Petizione contro l’aumento delle accise sulla birra. «Lo Stato tassa i microbirrifici come se fossero grandi industrie»

Il segretario nazionale della Cna spiega le difficoltà in cui incorre oggi un microbirrificio, in un momento in cui il prodotto “birra artigianale” è molto richiesto. Anche all’estero

Non si arrestano le polemiche per l’aumento delle accise sulla birra, come vi abbiamo già raccontato nelle interviste a Filippo Terzaghi (direttore Assobirra) e Paolo Polli, proprietario delle birrerie BQ, produttore di birra, presidente dell’Associazione degustatori birra nonché ideatore dell’Italia Beer Festival.
Unionbirrai – associazione che promuove la birra artigianale in Italia – e la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) hanno avviato una petizione per chiedere al governo di ripensarci. La commenta Gabriele Rotini, segretario nazionale della Cna.

Come è venuta l’idea della petizione?
Quanto ricavato dall’aumento delle accise sulla birra servirà per mettere da parte fondi per i beni culturali e per l’istruzione. Da italiano mi fa stare male vedere che a Pompei, uno dei siti storici più importanti in Italia, non ci siano neppure i soldi per le divise del personale. Ma perché devono rimetterci le nostre imprese? Negli ultimi sette anni, l’accisa sulla birra è aumentata del 30 per cento. Perché tassare sempre la stessa categoria?

In questo momento sul territorio italiano c’è un fiorire di imprese birrarie.
Per capire meglio il fenomeno, noi del Cna agroalimentare avevamo commissionato uno studio all’università cattolica del Sacro Cuore. È risultato che il motivo principale di questo boom è legato alla crisi, nel senso di “contro la crisi”. Per molti aprire un microbirrificio è stato un modo per rimettersi nel mondo del lavoro, creando a propria volta un circolo virtuoso di occupazione. Il secondo risvolto è legato al palato degli italiani, che si sta lentamente facendo più europeo, e non più solo legato alla cultura del vino. Ma anche in questo caso l’italiano è come sempre esigente, e richiede ai microbirrifici standard di qualità alti.

Che tipo di difficoltà incontrano questo tipo di imprese?
Lo Stato tratta i microbirrifici alla stregua delle grande industrie. Nel 2012 è stato introdotto un decreto che impone che produzione e imbottigliamento si svolgano negli stessi locali, negli stessi stabilimenti, per motivi igienico-sanitari. Cosa che i grandi marchi fanno senza problemi, ma che risulta molto complicato per i microbirrifici, che spesso producono nel proprio stabilimento ma imbottigliano, insieme ad altre imprese, in altri stabilimenti. Per questo abbiamo recentemente chiesto un emendamento, che speriamo il governo tenga in considerazione.

Quanto pesa l’aumento delle accise?
Le faccio un esempio. L’acqua in bottiglia, in un punto della grande distribuzione, costa un tot, perché vengono acquistate migliaia di bottiglie alla volta. Il piccolo negozio sotto casa, invece, siccome compra molte meno unità, offre lo stesso prodotto a un prezzo un po’ più alto, guadagnando di meno. Lo stesso calcolo va fatto per le accise, per capire quanto incidano sul fatturato di una piccola impresa. Ed è un peccato perché questo settore è in crescita, una crescita positiva e richiesta anche all’estero. L’Italia è forte sull’agroalimentare, è il nostro marchio distintivo all’estero. Oggi anche per la birra.