Vedere la «giovane madre» con gli occhi di Grossman

Un film racconta lo sguardo con cui il più grande inviato di guerra guardò il capolavoro di Raffaello. Un appuntamento da non perdere

Bisognerà trovare una parola più adatta di “docu-film” per descrivere You – Story and Glory of a Masterpiece. Quel termine potrebbe tener lontani gli allergici al genere dalla visione. E sarebbe un vero peccato (per loro). Decisamente, la categoria di “docu-film” va molto stretta a questo sorprendente tentativo di portare al cinema La Madonna Sistina di Raffaello così come apparve nel 1955 allo sguardo stupefatto del gigantesco Vasilij Grossman, il più grande inviato di guerra di sempre, spettatore delle peggiori atrocità del «secolo dei cani lupo» (nazisti e comunisti), che alla Vergine dipinta dal maestro marchigiano dedicherà l’intensissimo La Madonna a Treblinka, non potendo fare a meno, profondamente commosso dall’incontro con quella donna, di depositare metaforicamente ai piedi di Lei tutti gli orrori rimasti conficcati nei suoi occhi di testimone. 

(Un consiglio: leggerlo, il racconto di Grossman, prima di guardare You. Ci vogliono pochi minuti, ne vale la pena).

Quanto al docu-film, giovedì sera, 16 luglio, durante la presentazione al Cinema Massimo di Torino, sono stati il regista Nicola Abbatangelo e lo sceneggiatore Giovanni Maddalena i primi a dire che «l’intento era di fare proprio un film, non un docu-film, dove di solito il “docu” e il “film” sono due cose troppo distinte». E davvero in You gli interventi degli studiosi di Grossman e di Raffaello e le scene di fantasia (alcune delle quali sconfinano quasi nella magia) si intrecciano così a meraviglia che – appunto – pare proprio di assistere al primo esemplare di un nuovo genere cinematografico.

Forse l’originalità dell’operazione è dovuta, oltre che all’intelligenza degli autori, almeno in parte al fatto che in principio l’idea era quella di riportare in Italia la tela di Raffaello in occasione del cinquecentenario della sua morte, che cade quest’anno. Poi l’impossibilità di realizzare il folle progetto ha spinto Abbatangelo e Maddalena a “ripiegare” – si fa per dire – su un altro modo per «portare a tutti una stupenda storia italiana». La storia, già di per sé avventurosa (per i dettagli, vedere You), di un capolavoro realizzato nel 1512 per il monastero di San Sisto a Piacenza, portato a Dresda nel 1754 e da allora celebrato da tutte le migliori menti creative passate per la famosa Gemäldegalerie della città: Novalin, Puškin, Goethe, Nietzsche, Turgenev, Florenskij, Freud. Nessuno è passato indenne davanti al capolavoro di Raffaello. «Dostoevskij, quello che scrisse “la bellezza salverà il mondo”, aveva una riproduzione della Madonna Sistina nel suo studio», ha ricordato Maddalena.

Grossman poté ammirarla a Mosca in quel 1955 allorché i sovietici decisero di esporla brevemente prima di restituirla alla Ddr, dove l’avevano sequestrata ai nazisti dieci anni prima invadendo la Germania. Fu lui, Grossman, a definire quella Madonna «immortale» nel suo racconto appassionato. E il film di Abbatangelo è tutto un’indagine intorno al mistero che la rende tale.

Per la verità Grossman nella Madonna a Treblinka lo svela questo mistero, eccome. Ma anche lo spettatore che arrivi “già saputo” non potrà non lasciarsi coinvolgere dal racconto del giovane regista molisano. 

«Ho visto una giovane madre tenere un bambino fra le sue braccia. Come posso rendere la grazia squisita d’un melo, esile e delicato, che abbia appena dato la sua prima mela, piena e bianca; la grazia d’un uccellino coi suoi pulcini appena nati, o di una cerbiatta appena diventata madre… La maternità e la grazia di una ragazzina, quasi ancora bambina.

Questa grazia, dopo aver visto la Madonna Sistina, non si può più dire che sia ineffabile o che sia misteriosa.

Nella sua Madonna Raffaello ha svelato il mistero della maternità e della sua bellezza. Ma non è da questo che dipende l’inesauribile vitalità del suo quadro. Dipende invece dal fatto che il corpo e il volto di questa giovane donna sono la sua anima, ed è questa la ragione per cui la Madonna è così bella. C’è in questa rappresentazione visiva dell’anima materna qualcosa di inaccessibile alla consapevolezza umana.

