UN MEETING IN TUTTI I SENSI

Si può pensare quello che si vuole di “quelli del Meeting di Rimini”

Si può pensare quello che si vuole di “quelli del Meeting di Rimini”, però è un fatto, ha ragione a sottolinearlo in queste pagine l’europarlamentare socialista Gianni De Michelis, ed è un bello scatto fotografico: «Io devo riconoscere, a prescindere dalle simpatie o dalle antipatie che si possono nutrire nei confronti del movimento di Comunione e Liberazione, che il Meeting di Rimini è diventato l’avvenimento più importante per misurare la temperatura del paese. Un grande avvenimento, dove ci si misura in un confronto aperto tra uomini di posizioni differenti. Una sorta di rapporto Censis, ma non sulla carta, vivo, che hai sotto gli occhi».

Una proposta alternativa
Ci sono pochi amici della ragione e della realtà, oggi, in giro per il mondo. Bisogna ammettere che il Meeting è invece denso di questa tensione amicale che tiene tutto, dal filosofo agnostico all’ebreo ultraortodosso, dal politico smaliziato, all’impresa sociale, dai down di Lorenzo Crosta a Roberto Colaninno, dalla sussidiarietà di Giorgio Vittadini alla resurrezione di Francesca Mambro. Diciamo che c’è, nel Meeting, l’expo di quale effetto produca, a livello umano, personale e civile, il caso serio di una impostazione e tensione educativa che urgono “ragione e realtà”, per dirla con parole cielline richiamate nel numero scorso di Tempi. Perché lo scopo di un Meeting che ha raggiunto il suo venticinquesimo anno d’età, e che li dimostra tutti nel suo impeto e popolo giovanile, sembra quello che ci ha descritto il suo leader Giancarlo Cesana: una “proposta alternativa”. Che non è il pensiero dell’idea di un altro mondo possibile, ma «una proposta umana dove uno scopre la corrispondenza con la realtà, la vive e ne gode, fa piacere la vita com’è, non come dovrebbe essere».

In cosa consiste il progresso
Ora, anche il titolo dell’edizione di quest’anno, ci riporta alla grande “proposta alternativa” tra ideale e ideologia, tra presenza che si fa carico del mondo comune e fuga nell’utopia che distrugge il mondo in luogo di cambiarlo. Dice infatti il titolo del Meeting che «Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati ma nel tendere continuamente alla meta». Affermazione in cui è già implicita la polemica tra “progressismo” e “progresso”, tra gli “ismi” che producono nichilismi di massa tanto attuali e il buon senso che traduce la realtà di un popolo religiosamente avvertito; tra l’idolatria del pensiero e la fiducia nei cinque sensi; tra pensiero totalitario che induce a dedurre logicamente tutto, e assolutamente tutto, da una premessa sbagliata, e pensiero secondo realtà – fondamentalmente di matrice ebraico-cristiana, ma anche tomista, cattolica e popolare – che avanza per avvenimenti, incontri, dati di fatto, che quindi sollecita la consapevolezza che si può sbagliare – come recita il confiteor cattolico, “in pensieri, parole e opere” – e suggerisce un inevitabile senso di approssimazione, limite e una buona disposizione alla correzione di pensieri, parole e opere.
E se la premessa sbagliata di ogni “progressimo” è la fede irrazionale nell’autosufficienza umana, l’abolizione del Mistero o la riduzione di esso a un “Dio malato”, o svuotato, o che se c’è non c’entra, o che se c’entra è un trompe d’oeil, l’autentico progresso (dunque sempre approssimativo e correggibile) viene invece garantito dall’uomo che ha il senso dell’avventura, del limite e dell’imprevisto. Insomma dall’uomo ragionevole che sottomette la ragione all’esperienza fino al punto in cui l’eperienza gli dice “più in là”. L’uomo realista che ha il senso del Mistero che fa tutte le cose. Ecco, è di queste vicende, ci pare, che è piacevole suggeritore ed espositore in pensieri, parole e opere il Meeting dell’amicizia tra i popoli. Perciò, al Meeting che si svolgerà come tutti gli anni a Rimini, nell’ultima settimana di agosto, dedichiamo un intero numero, questo, come consiglio per una vacanza intelligente. In tutti e cinque i sensi.