Vittorio Sgarbi alle prese con la Vedova Allegra

La Fondazione Pergolesi Spontini ha deciso di aggiungere una recita in più a quelle inizialmente previste, per sabato 12 dicembre.

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Il multiforme Vittorio Sgarbi debuttò come regista di opere liriche nel 2002 con un Rigoletto di Verdi molto tradizionale (anche se le scene e le atmosfere erano ispirate a Mantegna) nel piccolo e delizioso Teatro di Bussetto. Ci ha preso gusto. Quest’anno un suo allestimento di Don Giovanni di Mozart ha aperto la stagione del teatro di Salerno ed un suo nuovo allestimento de La Vedova Allegra di Franz Lehár, che chiude (tra mercoledì 9 e domenica 13 dicembre) quella del Teatro Pergolesi di Jesi, in una produzione curata dalla Fondazione Pergolesi Spontini con la direzione d’orchestra di Antonio Pirolli.
Dopo i “sold out” dei primi due titoli della stagione, Nabucco e Don Pasquale, e per fare fronte alle richieste di coloro che non sono riusciti a trovare posti nelle recite già esaurite della Vedova Allegra, la Fondazione Pergolesi Spontini ha deciso di aggiungere una recita in più a quelle inizialmente previste, per sabato 12 dicembre.

«La Vedova Allegra – spiega Sgarbi – è del 1905, come i capolavori dell’Art Nouveau, come Boldini, come Corcos. Un attimo prima delle avanguardie Cubista e Futurista, fine consapevole di un mondo, che fu immagine di bellezza e di felicità: la Belle Époque. Occorreva quindi ricreare quel mondo e la sua suggestione. Non è facile, neanche in Italia, trovare monumenti che abbiano, in età moderna, questi requisiti: ho pensato così alle Terme Berzieri di Salsomaggiore, immaginando scene con quella sontuosa ambientazione. Per questo lo spazio appare onirico, tanto riconoscibile quanto immateriale. Esso si definisce infatti attraverso la proiezione di fotografie degli ambienti interni delle Terme Berzieri, con i marmi, i mosaici, le pitture. Nulla è, in tal modo, in quel clima di lusso, di festa, perduto. E le immagini sono cristallizzate nell’epoca estrema della Felix Austriae».

Nel nuovo allestimento le coreografie sono di Cinzia Scuppa, light designer è Fabrizio Gobbi, assistente alla regia Cinzia Gangarella. Costumi e scene sono della Fondazione Pergolesi Spontini. Suona la Form Orchestra Filarmonica Marchigiana, Il Coro Lirico Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è preparato da Carlo Morganti. La protagonista è Valeria Esposito (nel ruolo di Hanna Glawari), un grande soprano di coloratura che ha interrotto una brillante carriera internazionale per alcuni e ritorna alle scene.
Gli altri sono Alessandro Safina (Conte Danilo Danilowitsch), Francesca Tassinari (Valencienne), Christian Collia (Camille), Armando Ariostini (Barone Mirko Zeta), Gennaro Cannavacciuolo (Njegus), Enrico Giovagnoli (Raoul de St. Brioche), Alex Martini (Visconte Cascada), Teresa Di Bari (Sylviane), Carolina Lippo (Olga), Miriam Artiaco (Praskowia), Alessandro Pucci (Kromow), Enzo Boccanera (Bogdanowitsch), Alberto Piastrellini (Pritschitsch). Nella compagnia di canto sono inoltre le sei Grisettes di Chez Maxime Sara Bacciocchi, Emanuela Campolucci, Catia Cursini, Silvia Marcellini, Olga Salati, Teresa Stagno; ballerine Cinzia Scuppa, Elisa Carletti, Silvia Fiorani, Sonia Mancinelli, Emma Paciotti, Federica Squadroni.

Foto Ansa


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