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L’Arabia Saudita, alla disperata ricerca di boia, vuole la presidenza del Consiglio Onu per i diritti umani

maggio 20, 2015 Leone Grotti

Le esecuzioni capitali sono aumentate in modo esponenziale e Riyad è a corto di boia. Nel 2016, però, i sauditi potrebbero diventare i “paladini” dei diritti umani: «Sarebbe una catastrofe»

“AAA Cercasi boia, anche senza pregresse esperienze”. Non sono queste le esatte parole del bando pubblicato sul sito del Ministero per l’amministrazione dello Stato dell’Arabia Saudita. Ma il senso è lo stesso: si cercano otto persone che «eseguano le condanne a morte secondo la sharia islamica dopo che siano state ordinate da una sentenza legale».

1.000 DOLLARI “A TESTA”. In Arabia Saudita le condanne a morte vengono eseguite attraverso la decapitazione e il governo non richiede per il ruolo di boia né un titolo di studio, né particolari attitudini. Non si conosce il salario ufficiale, ma secondo testimonianze riportate dal New York Times, nella provincia di Qassim si guadagnano oltre 1.000 dollari a testa mozzata. Eppure i boia scarseggiano, sia per la natura particolare del lavoro, sia per l’aumento esponenziale delle esecuzioni nella monarchia ereditaria wahabita.

AUMENTANO LE ESECUZIONI. L’Arabia Saudita è il quarto paese al mondo per numero di esecuzioni capitali, dietro Iraq, Iran e Cina, che detiene il record assoluto e irraggiungibile con migliaia di condanne a morte contro le centinaia degli altri paesi. Nel 2014 in Arabia Saudita sono state decapitate in tutto 88 persone. Domenica, per crimini legati alla droga, è stata decapitata l’85esima persona del 2015. E non siamo neanche a metà anno.

DIRITTI UMANI. L’elenco delle violazioni dei diritti umani che avvengono in Arabia Saudita è lungo: dal trattamento delle donne a quello delle persone non islamiche, dalla violazione della libertà religiosa alla negazione della libertà di espressione, dallo sfruttamento disumano dei migranti per lavoro al trattamento riservato agli omosessuali, che possono incorrere anche nella pena di morte.

CONSIGLIO ONU. Eppure Riyad nel 2014 è entrata a far parte del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, insieme alla Cina, e manterrà la carica fino al 2016. Lo scopo del Consiglio è «rafforzare, promuovere e proteggere i diritti umani nel mondo», oltre che «denunciarne le violazioni». Quando il Consiglio è nato nel 2006, l’Assemblea generale affermò che «gli Stati membri avranno i più alti standard nella promozione e protezione dei diritti umani». Evidentemente, non è il caso dell’Arabia Saudita.

«SAREBBE UNA CATASTROFE». Ma la monarchia, da pochi mesi guidata da re Salman, vuole andare oltre. Secondo quanto dichiarato in via anonima da un diplomatico occidentale allo svizzero Tribune de Genève, «l’Arabia Saudita sta facendo pressione sugli altri paesi per essere designata» alla presidenza del Consiglio nel 2016. «Se mai ci dovesse riuscire, sarebbe una catastrofe per il Consiglio. Questo rischia di riportarci alle peggiori ore della vecchia commissione, che era naufragata nel discredito».
La presidenza è detenuta attualmente dall’europeo tedesco Joachim Ruecker. Prima di lui era stato nominato un africano, Baudelaire Nganella, del Gabon, paese non esattamente noto per il rispetto della libertà e dei diritti umani. Il mandato di Ruecker termina a dicembre e secondo la legge delle rotazioni, ora tocca al gruppo asiatico esprimere la presidenza.

GRUPPO ASIATICO. L’Arabia Saudita è quindi un candidato naturale insieme a Bangladesh, Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Indonesia, Giappone, Kazakistan, Maldive, Pakistan, Repubblica di Corea, Qatar e Vietnam. Il gruppo non è pieno di paladini dei diritti umani e il rappresentate saudita Faisal bin Hassan Trad, che sta conducendo un’assidua campagna elettorale, ha ottime possibilità di farcela.
«È impensabile!», ha commentato alla sola idea Nadia Boehlen, portavoce di Amnesty International a Ginevra. «Sarebbe davvero ironico vedere un paese che ridicolizza così allegramente i diritti umani, praticando esecuzioni crudeli, rinforzare la promozione e la protezione dei diritti umani nel mondo».

