Il poeta Vendola si oppone «all’emigrazione culturale» dei giovani al Nord. Nostra parafrasi

Il Governatore pugliese contrario alla chiusura dell’Università di Bari. «Noi non lo permetteremo», plurale majestatis. Che in parole spicce significa quanto segue

Tratto dal blog di Antonio Gurrado Io purtroppo voto in Puglia quindi qualche anno fa un signore mi aveva chiamato apposta per dirmi: “Non m’importa di cosa pensi dei comunisti, non m’importa di cosa pensi degli omosessuali, parlo a te in quanto giovane; stavolta non puoi non votare Nichi Vendola, perché non è un politicante ma un poeta”. Lì per lì non ho trovato di meglio che rispondere che Nichi Vendola non lo avrei votato affatto: nulla contro gli omosessuali, figuriamoci contro i comunisti, ma lo scrivere poesie mi sembrava una responsabilità troppo grande per passarla sotto silenzio. Da allora sono trascorsi quasi due mandati da governatore della Puglia e ho sempre mantenuto nei confronti di Vendola un’istintiva diffidenza, come di fronte a un nemico conclamato, di un’intensità tale che nemmeno decine di sillogi versificate sarebbero in grado di giustificare.

Finché stamattina (ieri, ndr) sul dorsetto barese del Corriere della Sera ho letto un articolo sul governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi il quale suggerisce di chiudere l’Università di Bari per i magri risultati che ha mietuto nella graduatoria nazionale di valutazione della ricerca. Nella polemica è intervenuto Nichi Vendola, il quale prima mi informa che in Italia ci sono troppo pochi laureati, mentre io erroneamente credevo che ci fossero troppi laureati disoccupati; poi contesta un’iniziativa del governo Letta volta a incentivare con apposite borse di studio gli studenti meritevoli che decidano di andare a studiare fuori dalla propria regione. “Se ciò accadesse”, dichiara Vendola, “sarebbe l’anticamera di una vera e propria emigrazione culturale verso le Università del Nord e noi non lo permetteremo”, plurale majestatis.

Se ne deduce che la Puglia brulica di studenti meritevoli i quali, se solo qualcuno li finanziasse, vorrebbero scappare a studiare al Nord; ma Nichi Vendola, l’eroe di noi giovani, è pronto a tutto pur d’impedirlo, proferendo loro queste parole di cui faccio la parafrasi in prosa corrente: “Io vi salverò, io non permetterò che le migliori menti della mia regione siano costrette ad andare a studiare in università lontane, magari classificate ai primi posti della graduatoria Anvur per la valutazione della ricerca, col rischio che i pugliesi di domani vengano posti di fronte a una proporzione studenti/professori inferiore all’ordine delle tre cifre o che addirittura, in un futuro non troppo lontano, trovino un lavoro retribuito. Né lascerò che siano sottoposti a esami che si svolgono nella data prestabilita, alla mercé di docenti reperibili negli orari di ricevimento, venendo magari alloggiati in strutture non fatiscenti e talvolta perfino finanziate da benefattori e mecenati. Non voglio che gli studenti pugliesi vadano a finire in regioni più ricche e produttive, né che si confrontino con realtà estranee, e dovrà passare sul mio cadavere chiunque voglia surrettiziamente spingerli a maturare allontanandosi da papà e mammà. Perché a un giovane meritevole, solo perché è nato in Puglia, non devono essere negate le stesse opportunità di un giovane nato al Nord?”.

Già, perché? Io non lo so con precisione ma da oggi so perché, quando vedo una foto di Nichi Vendola, mi si rizza il pelo sulla schiena come ai gatti.