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Adesso sono tutti contro Vannoni. Adesso, però

aprile 27, 2017 Leone Grotti

Caso Stamina. Accusato di proseguire la sua “terapia” all’estero, Vannoni è stato fermato. I giornali ne approfittano per lavarsi la coscienza ma non hanno imparato la lezione

Stamina:Vannoni,ero paziente entusiasta,volevo solo aiutare

Ci risiamo. Davide Vannoni è stato arrestato dalla magistratura di Torino con l’accusa di aver continuato a praticare all’estero quel “metodo Stamina” che in Italia nel 2015 gli era valso un processo per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Allora Vannoni patteggiò 22 mesi di carcere con la condizionale, a patto di abbandonare per sempre le infusioni di staminali.

TANTI SERVIZI. I giornali ne approfittano per lavarsi la coscienza e stigmatizzare le «cure completamente inefficaci» del «guru», citano la rivista Nature (lo fa il Corriere) per ricordare l’allarme lanciato a novembre sul tentativo di Vannoni di proseguire le terapie nell’Est Europa. Ricordano con perizia che già nel 2013 il ministero della Salute aveva definito Stamina una cura priva di ogni base scientifica. Ecco.

GRAZIE ALLE IENE. Oggi che è crollato il castello di carte costruito da Vannoni con l’aiuto dei servizi strappalacrime delle sue amiche Iene (Giulio Golia, do you remember?), tutti vergano articoli a favore della scienza e contro la «truffa» tentata dal laureato in Scienze della comunicazione. Ma nel 2013 le cose andavano molto diversamente. I giornali pubblicavano interviste in cui Vannoni dichiarava di avere «una cura a base di cellule staminali che funziona per 60 malattie gravi e che porta alla guarigione». Certo, non presentava le prove, ma sono dettagli.

CELENTANO E FIORELLO. Ai dubbi degli scienziati su una “terapia” non comprovata dai dati e alle prove dell’Aifa, che vietò le terapie perché nel laboratorio «inadeguato» dove venivano preparate le infusioni miracolose non c’erano neanche «i certificati di analisi», i giornali preferivano gli interventi pro-Vannoni e anti-scienziati di luminari come Leonardo Pieraccioni, Gina Lollobrigida, Antonella Clerici e Rosario Fiorello. E come dimenticare gli applausi unanimi ad Adriano Celentano, quando disse: «La bambina è migliorata e quando il giudice e il ministro l’hanno visto, hanno detto: “La bambina sta migliorando. Bisogna subito bloccare la cura altrimenti guarisce”»?

LE COLPE DEI GIUDICI. E mentre venivano ignorati i rilievi avanzati da premi Nobel come Shinya Yamanaka, si esaltavano i giudici che ergendosi al rango di scienziati ordinavano, nonostante il blocco dell’Aifa, a un ospedale pubblico (gli Spedali Civili di Brescia) di fare infusioni potenzialmente dannose per malati gravissimi, che venivano utilizzati come cavie umane.

LEZIONE IMPARATA? Quelli che oggi si stracciano le vesti riportando la notizia che Vannoni continua a «adescare clienti» ed è nuovamente accusato di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, truffa aggravata, somministrazione di farmaci non conformi, sono gli stessi che ieri sfruttavano il dolore delle famiglie e davano credito a un «somministratore di olio di serpente» (copyright Luca Pani, ex direttore Aifa) per fomentare il popolo del web. Ci si potrebbe consolare pensando che la lezione sia servita a qualcosa, ma a giudicare dal caso di Ilaria Capua, la risposta è purtroppo negativa.

Foto Ansa

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