Foto Ansa


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9 Commenti

  1. gladio scrive:

    E i ” cattivi ” sarebbero Putin e Assad…

    Obama e l’America stanno diventando la peggior sciagura dell’ occidente

    • Roberto scrive:

      Ben detto!

    • maboba scrive:

      L’Arabia saudita, come quasi tutti glia latri paesi arab,i non ha sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo,bensì quella sottoposta alla legge islamica. Che si accetti che un organismo internazionale come l’ONU possa mettere a capo del Consiglio un tale paese la dice lunga su cosa sia L’ONU. Obama poi, che disastro! pensare che bacia la mano al re d’Arabia e va d’accordo con quei tagliagole iraniani, mentre dispensa condanne a Putin!

  2. Franco scrive:

    Cristo Santo il mondo è nelle mani dell’Arabia Saudita. Mi chiedo se i potenti d’occidente vogliono tenersi buona l’Arabia Saudita perchè ha il petrolio o per qualcos’altro. Mi sorge questo dubbio perchè anche l’ Iran ha molto petrolio eppure non gode della stessa considerazione agli occhi dell’occidente.

    • Raider scrive:

      L’Arabia Saudita è a vera iattura, a l’Iran non sembra più una super-potenza petrolifera, dal momento che vuole attivare il nucleare civile e quanto pare, ha messo gli occhi – ha ‘vivo’ interesse – sulle risorse petrolifere dei vicini, è venuta di corsa a dire qui gente che vede nell’Iran il faro della civiltà.
      Ma il Consiglio per i Diritti Umani dell’O.N.U. è stato affidato, in passato, a Paesi islamici come il Sudan: e i Paesi islamici, nessuno dei quali ha sottoscritto la Carta dei Diritti dell’Uomo dell’O.N.U. se non per la parte che non contrasta con il Corano, sono in grado – in forza del numero e dell’influenza diplomatico-finanziaria e approfittando degli equilibri geo-politici più generali – di condizionare il voto dell’Assemblea mettendo in minoranza, a questo punto, gli ex “potenti dell’Occidente.” Se l’O.N.U. ammette Stati che ne fanno parte senza sottoscrivere documenti come la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo – e figurarsi se questo non vale per Costituzioni, sistemi giuridici e politici dei Paesi sottoposti all’incessante pressione migratoria islamica -, le conseguenze sono quelle che sono.

    • Vittorio scrive:

      Franco: L’ Iran non gode degli stessi favori dell’Arabia Saudita per via del rapporto travagliato che ha con lo Stato di Israele. Nelle questioni internazionali l’Occidente fa gli interessi di Israele e non dei popoli o della laicità altrimenti si schiererebbe dalla parte degli houti in Yemen o dalla parte di Assad in Siria.

    • Franz scrive:

      secondo me ci deve essere una tacita alleanza tra gli ebrei e i sunniti per sconfiggere gli sciiti (IRAN) però i media nostrani tacciono. I cristiani pagano le conseguenze della furia sunnita. noi cristiani dovremmo essere alleati degli sciiti ma quando mai facciamo i nostri interessi..

  3. Raider scrive:

    L’O.N.U. dovrebbe fare gli interessi dei diritti umani e tanto per cominciare, non potrebbe o meglio, non dovrebbe ammettere “soci con riserva”: invece, trattandosi degli Stati islamici, quale che siano orientamenti o interessi di questi Stati, l’O.N.U. consente queste eccezioni: strappo alla regola che delegittima quewsta istituzione e i suoi organismi collaterali.
    L’O.N.U., che permette tutto questo, dovrebbe, perlomeno, garantire la sopravvivenza di uno Stato membro: quello che alcuni Stati islamici vorrebbero distruggere: gli altri Stati islamici che riconoscono – come è loro diritto – lo Stato che si vorrebbe cancellare dalla faccia della terra, sono considerati illeggittimi da quei Paesi vorrebbe annientare uno Stato membro dell’istituzione internazionale di cui fanno parte. Questi Stati “membri O.N.U. con riserva coranica” quanti gli altri Paesi islamici e solo loro, sono apertamente ostili a uno Stato che vorrebbero spazzare via: e a parte questo, non è che siano nemmeno modelli di “laicità”, se pensiamo all’Iran o al Sudan, giustappunto: o a gruppi come Hamas, Houthi e Fratellanza Islamica alla Tariq Ramadan, beniamino delle élite occidentali politicamente corrette e dovte alla causa della via migratoria all’islamizzazione dell’Occidente “laico”.
    Su questo, però, sembra che si possa glissare: ma, non sia mai!, non senza prendersela con l’Occidente, per la logica politica che ‘l consente.

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