Ucraina. In confronto a Putin i «cold-warriors» occidentali fanno la figura dei cretini

Lo Spectator boccia la politica occidentale. Ha ribaltato la democrazia, minacciato di sanzioni che non può imporre e reinterpretato leggi internazionali che abitualmente ignora

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La Russia si è isolata per aver riconosciuto il referendum in Crimea? Al contrario. È stato l’occidente a isolarsi, secondo Liam Halligan, columnist del Sunday Telegraph. «In tutta l’Asia, l’Africa e l’America Latina, il grido di “ipocrisia occidentale” si è sentito molto più forte delle denunce contro Vladimir Putin». In un articolo in uscita sul settimanale conservatore The Spectator e titolato “Putin fa fare ai cold-warriors occidentali la figura dei cretini”, Halligan scrive che Unione Europea e Stati Uniti dovrebbero «negoziare con Mosca, non minacciare sanzioni dure che non possono imporre».

GOVERNO LEGITTIMO? Halligan critica la gestione della crisi ucraina da parte dell’Occidente, sottolineando che anche nel Regno Unito, «nonostante la copertura mediatica piuttosto unilaterale», si sia formata un’opinione pubblica «sempre più critica di interventismo occidentale». L’Occidente, scrive Halligan, «è andato ben oltre la propria giurisdizione in Ucraina peggiorando una situazione già compromessa».
L’editorialista inglese sottolinea tutti gli errori occidentali, a partire dal sostegno ai moti di piazza che hanno estromesso «un presidente legittimamente eletto fino al 2015», Viktor Yanukovich, e dalla bocciatura di «un accordo, firmato da tre ministri degli esteri dell’Ue, per la formazione di un governo di unità nazionale». «Perché – si chiede Halligan – l’attuale governo di Kiev sarebbe “legittimo”, se la sua ascesa al potere è avvenuta in maniera opaca e senza rispettare la Costituzione ucraina?».

SANZIONI RIDICOLE. Come fa l’Europa a varare sanzioni efficaci visti i suoi rapporti economici con la Russia? La domanda è retorica, secondo Halligan. «Anche se la Russia non rifornisse di petrolio e gas l’Europa per un terzo del suo fabbisogno», spiega, rimarrebbero altri legami economici consistenti, come i «280 miliardi di euro di scambi commerciali».
Halligan sottolinea il fatto che la Russia è uno dei principali partner commerciali del paese che determina la politica europea, la Germania. Difficile immaginare che i tedeschi vadano contro gli interessi delle proprie imprese che, ricorda Halligan, «hanno costruito lucrosi rapporti commerciali con i russi negli ultimi due decenni». «Insieme ad aziende come Volkswagen e Siemens, migliaia di “Mittelstand” – piccole e medie imprese – operano in Russia».
E non c’è solo l’Europa. «Anche la Casa Bianca è stata consigliata di andarci piano con le sanzioni. Grandi aziende statunitensi, tra cui Ford, GM, Boeing, Procter & Gamble, Pepsi e John Deere, cosi come diverse major petrolifere statunitensi, hanno investito decine di miliardi di dollari in impianti di produzione basati in Russia», spiega Halligan.

KERRY, GUERRAFONDAIO IN CHIEF. «John Kerry, nel ruolo di guerrafondaio “in-chief” di Obama, è sembrato stanco e irrilevante», continua Halligan. Secondo il columnist, il segretario di Stato americano, al posto di attirare «ilarità diffusa» cinguettando via twitter frasi come «non si può invadere un altro paese con un pretesto completamente inventato», dovrebbe rispettare il diritto internazionale. Sarà pur vero, spiega Halligam, «che l’integrità territoriale deve essere preservata e che la Crimea non deve aderire alla Russia senza il permesso di Kiev», tuttavia «la Carta delle Nazioni Unite sancisce anche il diritto all’autodeterminazione». Halligan osserva che «l’influenza dell’Occidente è diminuita». Con questo attacco a testa bassa contro Putin, conclude, «ci siamo umiliati e indeboliti» perché abbiamo «ribaltato la democrazia ucraina, minacciato la Russia di “conseguenze” che non potremmo mai imporre e reinterpretato leggi internazionali che abitualmente ignoriamo».

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