Peter Thiel e l’imminenza/immanenza dell’apocalisse
Fa un certo effetto che qualcuno si riferisca a determinati autori o a determinati eventi storici ai quali fai spesso riferimento anche tu, ma lo faccia per trarne conseguenze che sono lontanissime e quasi opposte alle tue. All’inizio ti senti frastornato e magari dubiti di te stesso, ma man mano che leggi e approfondisci quanto ti sta mettendo in crisi, l’atteggiamento cambia e alla fine ti ritrovi ancora più convinto della validità delle tue posizioni. È precisamente quanto mi è successo leggendo Peter Thiel, filosofo e imprenditore di successo, costruttore di una teologia della storia tanto suggestiva quanto discutibile e inquietante, dove a farla da padrone, insieme alla potenza delle nuove tecnologie dell’IA, sono le potenze più antiche dell’apocalisse: l’Anticristo e il katechon, il potere che lo trattiene. Carl Schmitt, Leo Strauss e René Girard sembrano essere i suoi principali autori di riferimento, ai quali si sono aggiunti di recente Solov’ev e il Cardinale John Henry Newman; la Silicon Valley e il mondo Maga che ruota attorno a Donald Trump sono il suo habitat esistenziale; l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York è il fatto storico dal quale prende il via la sua particolarissima teologia politica. Ma andiamo per ordine.
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