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Così il web sfrutta l’ansia generata dalla maternità hi-tech

Di Caterina Giojelli
19 Gennaio 2026
Agenda semiseria di una neo mamma 2.0 che vive nell’epoca in cui un algoritmo ha sostituito la nonna e i social il pediatra. Tra app del sonno e app del pianto, quant’è dura crescere un bimbo nel villaggio digitale dove per ogni bisogno c’è un prodotto
Mamma hi tech

«“It takes a village to raise a child”? Lallero». Ogni mattina, una madre moderna si sveglia al bip di un’orchestra digitale e sa che dovrà correre. Dietro un flusso incessante di notifiche «che ti giudicano, ti consigliano, ti terrorizzano, ti spennano», lamentano le fonti di questo articolo nelle “chat delle mamme”, evoluzione 2.0 delle chiacchiere tra comari al pozzo. E se pensate che l’ansia parta dal parto, non avete mai partorito dopo il 2020: in un’epoca in cui i social hanno usurpato il ruolo del villaggio africano e la tecnologia ha trasformato la gravidanza in un preludio hi-tech di corpi ridotti a informazioni, una infinità di app-contabili di carne, pancia, aumento di peso e screening lasciano il posto a una faccenda da startup da lanciare con Kpi e dashboard: la maternità. O per chiamarla come le nostre mamme 2.0, «il lavoro più solitario, performante e ansiogeno del pianeta». Ore 05.10. Peso emotivo: 8 tonnellate. Ansia: livello pro. Batteria iPhone: 9 per cento. Svegliat...

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