L’assassinio di Uribe Turbay sprofonda la Colombia nel caos
L’assassinio di Miguel Uribe Turbay, promessa del centrodestra colombiano e candidato di punta alle presidenziali del prossimo anno, ha squarciato un già fragile equilibrio politico, consegnando alla campagna elettorale del 2026 un clima di tensione come non si vedeva da almeno 30 anni.
La Colombia tra narcos e Maduro
A due mesi dall’attentato che gli è costato la vita, attribuito a dissidenti delle Farc protetti dal regime venezuelano di Nicolás Maduro, la Colombia si ritrova in uno scenario preoccupante: da un lato una destra ferita alla ricerca di un nuovo leader, dall’altro una sinistra con il presidente Gustavo Petro sempre più alla ricerca di diversivi esterni, come la crisi indotta in cui rivendica l’isola amazzonica peruviana di Santa Rosa e la guerra verbale con gli Stati Uniti.
Sullo sfondo il potere crescente dei cartelli principali della droga, quello del Golfo, ma anche l’Eln (Esercito di liberazione nazionale) e le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) dissidenti, due gruppi guerriglieri di stampo marxista negli anni ’60, oggi due organizzazioni narcos che si contendono il territorio di produzione della droga.
Con Uribe Turbay muore la speranza
La morte di Uribe Turbay rappresenta una cesura profonda dato che incarnava la speranza del Centro democratico dell’ex presidente Álvaro Uribe, agli arresti domiciliari dopo una discussa condanna in primo grado a 12 anni di carcere, di tornare a governare il paese sudamericano dopo 4 anni di Petro.
Ora gli alleati del defunto Uribe Turbay devono riorganizzarsi ed il rischio è che si indebolisca ulteriormente l’opposizione a Petro, ex guerrigliero del M-19 nonché primo presidente di sinistra radicale nella storia della Colombia, sempre più vicina al Venezuela chavista.
La Colombia alla prova del sangue
Colmare il vuoto politico lasciato da Uribe Turbay non sarà facile. Gli altri candidati di centrodestra – tre donne, María Fernanda Cabal, Paloma Valencia e Paola Holguín, oltre ad Andrés Guerra – avevano accettato di ritirarsi dalle primarie in attesa della sua guarigione. Adesso dovranno affrontare una campagna elettorale tra le più pericolose degli ultimi decenni, minacciata non solo dagli attacchi verbali di Petro ma anche dalla violenza diretta dei gruppi armati, che a differenza degli anni ’80, quando i paramilitari si scagliarono contro i politici di sinistra uccidendone a decine, oggi minacciano l’opposizione di centrodestra.
Non si tratta di episodi isolati, bensì di una nuova realtà, con la politica colombiana che torna a caratterizzarsi per il sangue, sempre intrecciata a dinamiche internazionali. E se negli anni ’80 c’era la guerra Usa ai cartelli di Medellín e Cali, oggi ci sono i cartelli messicani e le milizie venezuelane che sostengono le dissidenze delle Farc ma non solo.
La guerra dei narcotrafficanti
La sinistra radicale rappresentata dal presidente Petro, erede di una lunga tradizione di lotta contro l’influenza statunitense, mira ad aumentare il consenso in calo a causa di un’economia in crisi ma, nonostante la sua narrativa sottolinei l’impegno per la pace e la vita, alimenta la tensione politica con accuse all’opposizione che, invece di placarla, rischiano di alimentare ulteriormente la violenza politica.
L’azione dei narcotrafficanti in Colombia rappresenta una vera guerra parallela, mentre Maduro e il regime venezuelano sono sempre più protagonisti. Il ministro della Difesa colombiano, Pedro Sánchez, ha infatti confermato la morte proprio in Venezuela di Zarco Aldinever, capo della dissidenza Farc Segunda Marquetalia e presunto mandante dell’attentato contro Uribe Turbay.

L’escalation del crimine giovanile
La guerra tra questi due gruppi armati, evidenziata dalla morte dello stesso Aldinever per mano dell’Eln, rivale delle Farc, non aiuta. Non bastasse, Petro vuole uscire dalla Nato mentre il suo ministro della Difesa è contrario.
Sullo sfondo della campagna elettorale si profila poi un ulteriore rischio: l’escalation del crimine giovanile urbano e dei baby sicari, come il 15enne o 14enne (è sotto protezione e le versioni sulla sua età divergono) che ha ucciso Uribe Turbay. La povertà, la mancanza di opportunità e la debolezza delle istituzioni stanno favorendo la crescita di bande giovanili, che spesso si alleano o si sovrappongono alle organizzazioni criminali più strutturate, arrivando a controllare interi quartieri.
Presidenziali a rischio in Colombia
Una violenza di base che si intreccia sempre più con la politica: armi, intimidazioni e messaggi paramilitari, dissidenze Farc, Eln e gang giovanili si uniscono in un mix esplosivo che mina la stabilità sociale e rischia di paralizzare l’intero processo elettorale del prossimo anno.
Le presidenziali del 2026 in Colombia saranno dunque un banco di prova ed il futuro candidato della destra dovrà non solo unire un elettorato sconvolto, ma presentarsi come una reale alternativa alla sinistra di Petro, capace di arginare la spirale di violenza che vede intere regioni, come il Catatumbo, controllate da gruppi che la nuova amministrazione Usa ha catalogato come narcoterroristi.
La sinistra, a sua volta, dovrà gestire la crisi interna, senza lasciarsi trascinare in una radicalizzazione che potrebbe destabilizzare ulteriormente il paese sudamericano.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!