però che la commissione potrà essere formata visto che servono requisiti precisi: i membri devono essere divisi in modo uguale tra francofoni e neerlandofoni, devono esserci almeno tre donne per gruppo e deve essere rispettata la diversità di religione e opinioni filosofiche. Anche per questo «ci sono discussioni ancora in corso, che richiederanno del tempo», ha dichiarato ancora Génicot. La speranza è che la nuova commissione sia più equa dell’ultima, visto che la metà dei membri faceva parte o collaborava con l’Associazione pro eutanasia per il diritto di morire nella dignità.

TROPPO LAVORO. Perché nessuno vuole fare parte della Commissione? Per alcuni la paga è bassa, per altri il problema è professionale. Spiega ad esempio l’oncologa Claire Nouwynck, uno dei membri che si è dimessa prima del tempo: «Mi avevano detto che avrei dovuto controllare qualche dozzina di dossier al mese. Non è vero, i dossier ormai sono in media 200, dall’80 al 90 per cento in olandese, e bisogna leggerli e preparare per ciascuno una relazione per la Commissione. La detta Commissione si riunisce poi una sola volta al mese, il giovedì alle 5 di pomeriggio».

DATI DISCREPANTI. La domanda sorge spontanea: come può in poche ore una commissione di 16 persone analizzare in modo puntiglioso come minimo 200 dossier per assicurarsi che nessuno sia stato ucciso contro la legge? La risposta si può dedurre dall’ultimo rapporto della Commissione, secondo cui l’eutanasia nel 2014-2015 ha costituito l’1,8% di tutte le morti nel paese. Secondo uno studio del gruppo Zorg Rond het Levenseinde (“fine vita”, ZRL), però, solo nel 2013 e solo nelle Fiandre l’eutanasia rappresentava il 4,6% di tutte le morti. Nel Belgio francofono il tasso di iniezioni letali è sicuramente inferiore, ma non tanto da giustificare una simile discrepanza nel computo dei casi.

«UN CASO SU TRE NON RIPORTATO». Questo significa, in sostanza, che «circa un caso di eutanasia su tre non viene riportato dai medici alla Commissione», ha scritto sul De Standaard un gruppo di medici, professori e ricercatori universitari preoccupati dalla deriva che ha preso l’applicazione della legge nel paese. Secondo lo studio di ZRL, in parte dipende dal fatto che molti medici non ritengono eutanasia la somministrazione di forti dosi di morfina e sedativi per accorciare la vita del paziente su richiesta. Inoltre, molti dottori non riportano i casi di eutanasia.

«REQUISITI NON RISPETTATI». Un altro problema è la qualità dei rapporti compilati dai medici. Almeno uno su quattro «è incompleto», eppure secondo la Commissione «la qualità dei rapporti è molto migliorata rispetto a prima». Se è così, perché non vengono presi provvedimenti e perché non sono stati presi in passato? In un altro passaggio del rapporto della Commissione si legge che «in molti casi, alcuni dei requisiti procedurali [previsti dalla legge] non vengono rispettati, ma la Commissione ha approvato lo stesso quei rapporti ritenendo che i criteri essenziali fossero stati rispettati».
La legge sull’eutanasia non fa distinzioni tra requisiti procedurali e criteri essenziali. Perché la Commissione, che deve controllare la regolarità dei rapporti, invece sì? Laddove i rapporti non sono compilati correttamente, dovrebbe trasferire il materiale ai pubblici ministeri. Ma non lo fa.

Foto siringhe da Shutterstock

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