Venturino, epurato da Grillo: «M5S senza strategia politica, basta coi moralisti del web»

Parla il vicepresidente dell’assemblea regionale siciliana espulso da Grillo: «Mi hanno fatto fuori perché li ho criticati»

Il vicepresidente dell’assemblea regionale siciliana Antonio Venturino (M5S) non ha avuto una lunga militanza nel movimento di Beppe Grillo: è stato eletto a fine ottobre, ha iniziato a lavorare all’Ars a dicembre, giusto due mesi di rendicontazione sul web ed è già fuori, cacciato personalmente da Grillo, che non esita a definirlo «pezzo di m.». Venturino a tempi.it lo ripete come un mantra: «La verità è che mi hanno cacciato perché li critico sulla non linea politica».

Perché non vuole rinunciare alla diaria oltre i 2.500 euro come i suoi colleghi grillini e perché le dà fastidio rendicontare le sue spese?
Il M5S mi ha attaccato sulla diaria, ma la verità è che io non ho mai detto di non voler dare il rendiconto delle mie spese. Ho sempre rinunciato alle mie indennità di vicepresidente e a gennaio e febbraio ho restituito queste somme sul fondo del microcredito per un importo pari a 13 mila euro. Dopodiché ho solo sollevato delle perplessità sulla rendicontazione on line perché diventava fonte di discussioni spiacevoli anche su cose personali. Uno dei fatti è stato quello dell’auto blu, che ho usato per andare nella base militare di Sigonella ad incontrare il console americano Donald Moore e parlare del caso Muos (Venturino si è giustificato dicendo che non possiede un’auto propria, ma quando ha presentato la nota spese on line si è scoperto che aveva chiesto mille euro in due mesi per i rimborsi della benzina e si sono scatenate le ire dei grillini sul web, ndr). La rendicontazione on line è stato solo un modo per farsi attaccare da moralisti del web. Io a metà dello stipendio rinuncio ancora oggi, basta chiedere alla ragioneria. Il motivo per cui mi hanno cacciato è un altro.

Quale?
Il problema è che all’indomani della rinuncia del M5S ad un tavolo serio di trattativa con Bersani, io ho chiesto di capire perché avevamo detto di no ad un governo che poteva vederci protagonisti, come in Sicilia anche a Roma. Invece siamo stati protagonisti di un immobilismo che ci ha portato ad un governo che non volevamo, con il ritorno di una persona che milioni di elettori ci avevano chiesto – dando a noi un mandato di rappresentarli – di non vedere più (Silvio Berlusconi, ndr.).

E per queste critiche Grillo dice che lei è un «pezzo di m.».
Grillo me l’ha detto ed è stata la prima reazione che ha avuto nei miei confronti. Io penso che quando un partito si pone come prima forza politica deve rivedere le sue linee di condotta dato che non sono chiare. Invece il M5S non ha mai nemmeno parlato con il leader, diciamo così, perché non so se chiamare Grillo segretario di partito.

Occhio che si offende di più.
Bisogna vedere come mettere in atto i nostri programmi elettorali, grazie a cui siamo stati votati. Invece io vedo che c’è solo una morbosa voglia di vedere o capire quanto si spende e a quanto si rinuncia, se si mangia una pizza o si va al ristorante per cena. Non c’è una strategia politica, bisognerebbe parlare per capire come muoverci, o cosa fare. Con M5S Sicilia, anche se adesso sono nel “Gruppo misto”, continuo a lavorare per realizzare il programma. Ma a livello nazionale non è così, si è allo sbando senza un programma preciso e questo è quello che chiedevo di rivedere.

Lei si lamenta dei moralisti del web, ma questi sono i vostri elettori. Non lo sapeva?
Sì, c’è qualcosa che non va. Ma ora non mi presto più a questo discorso di ridurre tutto alla rendicontazione, di farsi dettare la linea solo dal web e di dover passare ore a spiegare ogni passo o ogni km in auto su Facebook. Questa è la mia posizione.