Una Flat tax per far ripartire l’Italia

Organizzato a Milano da Select un dibattito tra Oscar Giannino (Ibl) e Armando Siri (Noi per Salvini). Le diverse proposte in campo su un tema “caldo” della prossima campagna elettorale

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Il tema flat tax sta per irrompere nella campagna elettorale per le prossime consultazioni politiche. E a portarne la bandiera sarà il centrodestra, che vuole farne un punto centrale, prioritario, del proprio programma. Al momento non c’è ancora una proposta unitaria, condivisa da tutto lo schieramento, il cui perimetro, peraltro, è in corso di definizione, ma ce n’è abbastanza per costringere un po’ tutte le parti in campo a misurarsi sul terreno della riduzione della pressione fiscale in Italia.

Dal dibattito che si è svolto il 18 settembre a Milano, promosso dallo studio legale internazionale Simmons&Simmons e dal comitato Select Milano – apparentemente un convegno tecnico, ma in realtà si è trattato del primo confronto pubblico su questo tema tra anime diverse del pensiero liberale – si è capito che le ipotesi sono sostanzialmente due. La prima è quella già avanzata dal leader della Lega, Matteo Salvini, attraverso il suo consigliere economico Armando Siri, il quale era presente al dibattito di Milano dove ha spiegato perché una tassazione unica al 15 per cento (con la possibilità di deduzioni per i redditi bassi) non è troppo bassa e ha sfidato chiunque a dimostrare il contrario.

La seconda è stata messa sul tappeto dal giornalista Oscar Giannino, che ha moderato l’incontro anche in veste di promotore e autore di un ebook (la cui versione aggiornata sarà disponibile dal 15 ottobre), che contiene i dettagli della proposta di flat tax al 25 per cento per tutti, con la contestuale abolizione di Imu e Irap, elaborata in collaborazione con l’istituto Bruno Leoni e che è stata di recente arricchita con diversi contributi di economisti e studiosi.

Lo scambio di battute tra Siri e Giannino – il primo che ha rivendicato la paternità dell’iniziativa che ha già un preciso imprimatur politico (Noi con Salvini), e il secondo che ha definito la sua solo un “contributo”, pur ammettendo che la cosa è stata già presentata a Silvio Berlusconi – ha vivacizzato la discussione a cui ha preso parte anche l’economista Antonio Mele, professore di finanza presso lo Swiss Finance Institute di Lugano con alle spalle dieci anni di insegnamento alla London School of Economics, per il quale è necessario che il trasferimento di ricchezza attuato attraverso la politica fiscale «deve avvenire in modo che gli individui maggiormente produttivi non perdano gli incentivi alla creazione di valore».

Ha concluso il dibattito Bepi Pezzulli, avvocato d’affari e presidente di Select Milano, comitato che promuove il capoluogo lombardo come piazza finanziaria europea: «L’imposta progressiva – ha dichiarato – è incompatibile con la globalizzazione perché penalizza sia il capitale umano altamente produttivo, che viene spinto fuori dal paese, sia le fasce a basso reddito che perdono la presenza di chi è in grado di fornire una spinta creativa. Su questo punto sarebbe opportuno anche un riequilibrio dell’informazione poiché occorrerebbe spiegare, per esempio, che la flat tax non è incostituzionale».

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