C’è una X in cielo sopra il monumento a don Giussani

Lunedì mattina è stata inaugurata a Rimini la rotonda intitolata a don Luigi Giussani. Gli interventi dei promotori e dei vescovi presenti

Martedì mattina nei padiglioni della nuova Fiera di Rimini s’è molto parlato dei “segni dei tempi” nel corso di una conferenza col superiore generale dei gesuiti padre Arturo Sosa Abascal, ma lunedì mattina chi passava dalle parti della Fiera vecchia di Rimini, oggi sede del Palacongressi, poco dopo l’inaugurazione del monumento all’opera di don Luigi Giussani nella rotonda che porta il suo nome, è stato testimone niente meno che di un “segno del cielo”: proprio sopra l’installazione di acciaio e pietra d’Istria dal titolo “L’enigma come fatto nella traiettoria umana” le scie di aerei di passaggio avevano formato una grande “X” bianca, accompagnata poco più in là da una linea verticale che sembrava scendere dal cielo alla terra e da una più diafana in orizzontale.

Si tratta dei segni con cui il fondatore di Comunione e Liberazione traduceva iconicamente il Mistero dell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo, e che sono stati riprodotti nel monumento in questione. Quattrocento persone – tra loro tre vescovi e le autorità civili locali: sindaco, questore e prefetto – si erano poco prima riunite per l’inaugurazione del monumento, fortemente voluto da un comitato di tre persone – Marco Ferrini, Antonio Smurro e Sergio de Sio, rispettivamente il presidente del Centro internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero sociale della Chiesa, l’ex presidente del Meeting per l’amicizia dei popoli e l’ex vice sindaco di Rimini – già attivi in simbiosi col “comitato dei cinque ex sindaci” quando nel 2014 la rotonda della Fiera vecchia era stata intitolata a don Giussani.

Ad aprire la cerimonia è stato il leader del terzetto Marco Ferrini, che ha definito Giussani «un genio della cultura e dell’educazione del Novecento» e sottolineato «l’attualità e la potenza del suo carisma che a tanti ha consentito e consente di riconoscere il Mistero presente qui e adesso». Ferrini ha voluto rendere omaggio anche a Zeno Zaffagnini, scomparso nel gennaio di quest’anno, già sindaco comunista vecchio stampo di Rimini che non ebbe dubbi nel garantire il sostegno dell’amministrazione comunale al primo giussaniano Meeting per l’amicizia fra i popoli nel 1979 e poi molti anni più tardi nell’appoggiare l’intitolazione di una rotonda a don Giussani.

Davide Prosperi, vicepresidente della Fraternità di Comunione e Liberazione presente in rappresentanza del presidente don Julian Carron, ha commentato così l’iniziativa: «L’idea di rappresentare l’enigma come fatto nella traiettoria umana dimostra una profonda comprensione dell’urgenza esistenziale che l’uomo di oggi si trova ad affrontare. Continuamente in cerca di un significato al vivere che sembra spesso aver smarrito. Davanti a tutti i tentativi di rappresentarsi la risposta all’enigma esistenziale, il fatto tra noi indicato da questa X che intercetta la linea della storia umana è la novità attuale dell’annuncio cristiano per cui don Giussani ha speso instancabilmente la sua vita e che oggi si vuole ricordare con questo gesto. Questa è la novità che tutto il mondo, consapevolmente o inconsapevolmente, attende».

Il vescovo di Rimini monsignor Francesco Lambiasi ha benedetto il monumento dopo un breve intervento nel quale in particolare ha sottolineato: «Come incontrare Dio? L’uomo si è dato delle risposte nel corso della storia, ha pensato Dio sempre oltre, sempre altro, e l’ha immaginato in alto. (…) Quella freccia che scende giù perpendicolare penso che sia il cuore di questa immagine, che porta a domandarsi: ma cos’è questo? Questo è il Mistero. Si può incontrare Dio perché Dio vuole incontrarci, e per questo non chiede che noi diamo la scalata all’Olimpo per rubare il fuoco agli dèi, come fece Prometeo, secondo la mitologia greca, ma scende lui, viene lui, questo è l’evento, il fatto che ha cambiato la storia, questa è la risposta. La risposta alla domanda dell’uomo la offre Dio; per cui aveva ragione Joseph Ratzinger da giovane teologo quando diceva che il primo verbo dell’uomo non è il verbo fare, ma il verbo ricevere, il verbo accogliere, perché nessuno si dà la vita da solo, nessuno può rispondersi da solo alle domande che ci bruciano dentro, ma riceviamo l’amore di Dio».

All’inaugurazione erano presenti anche il nuovo arcivescovo di Salerno, monsignor Andrea Bellandi, e il vescovo emerito di Fabriano monsignor Giancarlo Vecerrica, che tanta parte ha avuto nella crescita e nel consolidamento del pellegrinaggio Macerata-Loreto. Questa la sua non formale dichiarazione: «Il mio sentimento è che don Giussani continua ancora a operare. Non è un modo di dire, ma una realtà: attraverso le persone che lui ha tirato su, comunica il messaggio di vita che duemila anni fa Gesù ha iniziato nel mondo. Il rapporto con don Giussani in me è quotidiano perché è un padre, perché mi ha tirato via dallo schematismo, dal clericalismo e mi ha reso un uomo vivo che trasmette quello che ha ricevuto. Attraverso questi segni si può percepire che don Giussani è vivo, è santo, è un padre, e noi siamo suoi figli proprio in questo mondo così difficile e arido».

Foto tempi.it