Un sacerdote indiano è stato crocifisso il Venerdì santo dai jihadisti?

La voce riguarda padre Tom Uzhunnalil, rapito dai jihadisti in Yemen. La notizia, rimbalzata dall’Austria all’India, al momento è «priva di fondamento»

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Tom-Uzhunnalil

Un prete indiano è stato crocifisso dai jihadisti il Venerdì santo? La notizia circola da settimane e riguarda padre Tom Uzhunnalil, il sacerdote rapito in Yemen il 4 marzo durante l’attacco all’edificio delle missionarie della Carità di Aden, dove i terroristi islamici hanno massacrato quattro suore «in odium fidei».

NASCE LA VOCE. La voce era nata subito dopo il rapimento ma era stata bollata come «notizia infondata» da monsignor Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, poiché nessuno aveva idea di dove fosse stato portato il sacerdote, tanto meno di chi l’avesse rapito. Con i giorni la voce è rimbalzata sui social media, affiancata spesso a foto inattendibili estrapolate da altri paesi e contesti.

DALL’AUSTRIA ALL’INDIA. La “notizia” è tornata in auge il 28 marzo, il giorno di Pasqua, quando tutti i media indiani hanno riportato l’avvenuta crocifissione di padre Tom Uzhunnalil. Il primo a scriverne è stato Matters India, portale cattolico indipendente, che ha ripreso la notizia dai siti austriaci. Questi non avevano fatto che riportare le frasi del cardinale Christoph Schönborn, il quale, durante l’omelia della messa solenne di Pasqua, aveva accennato in un passaggio all’uccisione del sacerdote basandosi su falsi rapporti. Informato dell’equivoco, si è subito corretto smentendo la notizia ma padre Tom si era già ritrovato crocifisso sulle prime pagine di tutti i giornali.

«NESSUNA NUOVA NOTIZIA». La nuova ondata di voci ha fatto reagire così la Congregazione dei salesiani, ai quali il sacerdote indiano appartiene: «In riferimento alla sorte di padre Tom Uzhunnalil, rapito il 4 marzo scorso ad Aden, in Yemen, confermiamo che per ora non ci sono notizie nuove rispetto a quelle già date», si legge in un comunicato pubblicato ieri dall’ordine. «Attendiamo informazioni, nella speranza che siano positive, da coloro che seguono più da vicino questo affare: il governo indiano, il vicariato apostolico per l’Arabia meridionale e la provincia salesiana di Bangalore».

«PADRE TOM È VIVO». Alle ripetute “indiscrezioni”, monsignor Hinder ha risposto ad AsiaNews che si tratta di «voci non confermate e diffuse in modo incontrollato. Abbiamo forti indicazioni che ci dicono che padre Tom è ancora vivo nelle mani dei rapitori». Anche uno dei fratelli del sacerdote, Matteo, dopo aver precisato di non avere notizie riguardo all’eventuale crocifissione, ha aggiunto solo di «confidare in Dio». La stessa conclusione del vicario apostolico: «Non ci sono prove attendibili. Continuiamo a pregare per la liberazione, siamo all’interno di un processo difficile».


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