Vignali (Pdl): «Giuste le proposte di Confindustria. La prima opzione è voler essere un paese industriale»

Raffaello Vignali (Pdl) concorda con le proposte di Squinzi: «Un documento che fissa degli obiettivi, risultati attesi con scadenze temporali ben definite».

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha avanzato le sue proposte per rilanciare l’economia italiana con obiettivi su Pil (crescita del 3 per cento dal 2017), disoccupazione (abbassarla di 8,4 punti) e debito pubblico (debito/pil pari al 110 per cento). Tra gli strumenti proposti nel documento presentato ieri si legge l’abbassamento del cuneo fiscale, la creazione di un piano energetico e l’aumento di 40 ore produttive all’anno remunerate il doppio come risultato di detassazione e decontribuzione. Ultimo, non per importanza, è il pagamento dei 48 miliardi di debiti dello pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Non sono mancate le critiche alla riforma Fornero, definita da Giorgio Squinzi «non sufficiente per una vera liberalizzazione».
Il deputato del Pdl Raffaello Vignali dice a tempi.it che «le proposte di Confindustria sono ottime, le sottoscrivo interamente».

Onorevole Vignali, cosa apprezza maggiormente nelle proposte di Confindustria?
Prima di tutto il metodo. Per la prima volta abbiamo un documento che fissa degli obiettivi, risultati attesi con scadenze temporali ben definite. Quante volte abbiamo sentito parlare di misure senza definire l’obiettivo specifico? Ma, in questo caso, è differente: semplificazione burocratica, fisco, l’idea delle 40 ore lavorative in più. Tra l’altro, quest’ultima proposta sfata il mito che le imprese siano nemiche dei lavoratori.

Il ginepraio burocratico. Di una sua semplificazione se ne parla da anni e, certamente, è un male che allontana le aziende dall’Italia. Pensa si possa risolvere?
Rifocalizzare l’attenzione sul manifatturiero è la prima vera scelta di politica industriale. La semplificazione amministrativo-burocratica non costerebbe nulla, ma darebbe molto. Se avessimo un sistema pubblico funzionante, e soprattuto con dei tempi di risposta adeguati, avremmo 3 punti di Pil in più all’anno. Le faccio qualche esempio. La Beretta di Rovagnate: 110 milioni di investimento bloccato da sei anni – che potrebbero portare 300 posti di lavoro – è fermo per motivi burocratici. La stessa cosa vale per l’Icam che, spostandosi nel comune di Orsenigo, ha perso anni di fatturato. Un’azienda fiore all’occhiello come l’Hm in Valsassina o la Fontana a Bosisio: l’unico fornitore non tedesco della Mercedes cha ha ricevuto il premio come miglior supplier. Questi casi sono solo nella provincia di Lecco e stiamo parlando di 1.000 posti di lavoro bloccati per le lungaggini burocratiche. Non parliamo, poi, del blocco dell’Ilva, che ha un peso sul Pil enorme, pari circa all’un per cento, più altri due punti se consideriamo anche l’indotto e gli utilizzatori.
La media italiana dei dipendenti per azienda è di 9 unità e, quando si è costretti ad avere una persona dedicata alla burocrazia, si abbassa la produttività del 13 per cento. Nel resto del mondo la pubblica amministrazione serve per aiutare, da noi per mettere i bastoni tra le ruote.
L’altra cosa che mi piace della proposta di Confindustria è l’assenza di richieste di sussidi: chiedono solo di “poter fare” e, rispetto a posizioni passate dell’associazione, non mi sembra una cosa da poco. Chiedono il sostegno in modo intelligente e senza privilegi.

Chi darà retta a Squinzi?
La prima opzione è voler essere un paese industriale. Se ci si mette in questa prospettiva, fatti come l’Ilva non dovranno succedere. Un altro elemento importante che vedo nella proposta di Confindustria è la presenza di una strategia, una cosa che il nostro paese non ha da trent’anni. Le faccio un altro esempio: siamo un paese industriale senza un piano energetico. Le pare possibile?