Un parroco alle prese con il coronavirus. «Non abbandoniamo nessuno»

Don Jacques du Plouy (San Carlo alla Ca’ Granda, Milano) ci spiega come si prenda cura di poveri, malati, anziani e bambini: «È il tempo della carità»

Come si fa a non lasciare nessuno da solo se bisogna limitare al massimo gli spostamenti? Essere parroci al tempo del coronavirus non è facile, ma con un po’ di fantasia e grazie alla tecnologia si può arginare la desertificazione umana che avanza con l’epidemia. «Queste sono le settimane della carità, che può assumere molteplici forme», spiega a tempi.it don Jacques du Plouy, sacerdote della parrocchia milanese San Carlo alla Ca’ Granda.

LE TELEFONATE, I VIDEO, I PACCHI ALIMENTARI

«Fino a quando è stato possibile siamo andati a trovare tutti i malati e gli anziani, proponendo loro i sacramenti, ora purtroppo per il loro bene non è più possibile», spiega il parroco di origine francese. «Manteniamo comunque i contatti con tutti, li chiamiamo al telefono per sapere come stanno e di che cosa hanno bisogno».

Il catechismo, come tutte le altre attività, è interrotto, ma «le catechiste hanno fatto un filmino per tutti i bambini e sentono le famiglie». Il problema più grande è quello dei poveri, «soprattutto delle famiglie con bambini», continua il sacerdote della Fraternità San Carlo. «Sto cercando di procurare loro le tessere dell’emporio solidale della Caritas perché possano fare la spesa in via eccezionale. Per quanto riguarda le altre famiglie che assistiamo attraverso il Banco alimentare, stiamo pensando a un metodo sicuro per garantire a tutti il pacco di viveri mensile». Inoltre, per non lasciare nessuno da solo, «continuiamo a pubblicare il nostro giornale parrocchiale, il Sancarlino, e mandiamo la newsletter. Cercherò anche di registrare in video il quaresimale e di mandarlo a tutti».

«NON DIMENTICHIAMO LA COMUNIONE DEI SANTI»

Il coronavirus non risparmia certo i sacerdoti e l’attenzione deve essere massima. «Io ho confratelli in ospedale, alcuni stanno molto male, altri sono in quarantena», spiega don Jacques. «Io vorrei tanto portare la comunione a tutti i malati e agli anziani, ma in questo momento non farei che esporli a un rischio inutile. Essere caritatevole nei loro confronti significa fare un passo indietro, anche perché esiste la comunione dei santi, non dobbiamo dimenticarlo. Diciamo per questo la messa tutti i giorni per ciascuno e affidiamo a Gesù questo delirio».