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Addio a George Weidenfeld, il Lord ebreo che salvava i cristiani dall’Isis

gennaio 21, 2016 Redazione

L’editore britannico, scampato all’Olocausto in gioventù grazie all’aiuto dei cristiani, ha dedicato gli ultimi mesi della sua vita a portare famiglie siriane in “rifugi sicuri” lontano dai tagliagole jihadisti

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È morto ieri a Londra a 96 anni Arthur George Weidenfeld, il Lord ebreo sfuggito in gioventù allo sterminio nazista che recentemente era tornato a far parlare di sé per la decisione di devolvere tempo e denaro al soccorso dei cristiani perseguitati dallo Stato islamico in Siria.

LA STORIA. Nato a Vienna nel 1919, arrivato in Inghilterra nel 1938 che ancora faticava a mettere in fila due parole in inglese, Weidenfeld divenne rapidamente «una delle più importanti figure del panorama intellettuale e sociale del paese», ricorda la Bbc. Proprio alla Bbc fu commentatore politico durante la Seconda guerra mondiale e consigliere del governo israeliano nel 1949. Nello stesso anno fondò con Nigel Nicolson la casa editrice Weidenfeld & Nicolson, di cui è stato presidente fino alla fine (anche dopo l’ingresso della società prima nel gruppo Orion Publishing e poi in Hachette Uk). Con il suo marchio ha pubblicato nel Regno Unito anche notevoli successi come Lolita di Nobokov, Il riccio e la volpe di Isaiah Berlin e La doppia elica di James Watson, e ha mandato alle stampe le memorie di diversi leader mondiali, da Charles de Gaulle fino a Giovanni Paolo II. È stato nominato cavaliere nel 1969 ed è entrato nella Camera dei Lord nel 1976, ricevendo in vita innumerevoli altre onorificenze.

LA GRATITUDINE. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza i cristiani, ha riconosciuto lo stesso Weidenfeld. Sono stati i cristiani infatti a salvargli la vita portandolo in Inghilterra durante l’Olocausto. «Avevo un debito da saldare», diceva. Ed è per questo, per gratitudine, che Lord Weidenfeld ha deciso di dedicare gli ultimi mesi della sua vita allo sviluppo e al finanziamento del progetto Safe Havens, un network ebraico-cristiano che ha lo scopo – ha spiegato lui stesso – di «aiutare un gruppo di famiglie cristiane sotto il controllo dell’Isis – circa duemila famiglie, o diecimila anime –, portarle in rifugi sicuri dove possono condurre vite cristiane». Contando sul supporto organizzativo ed economico della rete di Weidenfeld.

«AMMAZZARE IL DRAGO». Il presidente del Congresso ebraico mondiale Ronald S. Lauder ha descritto Weidenfeld come «un uomo davvero straordinario, una delle figure più ispiratrici del ventesimo secolo». L’anziano editore, ha ricordato Lauder, «non ha mai dimenticato ciò che i cristiani avevano fatto per salvarlo, diceva di avere un debito da saldare e ne era davvero convinto». Quando nello scorso luglio grazie a Safe Havens i primi 150 cristiani siriani sono stati trasferiti in Polonia, è uscita sul Times la prima intervista di Weidenfeld sul suo progetto. A scandalizzare il Lord non erano solo le atrocità dell’Isis (a suo parere perfino peggiori per sadismo di quelle dei nazisti), ma anche e soprattutto «la mancanza di volontà di difendersi» dimostrata dai governi occidentali. È inconcepibile, spiegava Lord Weidenfeld, «la mancanza di volontà di sbarazzarsi di quella gente, di combattere il nemico, di ammazzare il drago nella sua tana».

«SIAMO FRATELLI». Nei mesi successivi Lord Weidenfeld ha raccontato la sua storia e la sua clamorosa decisione a diversi giornali di tutto il mondo. In un’intervista alla Deutsche Welle ha spiegato che il suo famoso «debito da ripagare» verso i cristiani era in realtà un «doppio debito». Nella sua vita infatti non c’erano stati solo gli angeli che lo avevano salvato dalle camere a gas di Hitler: «Ho avuto il privilegio di fare parte di un gruppo che ogni anno partecipava a un lungo weekend nella residenza di Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo». Quel gruppo era composto da 25 intellettuali e accademici ebrei e cristiani e aveva «questa meravigliosa opportunità di incontrare l’uomo che ha coniato l’espressione: “Gli ebrei sono i fratelli maggiori dei cristiani”». Anche per questa amicizia Lord Weidenfeld voleva «ripagare» i cristiani: «Per la memoria di un grande papa che diceva quello che anche io ho sempre sentito, che noi e i cattolici siamo fratelli».

I MUSULMANI. A Weidenfeld però non è stata risparmiata qualche polemica, soprattutto per via della sua decisione di non includere tra i destinatari di Safe Havens i siriani di religione musulmana. È stato accusato di discriminazione, ma per lui non lo era: «Auguro ai musulmani che trovino tutto l’aiuto possibile e mi dispiace per loro, ma dal punto di vista logistico loro sono a pochi chilometri dagli Emirati Arabi che sono pieni di soldi». I cristiani invece in Medio Oriente «non hanno un posto dove andare e nessuno dà loro soldi, non hanno un sostegno logistico. È questa la differenza».

EUROPA IMMOBILE. Non che qui per i rifugiati cristiani la situazione sia poi così diversa. «Gli unici due paesi che finora stanno mostrando l’intenzione di contribuire sono la Polonia e la Rebubblica Ceca», spiegava Weidenfeld parlando delle difficoltà incontrate. «La stessa Germania ha i suoi problemi con gli immigrati, abbiamo provato a entrare in contatto ma non siamo andati lontano». Weidenfeld e i suoi si sono dovuti rivolgere piuttosto all’Australia, al Canada, al Brasile e al Sudafrica. «Non contiamo molto sull’Europa».

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. ROLLI SUSANNA scrive:

    Mamma mia, anima grande!

  2. Sasso Luigi scrive:

    Grazie a Tempi che ci permette di scoprire queste meravigliose personalità.

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