Un ospedale in più in Africa allunga le aspettative di vita di tutti

Di Elisabetta Longo
23 Aprile 2015
Il prof. Morrone, presidente dell'Ime, spiega come la sua fondazione miri a ristabilire condizioni di salute per dare una vita migliore

sudafrica-township5Aiutare i migranti, sƬ, ma aiutarli lƬ dove vivono, per migliorare le loro condizioni di salute prima che sia troppo tardi. Questo il progetto ambizioso di Medicina Solidale Onlus e l’Ime, istituto mediterraneo di ematologia, che si occupano di situazioni a rischio nei Paesi dell’Africa da tanti anni, e che vogliono rendersi utile, adesso che la situazione ĆØ più difficile. Ā«Dopo l’ultima tragedia del mare non possiamo restare a guardare, o esprimere le condoglianze di rito. Vorremmo il prima possibile inviare una squadra di nostri medici per monitorare lo stato di salute di quelle popolazioniĀ», spiega a tempi.it il professore Aldo Morrone, presidente dell’Ime. La Fondazione ĆØ nata trent’anni fa su volere del Ministero della Salute, degli Affari esteri, dell’Economia e della Regione Lazio, e non si ĆØ mai fermata nelle sue attivitĆ , grazie alla generositĆ  di donatori privati. Ā«Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, qualche giorno fa, ha detto che la Ue deve cominciare a prendersi impegni seri. Noi nel nostro piccolo vogliamo tenere fede a questo monito. Non abbiamo la potenza economica di molte altre Ong, ma quando cominciamo un’opera la portiamo a termine nel migliore dei modiĀ».

DA UN OSPEDALE NASCE UNA SCUOLA. Secondo il prof. Morrone non serve tanto curare, quanto importare una cultura sanitaria. Ā«Fornendo loro le strutture, creando centri sanitari o addirittura ospedali, per quanto piccoli, si cambia radicalmente la prospettiva di vita di queste popolazioni. Si muore di parto, si muore per un’influenza mal curata, bisogna cominciare a migliorare la loro aspettativa di vita. Quando ci siamo recati in Siria era in atto un epidemia di morbillo, perchĆ© non ci sono le strutture per portare avanti le campagne di vaccinazioni di base. C’era il rischio di scabbia, di broncopolmonite. Quanti europei sanno che nei campi profughi in Libano ci sono notti freddissime e i rifugiati soffrono il freddo più ancora della fame?Ā». La malnutrizione ĆØ sempre il primo dei problemi, spiega il presidente dell’Ime, in tutte le zone in cui la Fondazione ĆØ intervenuta: Ā«Eritrea, Etiopia, Somalia, tutte regioni povere accomunate dagli stessi problemi. Abbiamo costruito un ospedale a Sheraro, al confine tra Etiopia e Eritrea – chiamato Mario Maiani, come il privato che ha finanziato il progetto – ma ĆØ stato molto più che innalzare un edificio. Le persone del posto hanno potuto trovare impiego, sia durante le fasi di costruzione della struttura, che dopo, diventando il personale medico e infermieristico. Costruire un ospedale significa allungare la vita a una popolazione che altrimenti dovrebbe percorrere chilometri e chilometri prima di trovare soccorso, gli ospedali portano scuole, per formare il nuovo personale, ĆØ tutto un circolo virtuosoĀ».

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