Xylella, storia di un contagio mediatico giudiziario

Balle, fake news, pavidità politica sono gli ingredienti di una storia che ben rappresenta l’incapacità italiana di fare i conti coi dati scientifici

L’immagine che vedete qui sopra appariva ieri sulla prima pagina del Corriere della Sera. Sul quotidiano milanese era raccontata “L’avanzata della xylella” in Puglia e la foto rendeva anche cromaticamente i termini del contagio che ha colpito gli ulivi pugliesi. Recitava la didascalia: «Una ripresa dall’elicottero sopra gli uliveti della Puglia attaccati dalla xylella. Nel perimetro rosso le piante che hanno cambiato colore».

È ormai quasi cinque anni e mezzo che se ne discute. Le prime infezioni del “batterio killer” furono segnalate nell’ottobre 2013 a Gallipoli e ora, scrive il Corriere, il contagio «avanza a una velocità di circa 2 chilometri al mese». Per gli alberi infettati esiste una sola cura: l’abbattimento. Ma “ritardi vari” hanno portato a tergiversare. E così la xylella «è arrivata fino a Monopoli, in provincia di Bari, a 150 chilometri dal punto iniziale, distanza che alza a 30 chilometri all’anno la velocità di avanzamento della “peste degli ulivi”».

Un danno per tutti

Il ministro leghista dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, ha sorvolato in elicottero le zone colpite per rendersi conto della situazione.

«Lo Stato, che si può chiamare ministeri, Regione, politica italiana o magistratura — ha detto Centinaio agli agricoltori di Coldiretti riuniti nel Politeama Greco di Lecce — in questi anni ha voltato la faccia dall’altra parte. Per questo chiedo scusa alla Puglia, non come cittadino, ma come ministro dell’Agricoltura e come rappresentante dello Stato italiano».

Centinaio ha ragione, ma la lista dei colpevoli è lunga perché l’affaire xylella è un tipico esempio italiano di commistione nefasta di atti giudiziari, pressapochismo mediatico, pavidità politica. «L’Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto», scrisse nel 2016 Paolo Mieli. Il risultato, oggi, è la morte degli ulivi, un danno per tutti.

Basta il sapone

Di “innocenti”, in questa storia, ve ne sono pochi. Perché quando gli esperti iniziarono a mettere in guardia dal diffondersi dell’epidemia, di epidemia ne scoppiò anche un’altra, tutta “mediatica”. Come si ricorderà – e come ha fatto ieri Il Foglio -, una “controstoria” «piena di bufale e teorie del complotto» nacque «da un documento della Coldiretti: il “Rapporto Agromafie” del 2015, coordinato da Gian Carlo Caselli ed elaborato insieme all’Eurispes». Ci fu un’inchiesta della procura di Lecce, che indagò gli scienziati che avevano scoperto la xylella, cui seguì a ruota il solito can can mediatico sostenuto da M5s e Fatto quotidiano (ma anche Matteo Salvini si fece scappare un post contro «l’unione sovietica europea che vuole abbattere gli ulivi in Puglia anche se non ancora malati di xylella»).

«La bufalite della xylella», la definiva il blog di Beppe Grillo. “Fara (Eurispes): Guerra chimica”, titolava Il Fatto. C’è un complotto mondiale contro i nostri ulivi, lasciava a intendere Sabina Guzzanti. Ancora oggi un senatore del M5s, Lello Ciampolillo (che elesse un ulivo infetto come sua “residenza parlamentare” per non farlo abbattere) sostiene che la xylella «si debella con sapone o onde elettromagnetiche».

Balle e fake news

Non si è arrivati a questo punto per caso, insomma. Politici poco coraggiosi, da un lato, e circo mediatico giudiziario dall’altro, sono i veri responsabili. Sabato sul Foglio una bella pagina di Luciano Capone ha ricostruito le fasi dell’inchiesta che «ha esposto i ricercatori alla gogna mediatica». E se è vero che le accuse nei confronti degli scienziati sono state archiviate, è anche vero che «il decreto di archiviazione fornisce tanto materiale fangoso da riutilizzare contro i ricercatori prosciolti nel processo mediatico». Così si continua a propalare la balla che non sia la xylella ad essere responsabile della morte delle piante. Tutto ciò in barba ai risultati scientifici, alle conclusioni dei maggiori esperti mondiali, all’Accademia dei Lincei, all’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), e basandosi su articoli scritti su Micromega da un astrofisico o sulle fake news propagandate in rete dai parlamentari grillini (che mettevano in bocca a Alexander Purcell, uno dei massimi esperti del fenomeno, la sua opposizione all’abbattimento degli ulivi).

Balle, fake news, il Tar del Lazio (poteva mancare?) sono gli ingredienti di questa storia che ci è stata presentata a più riprese come un colossale complotto della Monsanto o di altri poteri oscuri. Il risultato è che abbiamo perso un sacco di tempo, mentre la xylella continuava ad avanzare «a una velocità di circa 2 chilometri al mese».