Quattrocento anni dopo i missionari gesuiti, un prete «schizzato» ha costruito in Paraguay un anticipo di Paradiso per malati terminali, bambini abbandonati, ragazze stuprate e poveri cristi di ogni tipo. Viaggio ad Asunción, nella terra del «cristianesimo felice»
Padre Aldo Trento
«Yo soy Tu que me haces» padre Aldo se lo è fatto scrivere anche sulla tomba – quella provvisoria in un angolo del cimitero cittadino, in attesa che sia pronta quella nuova, al centro della parroquia San Rafael, dove riposerà in eterno tra i malati e i diseredati cui ha dedicato 35 anni della sua vita.
«Io sono Tu che mi fai» era l’espressione che padre Aldo aveva imparato da don Luigi Giussani e che aveva fatto diventare una sorta di giaculatoria da ripetere in ogni occasione. «Io sono Tu che mi fai», diceva, per poi aggiungere: «Fatto così, con i miei disturbi e le mie paranoie mentali». Aldo il matto, «lo schizzato», il nevrotico, che per tutta la vita, ogni sera, si addormentò ingurgitando pastiglie di sonnifero e antidepressivo e che pure – come riconobbe nell’ultimo articolo scritto per Tempi – fu strumento di Dio, quattrocento anni dopo i missionari gesuiti, per costruire una reducción nel quadrilatero di vie Alfredo Seiferheld, Charles de Gaulle, José Martí e Cruz del Chaco ad...
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