Uno vale uno? No, nessuno vale niente. Il caso Raggi-M5S spiegato dal consulente di Casaleggio

In un non-partito di sola protesta, senza un guru dispotico finirà sempre in «pollaio», dice Aldo Giannuli. Trasparenza? Solo se fa gioco (sulle Olimpiadi non lo fa)

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Abbiamo già scritto come la pensiamo sui problemi del Movimento 5 Stelle e sulla loro allucinante esplosione a Roma. Se il drappello di Grillo e Casaleggio è andato in blocco totale non è per un deficit di “onestà” o per chissà quanti tradimenti dei princìpi grillini. La causa del tilt sta proprio in quei princìpi senza capo né coda. «Se sei un “non partito” con dei “non politici” che rivendicano di poter amministrare in nome di una “non competenza” ma solo grazie a trasparenza (presunta) e streaming, dove vuoi andare?». Una conferma molto istruttiva di questa contraddizione insanabile arriva paradossalmente da un grande estimatore del “burattinaio” del M5S Casaleggio, il professore Aldo Giannuli, che ieri ha concesso al Manifesto un’intervista da leggere assolutamente.

«DEBOLEZZE DEI SINGOLI». Giannuli è storico e ricercatore all’Università degli studi di Milano, è un uomo di sinistra ma è stato consigliere di Gianroberto Casaleggio. Per suo conto ha contribuito a formare i parlamentari grillini su alcuni temi, per esempio i sistemi elettorali. Ebbene, spiega in soldoni Giannuli, la gran rissa che va in scena a Roma tra la giunta Raggi e il Movimento 5 Stelle sta appunto mettendo «in luce soprattutto le debolezze dei singoli» (ah, la forza della non-competenza dei non-politici…), infatti quando c’era Casaleggio era lui che metteva fine alle risse con il suo verbo, ma ora che il guru non c’è più «i parlamentari non reggono la tensione, diventano molto litigiosi quando si sentono sotto attacco. Ciò si traduce nell’aumento della conflittualità interna». Si scatena il «pollaio», per usare le parole di Giannuli.

«NESSUNO SPICCA». Casaleggio «in queste situazioni era decisivo» proprio perché sapeva che i singoli grillini – dotati per statuto solo di «debolezze» – avevano bisogno di qualcosa del genere per non inguaiarsi come si stanno inguaiano in questi giorni. Pur consapevole di questo, Giannuli dice che secondo lui Casaleggio interveniva «in maniera autoritaria, quasi dispotica». Aveva un «atteggiamento troppo decisionista. Ma di sicuro otteneva l’effetto di fermare il pollaio». Invece probabilmente Casaleggio si rendeva conto benissimo, insistiamo noi, che senza un despota il suo non partito era condannato al pollaio. In fin dei conti è quello che dice (senza dirlo) lo stesso Giannuli nell’intervista: solo Casaleggio sapeva dare «il colpo d’ala, il tocco di genio, anche quella punta di follia che lo salvava. Senza di lui, nessuno spicca particolarmente dentro il Movimento 5 Stelle». Evviva il non-partito dei non-politici non-competenti.

IL TRUCCO DEL WEB. Poi Giannuli adombra il sospetto che a Roma la creatura di Grillo sia vittima di qualche imprecisata «influenza esterna». Ma al netto di teorie dietrologiche poco credibili, anche il ricercatore milanese sembra vedere chiaramente quale sia il problema: «Quando parlavo con Gianroberto cercavo di spiegargli che una classe dirigente non si improvvisa, che ad esempio non si possono scegliere i candidati online. Lui non comprese che per capire una persona bisogna guardare come si veste, che stile di vita conduce, dove fa compere, come si comporta fuori dai riflettori. La selezione online invece ha il limite di farti vedere la gente per come vuole apparire, non per come è realmente». Altro che «influenze esterne» quindi, la malattia secondo Giannuli si annida proprio nell’assurda sopravvalutazione dello strumento che il M5S considera il rimedio a tutti i mali: la Rete. Su questo, aggiunge quasi ingenuamente Giannuli, con Casaleggio «non ci siamo mai capiti». E ci mancherebbe altro.

QUELLI CHE VOGLIONO PROTESTARE. L’unica cosa che il non-partito di Grillo sa fare bene è rappresentare il risentimento. E nemmeno la tragicommedia del caso Raggi, secondo Giannuli, annullerà questo “tesoro” elettorale del M5S: «Ci sono interi pezzi di società, settori sempre più sostanziosi, che sono scontenti e vogliono protestare. Gli elettori sanno benissimo che i 5 Stelle non sono preparati [ri-evviva il non-partito dei non-politici non-competenti, ndr], ma usano questo strumento per dire che non ne possono più. Non c’è un’alternativa alla protesta, il M5S continuerà ad esistere per questo motivo». Con tanti auguri per la città di Roma.

VOLETE LE OLIMPIADI? A proposito della trasparenza totale, ovvero di quello che dovrebbe essere il principio guida della giunta Raggi e di tutti i governi del non-partito dei non-politici non-competenti, ci sembra da leggere e meditare quanto ha scritto Giuseppe De Bellis in un editoriale apparso ieri sul Giornale. De Bellis critica l’opposizione di Grillo e del M5S alla candidatura di Roma a ospitare le Olimpiadi 2024.

«Un Movimento che ha fatto della consultazione della sua base e dei cittadini il suo presunto punto di forza – non ha mai pensato di rivolgersi ai cittadini romani con un semplice quesito: le volete o no le Olimpiadi? A Los Angeles hanno usato un sondaggio (e l’80% della gente ha detto sì), ad Amburgo hanno usato un referendum (e la gente ha detto no). A Roma niente. Nonostante a Roma governi un movimento che s’è rivolto ai cittadini anche per chiedere il nome del candidato di circoscrizione. Il motivo è drammaticamente semplice: i sondaggi pubblicati finora rivelano che la maggior parte dei romani sono favorevoli ai Giochi. Il che ci dice un’altra cosa: che la democrazia condivisa è per i Cinque Stelle un’arma da usare quando fa comodo (così come la trasparenza dello streaming, peraltro)».

UN NO CHE FA COMODO. Lecita dunque secondo De Bellis la «strana sensazione» che «il no alle Olimpiadi di Roma sia un gigantesco strumento di propaganda per salvare lo stesso M5S dalla figuraccia romana». Il vicedirettore del Giornale spiega anche che esistono stime serie che attribuiscono a Roma 2024 una potenziale capacità di attrarre ricavi per addirittura 7 miliardi di euro (a fronte di costi per 5,5 miliardi), e aggiunge: «La sensazione è che tutto questo però conti zero, come conti zero persino il rischio che si perdano dei soldi. Oggi il No ai Giochi è diventato ideologico. Le Olimpiadi sono lo spauracchio agitato per spaventare i romani già spaventati. A botte di slogan tipo: “I poteri forti vogliono solo rubare”. (…) Una giunta dura cinque anni, questa se continua così regge molto meno, ma una decisione su una cosa così importante impatta sulla vita di milioni di persone per decenni. E vale di più del tentativo di salvare la faccia di una sindaca». La faccia della trasparenza.

Foto Ansa

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