Noi sappiamo che le reazioni termonucleari trasformano la materia in una quantità di energia potentissima, ma non sappiamo rappresentarci il processo inverso, come cioè avvenga che l’energia si trasformi in materia; e qui, ecco la forza dello spirito, la maternità, cristallizzata e trasmutata in un’umile Madonna.

La sua bellezza è strettamente connessa alla vita su questa terra. Lei è democratica, umana; lei è inerente alla massa degli esseri umani – quelli dalla pelle gialla, gli strabici, i gobbi dai lunghi nasi pallidi, i neri dai capelli ricci e dalle grosse labbra – lei è universale. Lei è l’anima e lo specchio dell’umano, e tutti quelli che la guardano vedono in lei l’umano: lei è l’immagine dell’anima materna, ed è per questo che la sua bellezza è mista in modo inestricabile, si confonde con la bellezza nascosta, indistruttibile e profonda della vita che nasce all’essere – nelle cantine, nei granai, nei palazzi e nei bassifondi.

[…] La Madonna con suo figlio fra le braccia, è ciò che c’è di umano nell’uomo, e sta in questo la sua immortalità.

Guardando la Madonna Sistina, la nostra epoca prende coscienza del proprio destino. Ogni epoca ha guardato questa donna con suo figlio nelle braccia, e fra uomini di generazioni diverse, di popoli, razze e tempi diversi, nasce una fraternità di una tenerezza commovente e dolorosa. L’uomo prende coscienza di se stesso, della sua croce, e comprende improvvisamente il meraviglioso legame che unisce tutte le epoche, il legame fra ciò che vive ora, e ciò che è stato, e tutto ciò che sarà».

(Vasilij Grossman, La Madonna a Treblinka)

You è costruito intorno alla vicenda di un fotografo, Brandon, in lite con il lavoro e con la moglie, che viene ingaggiato dalla pinacoteca di Dresda per scattare l’immagine perfetta della Madonna Sistina. Ben presto Brandon si ritrova costretto a scavare nel mistero di quel dipinto «immortale», dotato soltanto della guida del racconto di Grossman e delle domande che gli bruciano dentro. La donna del quadro lo porterà dove aveva portato a suo tempo l’autore di Vita e destino, compresi l’inferno nazista e quello comunista, dove i carnefici hanno il volto del protagonista. Ed ecco che il mistero di una tela che sulle prime nemmeno gli dice granché, viene a coincidere per Brandon con il mistero della vita, letteralmente. Della vita sua e di quelle di tutti gli uomini.

Non a caso il film si intitola You. E non a caso il protagonista incappa continuamente in figure di madri con i propri figli. Cioè, direbbe Grossman, nella «bellezza nascosta, indistruttibile e profonda della vita che nasce all’essere». La sola forza che «la violenza più estrema e più assoluta non può soggiogare, perché può solamente ucciderla. È per questo che il volto della madre e del figlio sono tanto sereni: sono invincibili».

Al Cinema Massimo di Torino Abbatangelo – un autentico devoto della bellezza – ha spiegato di aver lavorato a questa pellicola con un solo obiettivo in testa: «Spingere le persone ad andare a vedere il quadro», accendere in loro il desiderio di «incrociare lo sguardo di Grossman». A giudicare dalle facce scosse e stupefatte in platea dopo la proiezione, si direbbe che la missione è perfettamente compiuta.

Prodotto da Moolmore Films e Rai Cinema, You – Story and Glory of a Masterpiece schiera un cast di richiamo internazionale (David Oakes, Sylvester McCoy, Emerald O’Hanrahan) e avrebbe tutti i crismi per fare risultato al botteghino, come si dice. Al cinema però il film di Abbatangelo non ci andrà, perché dura appena 40 minuti. Anche sulla distribuzione la scelta dei produttori è originale, almeno quanto la pellicola stessa: oltre a percorrere i canali classici della Rai, infatti, You «andrà in tournée», per dirla con le parole usate dal regista durante la presentazione. Il film può essere prenotato su you.moolmore.com per la proiezione nell’ambito di altri eventi o serate ad hoc.

Ne riparleremo.

Un ultimo nota bene. Sbagliatissimo immaginare che You, trattando di vergini sante e bambinelli, sia roba per madonnari visionari o baciapile. «A me pare che questa Madonna sia l’espressione più atea possibile della vita», scrisse Grossman. E non era mica tanto fesso da pensare che la madre di Dio sia atea per davvero. No, semplicemente nella Madonna Sistina, e nel film di Abbatangelo, il tema è «ciò che c’è di umano nell’uomo», come ripete ossessivamente nel suo racconto Vasilij Grossman, testimone diretto della peggiore disumanità che nell’uomo ci sia mai stata.